di Monica Liguori
PISTOIA – Era la 29esima edizione della Pistoia-Abetone, per la prima volta partecipavo a una gara senza neanche indossare le scarpette. E’ stata un’esperienza meravigliosa.

Ero dall’altra parte della barricata, tra coloro che ogni domenica cercano di rendere una manifestazione un evento da ricordare e mi resi finalmente conto di quanta fatica, impegno e pazienza ci voglia per ottenere un buon risultato.
Ho conosciuto tante persone di diverse età che hanno collaborato alla preparazione di quella gara e moltissime di loro avevano mai percorso nemmeno un chilometro di corsa, ma hanno voluto dare una mano solo per solidarietà, amicizia e amore per lo sport.
C’erano tante donne nello staff, tutte dirette da Lia che per le sue capacità logistiche avrebbe potuto tranquillamente organizzare una campagna presidenziale; molti atleti non si sono risparmiati in alcun modo nel dare una mano nei giorno precedenti la corsa pur sapendo di partecipare a quella durissima gara.

Nonostante il duro impegno e la stanchezza, ho visto sempre sorrisi e disponibilità nei confronti degli atleti partecipanti e delle loro esigenze, che a onor del vero erano davvero variegatissime: partire dal cambio di taglia e di colore degli oggetti ritrovati nel pacco gara, alla modifica del luogo di pernottamento; c’è stato anche qualcuno che ha chiesto se la sua quinta partecipazione consecutiva alla gara desse per caso diritto ad una cena con Manuela Arcuri.
Anche alle 6 di domenica mattina c’erano persone al centro accoglienza atleti a dispensare pettorali e pacchi gara e chi mancava dal gruppo era già ai punti di ristoro o a uno dei tre traguardi a dare una mano in maniera diversa.
Ho visto il presidente della società, Franco Ballati, cercare di risolvere ogni problema nel migliore dei modi, coadiuvato dagli infaticabili Luca Venturi, Enzo Alderighi, insieme a tanti altri collaboratori.
Sono riuscita a vedere pochissimo Guido Amerini, il direttore sportivo, ma solo perchè volava da un punto all’altro della città senza risparmiarsi in nessuno modo e una infaticabile Gina Nesti addetta stampa della manifestazione, che cercava di accontentare tutti e nello stesso tempo di riuscire a scrivere e comunicare le ultime news sulla manifestazione. Mi sono più volte chiesta da dove attingessero tutte quelle energie e come riuscissero quasi per miracolo a risolvere tutte le cose affinchè la macchina organizzativa funzionasse in maniera perfetta, ma forse l’unica spiegazione posso ritrovarla in un’innata passione per questo sport.
La Ascd silvano Fedi è la società organizzatrice della Pistoia Abetone, ma tutte le altre società podistiche pistoiesi hanno collaborato a questo bellissimo evento che coinvolge la città.
Tutto questo mi è piaciuto tantissimo e nonostante la stanchezza devo dire che è stato anche molto divertente, ho avuto la possibilità di comprendere tante cose, di capire che è difficilissimo improvvisarsi in queste manifestazioni se si vogliono ottenere risultati positivi e sicuramente io non sto scoprendo niente di nuovo.
Ho avuto il piacere di rivedere Giorgio Calcaterra e ancora una volta ho capito perchè sia tra i top runners più amati dal popolo dei podisti, vista la sua umiltà e la sua disponibilità nei confronti volesse scambiare qualche parola con lui, Ho potuto chiacchierare un po’ con Monica Casiraghi e ho scoperto che dietro quella campionessa del mondo si nascondeva una persona semplicissima e dolcissima che non lesinava una parola d’incoraggiamento a nessuno e la spiccata personalità di Mario Fattore che pur avendo problemi fisici, non volle mancare a quell’edizione.
Una cosa oggi posso sicuramente affermarla: dopo quell’esperienza non mi sono più lamentata se in qualche gara ho trovato qualcosa che non funzionava come avrebbe dovuto perché ho capito che in questo tipo di eventi gli imprevisti possono essere tantissimi nonostante l’impegno profuso a piene mani da parte di tutti.









