mercoledì, Settembre 9, 2026

La Fondazione Vivarelli alla scoperta di illustri pistoiesi sconosciuti: Francesco Magni

di Marcello Paris

PISTOIA – I grandi pistoiesi sconosciuti a Pistoia. È il titolo che il presidente della Fondazione Iorio Vivarelli, Giulio Masotti, ha voluto dare alla serie di conferenze tese a fare conoscere i pistoiesi illustri del passato che hanno il loro nome sulle targhe delle strade ma sconosciuti ai più.

Il pubblico alla conferenza della Fondazione Vivarelli (foto Fabrizio Bardellini)

Sabato 29 ottobre a Villa Storonov, è stata la volta di Francesco Magni grande medico dell’800 di cui nell’invito alla conferenza è stato scritto “Fra gli immortali dell’Ateneo di Bologna, ignoto a Pistoia”.

A parlarne ed esaltare la statura di medico illuminato, ricercatore con caratteri di imprenditore sono stati chiamati la professoressa Donatella Lippi, Ordinario di Storia della medici all’Università di Firenze, due attori della Compagnia delle Seggiole di Firenze e per la toponomastica di Pistoia legata al medico, lo storico professor Andrea Ottanelli.

Da sinistra, Giulio Masotti, Donatella Lippi e gli attori (foto Fabrizio Bargellini)

Ma chi era Francesco Magni. Vediamo una sintesi spigolando nell’ampia biografia della Treccani.

Nacque a Spedaletto, sulla montagna pistoiese, il 15 luglio 1828. Completati gli studi secondari presso il liceo Forteguerri si iscrisse alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Pisa.

Nel corso della guerra di indipendenza del 1848 si arruolò nel battaglione universitario toscano e con il grado di caporale prese parte alla battaglia di Curtatone. Ripresi gli studi, e conseguita la laurea il 26 giugno 1851, iniziò a frequentare l’istituto di anatomia e istologia patologica dell’Istituto di studi superiori e di perfezionamento di Firenze diretto da Filippo Pacini (anche lui pistoiese), dove esercitò le funzioni di dissettore. Ebbe così modo di collaborare all’individuazione del vibrione agente patogeno del colera, la cui scoperta, circa 30 anni più tardi, sarebbe stata attribuita a Robert Koch.

Si orientò, poi, verso lo studio dell’oculistica e tra il 1855 e il 1856 visitò le principali scuole europee della specialità e, maturata una notevole perizia nella chirurgia oculare, di ritorno a Firenze aprì un ambulatorio oftalmoiatrico che ebbe un rapido successo. La pratica e lo studio diedero vita a due importanti pubblicazioni: Saggio statistico di operazioni di cataratta e considerazioni relative ai metodi operatori; Osservazioni pratiche di chirurgia oftalmojatrica. Dello stesso periodo è il saggio di fisiopatologia della visione L’adattamento (accomodazione) dell’occhio umano alla visione distinta. Affermato in campo clinico, alla fine del 1860 fu chiamato dal governatore provvisorio dell’Emilia Farini all’insegnamento di oculistica teorico-pratica e alla direzione della clinica oculistica dell’Università di Bologna. Il 18 giugno 1863 fu nominato professore ordinario di oftalmoiatria e clinica oculistica. In quel primo periodo del suo magistero Magni fece dono all’Università bolognese dell’intera collezione di preparati anatomici e anatomo-istopatologici che aveva allestito alla scuola del Pacini.

Compì importanti studi sul glaucoma. Lo studio dei numerosi pazienti che giungevano alla sua osservazione gli fornì l’opportunità di descrivere accuratamente le varie forme di patologia oculare. Di particolare interesse sono l’osservazione di una rara neoplasia e lo studio dello strabismo, nel quale mise in rilievo l’inesattezza della precedente descrizione della capsula di Tenone e indicò come probabile causa dello strabismo convergente simmetrico, alterazioni a carico dei seni cavernosi Curò inoltre l’attività didattica pubblicando lezioni il cui intero corso fu raccolto in forma organica dai suoi allievi in un volume che fu il testo oftalmoiatrico di elezione fin quasi agli inizi del Novecento.

Nel 1874 fece un viaggio di studio in Egitto, dove raccolse preziose osservazioni sulle patologie stagionali più frequenti nel Paese. A Bologna fu nominato direttore dell’ospedale S.Orsola, sede degli insegnamenti clinici universitari.

Curò il miglioramento dell’assetto edilizio dell’ateneo, in particolare reperì nuovi spazi per la biblioteca universitaria e promosse la costruzione di un nuovo edificio destinato a ospitare gli istituti di fisiologia e di patologia generale e rinnovò completamente quello di clinica oculistica. Fu rettore dell’Ateneo nell’anno accademico 1877-78 dove rimase in carica fino al 1884-85.

Intervenne nella politica universitaria e nell’ordinamento degli studi medici, proponendo come punti cardine del corso di laurea gli insegnamenti di anatomia normale e patologica, di fisiologia generale e di patologia generale e quelli clinici, questi ultimi connotati da una maggiore integrazione così da rendere “le diverse cliniche parti di un medesimo tutto”. A Bologna fu presidente della Società medica chirurgica nel 1863. Il 24 dicembre 1865 fu nominato cavaliere dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro. Membro per molti anni del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, il 16 novembre 1876 fu nominato senatore del Regno. Morì a Sanremo il 2 febbraio 1887 e sepolto nella Certosa di Bologna, cimitero monumentale dove riposano personaggi illustri come Giosuè Carducci, Giorgio Morandi, Bruno Saetti, Lucio Dalla, solo per citarne alcuni.

Ma torniamo alla conferenza. Dopo una breve introduzione della professoressa Donatella Lippi, gli attori della Compagnia delle Seggiole, Fabio Baronti e Sabrina Tineli, si sono esibiti, con bravura, in una rappresentazione teatrale “conversazione (im)possibile” dando vita ad un ampio excursus sulla vita del Magni mentre Ottanelli, con l’aiuto della toponomastica d’epoca, ha ripercorso le tappe della via F. Magni che fino alla fine dell’800 e i primi del ‘900, quando fu edificata la sede della Cassa di risparmio di Pistoia, si trovava nell’attuale via Roma per poi essere spostata, prima nella prima periferia dove ora c’è lo stadio, e poi nella definitiva Pistoia nuova nei pressi di San Biagio.

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