di Andrea Mori
PRATO – “Tocca uno – tocca tutti”, “lotta dura – senza paura”, “otto ore – cinque giorni”.
Sono questi i cori che hanno scandito il corteo organizzato dal sindacato Sudd Cobas in seguito all’aggressione subìta da due italiani iscritti al sindacato e da due lavoratori pakistani. La sera di martedì 8 ottobre partecipavano a un presidio per sostenere lo sciopero in alcune aziende a conduzione cinese del distretto tessile di Prato, quando sono stati aggrediti a sprangate. Tutti hanno subìto ferite in diverse parti del corpo.

Il corteo di ieri ha visto la partecipazione di moltissime persone, duemila circa. Una giornata scandita non solo da sfilate e striscioni, ma anche da dure prese di posizione da parte dei protagonisti.
“Se avessimo paura non saremmo arrivati fino a qua, la paura adesso ce l’hanno i padroni – dice con forza Riaz Moshin, lavoratore in una delle fabbriche del distretto –; oggi manifestiamo in seguito alla vergognosa aggressione avvenuta pochi giorni fa quando delle persone hanno picchiato dei lavoratori soltanto perché chiedono il riconoscimento dei propri diritti, come quello di lavorare 8 ore per 5 giorni”.
Moshin si dice contento per la partecipazione al corteo della Cgil e dei partiti, facendo tuttavia notare la mancanza di azione nel tempo da parte delle istituzioni: “Sono sei anni che sto insieme a questo sindacato, sei anni nei quali non ho visto il Comune di Prato avere alcun ruolo; quella di martedì è la sesta aggressione, è una vergogna. Chiediamo soltanto che siano garantiti i nostri diritti”.

“Alcuni di noi hanno ancora i segni delle bastonate – esordisce Luca Toscano, coordinatore dei Sudd Cobas – ma siamo contenti, anzi contentissimi: domenica scorsa abbiamo iniziato uno sciopero in cinque di quelle fabbriche in cui questi non erano ancora arrivati o che comunque non avevano ancora sortito una vittoria. In quattro di queste aziende – prosegue Toscano –, i lavoratori hanno ottenuto un contratto regolare; abbiamo quindi dimostrato che è solo una questione di prendersi la responsabilità e fare quello che negli ultimi 20 anni nessuno ha voluto fare”.
Il coordinatore ricorda poi una data, quella del 26 di ottobre, quando i Sudd Cobas si troveranno per protestare di fronte al negozio della Montblanc in centro a Firenze, “perché c’è un filo rosso che collega queste periferie industriali con le vie più chic e lussuose del capoluogo della nostra regione – evidenzia Toscano –. Le borse che troviamo in quelle vetrine sono fatte dentro questi capannoni, motivo per cui bisogna quindi avere il coraggio di puntare il dito non solo contro l’imprenditore cinese, ma anche contro i fondi finanziari che commissionano il lavoro alle ditte cinesi, perché sono loro che hanno costruito un sistema che oggi gli permette di produrre con 40 euro una borsa che poi sarà venduta a 2000”.



