venerdì, Aprile 24, 2026

La grande stagione del Romanico pistoiese tra architettura e caratteri peculiari


PISTOIA – Un’indagine da una prospettiva nuova e più ampia sulle chiese romaniche pistoiesi e sui caratteri originali e particolari assunti dal Romanico in città durante questa fervida e vivace stagione architettonica.

Presso la Sala Gatteschi della Biblioteca Forteguerriana è stato presentato al pubblico il volume di grande formato “Architettura romanica a Pistoia: cinque casi a confronto”, edito a marzo 2025 dalla Società Pistoiese di Storia Patria insieme all’altro importante studio sulle mura cittadine, presentato lo scorso mese di ottobre.

Il libro, curato dall’architetto e docente di storia dell’arte Nicola Bottari Scarfantoni, segue un’impostazione multidisciplinare coinvolgendo più settori e ambiti di ricerca, dalla storia dell’arte all’architettura, dall’archeologia all’analisi delle tecniche costruttive, restituendo un’immagine straordinariamente fresca e vitale della grande stagione architettonica della Pistoia comunale tra XII e XIII secolo.

Il volume indaga da una nuova prospettiva le cinque principali chiese romaniche pistoiesi – Cattedrale di San Zeno, chiesa di Sant’Andrea, chiesa di San Giovanni Fuorcivitas, chiesa di San Pier Maggiore e chiesa di San Bartolomeo – grazie a una ricerca “a più mani” che ha visto alternarsi un gruppo di lavoro composto da Nicola Bottari Scarfantoni, che ha sviluppato i temi dell’evoluzione e del linguaggio del romanico a Pistoia, Costantino Ceccanti, che ha scritto un saggio sui restauri delle maggiori chiese cittadine romaniche tra Seicento e Novecento, Lorenzo Fragai, che ha svolto una ricerca sull’archeologia dell’architettura delle medesime, ed Erica Ganghereti, che ha dedicato il suo saggio ai caratteri del romanico pistoiese.

Da sinistra a destra, Luca Mannori, Lorenzo Fragai, Erica Ganghereti, Nicola Bottari Scarfantoni e Costantino Ceccanti durante l’incontro in Sala Gatteschi per la presentazione del volume (foto di Andrea Capecchi)

“Questo volume, di cui ho curato la prefazione e ho seguito i lavori di ricerca e stesura – ha sottolineato Luca Mannori, presidente della Società Pistoiese di Storia Patria, in apertura della presentazione – mi è sembrato estremamente utile perché in carenza di una documentazione scritta gli autori hanno cercato di interpretare il monumento come se lui stesso ci raccontasse la sua storia. Attraverso le tecniche dell’archeologia in elevato è stata costruita una rilettura dell’edificio secondo questa prospettiva, e vi è anche un altro aspetto molto interessante che è dato dalla comparazione con analoghe strutture italiane ed europee, allargando quindi la prospettiva e inserendo il romanico pistoiese nel quadro ben più ampio del romanico internazionale”.

“Il volume, molto dettagliato e corposo – ha affermato il curatore Nicola Bottari Scarfantoni – è stato realizzato grazie a un importante lavoro di equipe che ha coinvolto più ambiti di indagine e di ricerca, dalle tecniche architettoniche ai materiali utilizzati, dalle maestranze coinvolte alla stratificazione delle strutture, dalle committenze fino ad alcuni aspetti costruttivi ed economici.

Le chiese romaniche di Pistoia, note al grande pubblico come le chiese zebrate per la loro caratteristica compresenza di marmi bicromi bianchi e neri, erano sempre state studiate per aspetti singoli e specifici: l’idea da cui è nato il volume era proprio quella di offrire agli studiosi e ai ricercatori, ma anche ai semplici appassionati d’arte, una visione d’insieme e più generale di queste chiese, stimolando anche confronti e comparazioni tra di esse”.

Il gruppo di ricerca e di lavoro ha preso le mosse dalla realizzazione di un rilievo delle chiese romaniche di Pistoia, giungendo presto alla domanda: si può parlare dell’esistenza di un vero e proprio Romanico pistoiese? I vecchi manuali di storia dell’arte inseriscono le chiese pistoiesi all’interno del romanico pisano-lucchese, ma dallo studio di alcuni dettagli di questi edifici come il portico e le losanghe è possibile ammettere la presenza di un romanico specificatamente pistoiese, grazie ad alcuni elementi particolari e originali.

Il pubblico presente in Sala Gatteschi durante l’incontro (foto di Andrea Capecchi)

Il volume, ricco di immagini, ricostruzioni e tavole esplicative, è strutturato in modo da accompagnare il lettore nelle ricerche condotte dal gruppo di lavoro sia in archivio, sia “sul campo” attraverso l’elaborazione di nuovi dati e nuove analisi. Uno dei meriti del libro è quello di fare luce su alcuni aspetti legati alle chiese pistoiesi che non erano stati presi in considerazione o erano stati passati sotto traccia dagli studi precedenti, in particolare quelli di storia dell’arte compiuti tra anni Ottanta e Novanta: l’idea, prevalente in quegli anni, che considerava le fabbriche romaniche pistoiesi come una “appendice” di quelle fiorentine e lucchesi per la presenza di tali maestranze, si può oggi considerare inesatta e superata, stante la presenza di una precisa “identità pistoiese” nelle chiese che vengono erette in città tra XII e XIII secolo.

Gli studi architettonici suffragano questa nuova teoria e danno al romanico pistoiese non solo una nuova dimensione, ma anche un respiro che va oltre gli augusti confini cittadini, inserendolo nel contesto di una grande stagione costruttiva che muta la geografia urbana della nostra città.

Inoltre il volume si sofferma sull’analisi di tutte le fasi del processo costruttivo delle chiese, dall’individuazione delle cave di estrazione del materiale al lavoro degli scalpellini, fino allo studio stratigrafico degli edifici che permette agli archeologi di rilevare e datare i materiali impiegati, permettendo così una ricostruzione piuttosto accurata delle sue varie vicende architettoniche.

Sono state individuate le tecniche murarie utilizzate e soprattutto si è fatta luce sulla messa in opera delle pietre per la costruzione delle strutture murarie, che rivelano una progressiva ma allo stesso tempo importante evoluzione delle tecniche costruttive e degli strumenti usati nel corso del Duecento.

Altro interessante dettaglio, la scoperta sulle pietre analizzate di graffiti, simboli e firme lasciati come ex voto o come segni tangibili del loro passaggio a Pistoia dagli antichi pellegrini, in transito nella nostra città per la presenza della reliquia di San Jacopo o lungo il cammino per Roma.

La copertina del volume (foto di Andrea Capecchi)

“Nel corso di questi duecento anni che hanno visto il sorgere delle chiese romaniche – ha concluso Bottari – a Pistoia notiamo una continuità costruttiva e stilistica che ha pochi eguali in Toscana. Sono anni in cui il clero pistoiese mantiene forti contatti con Pisa, in quegli anni la città toscana forse più rilevante a livello politico, economico e artistico, ma custodisce gelosamente la propria autonomia. Con questo libro abbiamo cercato di dare nuovi contributi e spunti di studio e di riflessione su una stagione così significativa per la storia di Pistoia e la sua architettura, tramite un lavoro che analizza più aspetti collegati fra loro e introduce una prospettiva più globale che fino ad oggi mancava nella saggistica locale su questo argomento”.

È possibile richiedere il volume, al costo di 35 euro, contattando direttamente la Società Pistoiese di Storia Patria.

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