di Marcello Paris
PISTOIA – Le sfide per il mantenimento di un Sistema sanitario nazionale efficiente sono state le linee guida di un intervento del dottor Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, invitato dall’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri (OMCeO) e dall’Ordine dei farmacisti della provincia di Pistoia (FOFI) insieme all’Accademia Medica Filippo Pacini rappresentata dal presidente Giuseppe Seghieri.

L’occasione è stata data dalla festa per celebrare i 50 anni di laurea di professionisti degli anni dal 1970 a 1973 e il premio alle migliori tre tesi di laurea dei neo iscritti all’Ordine.
Dall’intervento del dottor Cartabellotta, di cui proponiamo un’intervista, emerge che anche in Toscana, al terzo posto in Italia per efficienza e servizio alla persona, si assiste ad un arretramento del Sistema sanitario pubblico e l’avanzata del privato.
L’incontro si è svolta a Villa Cappugi ed è stato aperto dagli interventi del Presidente dell’OMCeO Pistoia, dott. Beppino Montalti, dal Presidente del FOFI Pistoia, dott. Andrea Giacomelli, e dai saluti istituzionali della Presidente della Società della salute pistoiese e Vicesindaco del Comune di Pistoia, dottoressa Anna Maria Celesti, e della direttrice sanitaria della rete ospedaliera pistoiese, dottoressa Lucilla di Renzo. Le tesi di laurea premiate sono state quelle di Marco Boretti, Virginia Rafanelli e Virginia Fagni.
È ormai noto che Le carenze del Sistema sanitario nazionale iniziano dai Pronto soccorso per estendersi alle corsie per arrivare alla carenza dei medici di famiglia, una spirale che costringe molti cittadini a rinunciare alle cure.
Anche il sistema sanitario toscano, da sempre tra i primi per erogazione di assistenza, ora si trova in una evidente fase di de-finanziamento che procura maggiore difficoltà.
“Pertanto anche in Toscana, così come in Emilia si assiste ad un’avanzata del privato anche se nessun Governo penserà mai di certificare questo che è, ormai, quasi un dato di fatto”.
Nel suo intervento il dott. Beppino Montalti ha evidenziato che “questi tentativi di modifica delle regole sono sotterranei, striscianti: noi invece li vogliamo portare alla luce del sole.

Di seguito l’intervista al dottor Cartabellotta che di recente audizione al Senato ha presentato una ricerca sullo stato di salute, o non salute, del nostro Sistema sanitario e una serie di richieste per miglioralo.
Dottor Cartabellotta, lei ha tracciato un quadro fosco per dire nero sul nostro sistema sanitari anche se poi ha concluso con una nota di ottimismo: sistema malato ma curabile.
Io ho tracciato un quadro assolutamente realistico di un ammalato grave ma curabilissimo, naturalmente con la collaborazione di tutti innanzitutto della politica che deve decidere in quale direzione vuole portare il sistema sanitario mettendo in campo oltre ad adeguate risorse le riforme che oggi sono indispensabili perché abbiamo dei modelli di cura che non sono più compatibili né con la transizione demografica e epidemiologica e con quella di tipo informatico e tecnologica. Abbiamo bisogno di una sanità diversa con una nuova consapevolezza delle persone che devono avere contezza che il sistema pubblico è un patrimonio che tutti dobbiamo contribuire a tutelare.
Nelle riforme c’è anche un problema di scrittura delle regole con il superamento delle vecchie cos’ come hanno evidenziato medici e farmacisti. Una burocrazia da superare, talvolta di difficile applicazione.
Il problema è che noi siamo così bravi a costruire norme che poi configgono fra loro e che mettono in difficoltà gli operatori che stanno in prima linea. Una delle parole chiave per il rilancio del servizio pubblico è anche la semplificazione burocratica amministrativa che deve avvenire a tutti i livelli ma quando si hanno le idee chiare senza mettere delle pezze a quelle che sono le criticità e dei problemi contingenti e, come ho detto, con norme configgenti si finisce per creare problemi invece di risolverli.
La Fondazione Gimbe ha presentato un piano di rilancio della sanità in quattordici punti. Quanti di questi sono applicabili e quali indispensabili per il rilancio della nostra sanità pubblica per un migliore funzionamento.
Intanto il nostro è uno strumento che noi utilizziamo per monitorare l’azione del Governo e delle Regioni e nel marzo del 2024 presenteremo il primo anno di monitoraggio. L’applicabilità dipende dal disegno di quello che è il futuro della sanità, un piano sviluppato nel solco dell’artico 32 della Costituzione (diritto alla salute) poi le azioni possono andare in direzioni diverse. Il nostro sarà un azione di monitoraggio civico per capire se realmente c’è la reale volontà di mantenere un servizio pubblico o smantellarlo progressivamente, come i segnali che vengono ormai da diversi anni.
Quanto può aiutare il Pnrr al rilancio della sanità italiana.
Tanto se lo si inserisce in un contesto di rafforzamento generale della sanità pubblica, molto poco o nulla se si pensa che possa essere la stampella di un sistema sanitario claudicante.
Il divario che esiste fra le regioni dal nord al centro e al sud sarà mai possibile colmarlo.
È un gap molto importante. Quello che bisogna rivedere è il sistema dei paini di rientro (eliminare il deficit regionale) che non hanno funzionato. E nell’ottica del rilancio di un sistema sanitario nazionale io credo che più che parlare di autonomia differenziata bisognerebbe parlare di una capacità dello Stato di affiancare e potenziare i servizi regionali delle regioni del sud che sono rimasti molto molto indietro anche facendo riferimento a strumenti che stanno nella normativa esistente come il monitoraggio dei Lea (Livelli di efficienza e assistenza) che non può essere solo uno strumento di rendicontazione ma deve essere anche uno strumento di programmazione e se necessario di finanziamento delle regioni per dare maggiore responsabilità a quei presidenti che in quel momento non stanno erogando congrua ai propri cittadini.
Quanto ha inciso negativamente il Covid nel finanziamento del sistema pubblico sanitario che nella realtà ha assorbito gran parte delle risorse.
Negli anni ’21-22 il Fondo Sanitario nazionale è cresciuto di unidici miliardi e mezzo rispetto agli otto e mezzo dei dieci anni precedenti. Il problema è che questi soldi sono serviti di fatto per gestire l’emergenza da covid e non sono sati sufficienti a mantenere in ordine il bilancio delle regioni e non hanno consentito alcuno sviluppo strutturale del servizio sanitario pubblico.







