di Giacomo Martini
PORRETTA ALTO RENO – Da tempo l’Alto Reno, l’intero comparto tosco-emiliano e la montagna vivono una crisi di carattere economico, sociale culturale e soprattutto politica.

A cominciare dalla questione termale che vive tra promesse mai mantenute e continui rinvii. Senza dimenticare la situazione difficile del comparto del Corno alle Scale, ormai senza neve e con un ente parco che sembra assente.
Poi c’è la recessione occupazionale. A partire dalla ex Daldi e Matteucci che da quasi 20 anni ricorre alla cassa integrazione, un’azienda che è passata da quasi mille dipendenti agli attuali 120. C’è anche il comparto del caffè che registra una lenta smobilitazione.
Una crisi accentuata dallo stato delle infrastrutture, con strada e ferrovie sempre sull’orlo del collasso; non va meglio nella comunicazione digitale, elemento strategico per l’economia montana.
Su un quadro generale così preoccupante, incombe il pericolo gravissimo: il crescente dissesto idrogeologico che rischia di isolare larghe parti dell’Appennino.
L’assenza della politica è evidente, la montagna è stata dimenticata nonostante abbia espresso quattro consiglieri regionali, di cui un assessore regionale proprio alla montagna.
Vien da chiedersi anche cosa sta facendo l’Unione dei Comuni, quale supporto offra alle comunità.
E’ del tutto evidente che occorre un progetto organico e rigoroso per la costruzione di un sistema turistico appenninico articolato e sostenuto in primis dalla Regione Emilia-Romagna, ma anche la Regione Toscana dovrà assumersi le proprie responsabilità soprattutto per le comunicazioni, magari con una legge moderna e di prospettiva.
Insomma, in montagna si sta assistendo a un lento e inesorabile riduzione della popolazione a partire dai giovani che continuano ad emigrare nelle città ed anche all’estero.
Da parte nostra ci impegnamo a tener viva l’attenzione sui nostri territori. Adesso attendiamo le risposte degli amministratori









