mercoledì, Settembre 9, 2026

La sinistra dopo il voto alla ricerca di se stessa e delle proprie radici

di Alberto Vivarelli

PISTOIA – Nel giorno del 105° anniversario della disfatta di Caporetto, la sinistra si ritrova per capire le ragioni di una sconfitta epocale, non solo nei numeri (appesantiti da una legge elettorale folle) e riflettere sulla sua missione. Coincidenza in qualche modo suggestiva per ripartire.

Ragionare sulle macerie di quella che Achille Occhetto alla vigilia delle elezioni del 1994 – poi perse – definì una gioiosa macchina da guerra, smantellata in quasi trenta anni da veleni interni, protagonismi, da una incontinente bulimia politica di poltrone e potere; il Pd, poi, è stato un fuoco fatuo, quasi una visione per chi sognava un centrosinistra riformista e vicino ai bisogno popolari. In fondo i risultati delle ultime elezioni politiche non sono altro che l’esito finale del percorso iniziato dall’allora segretario del Pds, proseguito da Veltroni e da tutti i segretari del Partito democratico che sono seguiti.

L’assemblea al circolo Garibaldi

Promosso dalla lista Il sole per tutt*, l’incontro ha allargato la partecipazione oltre i confini pistoiesi: Simona Baldanzi di Unione Popolare, Tommaso Nencioni e Marco Montemagni, che sono stati fra gli organizzatori dell’incontro “Sinistra, che fare?” che si è svolto agli inizi del mese di ottobre a Firenze, Carmine Maioriello, esponente del M5s di Prato, Mina Fugini del movimento Fridays for future. Tra i pistoiesi, Roberto Agnoletti esponente della sinistra del Pd, Francesco Branchetti, candidato a sindaco e portavoce della coalizione “Prendersi Cura Fare Politica”, Daniela Belliti e Chiara innocenti della lista Il Sole per tutt*.

Tante persone al circolo Garibaldi, donne e uomini, giovani e meno giovani, disorientati. Ma anche assenze di peso, dimostrazione plastica che a sinistra ci si divide anche sulla punteggiatura politica.

Persone smarrite e tradite. Scippate di conquiste epocali come il referendum sull’acqua pubblica, il cui esito è stato cancellato in maniera politicamente violenta da partiti che hanno deciso – salvo qualche sindaco coraggioso – di affidare al mercato i beni comuni, proprietà di tutti i cittadini.

L’assemblea al circolo Garibaldi (foto Giovanni Fedi)

Il 25 settembre 2022 a sinistra e nel centrosinistra hanno perso tutti, nessuno si è salvato, nemmeno coloro che dicono di aver perso “meno”, chi ha “perso meno” ha lasciato sul campo quasi 11 punti percentuali.

Certo, l’analisi dei dati ci consegna una lettura articolata tra nord, centro e sud, come ha ben spiegato Sandro Landucci, ricercatore presso Università degli Studi di Firenze, ci dicono perfino che la destra non ha la maggioranza numerica nel Paese ma è una lettura che potrebbe indurre all’ottimismo e mostrare una fotografia taroccata. Se è vero che i numeri non mentono, spesso non dicono tutto. Soprattutto non spiegano la diserzione al voto di milioni di persone, in numero ben al di là del dato fisiologico: il 10% in più rispetto al 2018; è quello il terreno doloroso della sinistra, lì ci stanno le persone che non riescono più a capire il linguaggio della sinistra che in alcuni casi ha consegnato il proprio futuro nelle mani del Pd per cercare una rappresentanza nelle istituzioni.

I cahiers de doléances che da anni la sinistra si trova sotto gli occhi sono l’ambiente, il lavoro, i diritti civili e sociali, l’assistenza, per finire alla pace: non è riuscita a declinarli se non – in qualche caso – quasi con timore.

Se la sinistra vuole ritrovare se stessa e il suo “popolo”, deve fare scelte radicali, usare un linguaggio radicale, il tempo del politicamente corretto è decisamente finito.

Mina Fugini (foto Giovanni Fedi)

Lo ha fatto con estrema decisione Mina Fugini, una giovane rappresentante di Friday for Future: la campanella della ricreazione è finita, sull’ambiente troppi tentennamenti, troppo indecisioni, adesso è il tempo delle scelte radicali. In questo periodo di crisi energetica, ha ricordato, ci affidiamo a Paesi dove non esiste la democrazia sperando che risolvano i nostri problemi, invece di puntare decisamente sulle rinnovabili.

Da dove si riparte e qual è il punto di arrivo? Con quali strumenti? La forma partito è ancora in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini e a garantire la democrazia interna o si deve pensare al suo superamento?

Il dibattito è appena iniziato, si va da posizioni che – pur rimanendo fortemente aggrappati a una idea di sinistra popolare – vedono ancora in qualche modo un Pd riformabile e riformato con cui andare alla formazione di un nuovo soggetto politico di sinistra (Marco Montemagni) a chi considera superata l’esperienza dei partiti (Daniela Belliti). Insomma, gira gira non si esce dal rapporto della sinistra con il Pd.

No, grazie, la risposta di Simona Baldanzi che ha parlato di un “immaginario da costruire e conquistare”, uno spazio nel quale “non voglio stare con chi mi ha sempre tirato calci negli stinchi”, tanto per essere chiari sul rapporto tra sinistra e Pd.

Ma l’anima? Ecco, la sinistra in questi decenni ha perduto l’anima. Ne ha parlato diffusamente Tommaso Nencioni secondo il quale la convergenza con il “nuovo” Movimento 5stelle di Conte può aiutare a ritrovare i fondamentali perduti della sinistra: precari, disoccupati, lavoratori a basso reddito, studenti, cioè la base che manca alle sinistre da tanti anni.

Si riuscirà a trovare la quadra? Al momento è complicato perché una nuova forza di sinistra può nascere solo da un presupposto rinunciare a qualcosa – o molto – del proprio orticello, di liberarsi di metodi vecchi e dare nuovi significati a parole antiche: radicalità, rivoluzione culturale, popolo.

Insomma, arrivare nudi alla meta.

Impossibile? No, complicato.

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