sabato, Maggio 23, 2026

La strage di Capaci: per non dimenticare.

di Emanuele Maritano
Il 23 maggio di ogni anno, lo Stato italiano insieme ai suoi cittadini commemora la strage di Capaci, un terribile e ignobile attentato di stampo terroristico-mafioso compiuto da Cosa Nostra, nel quale persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo anche lei magistrato, e tre giovanissimi agenti della Polizia di Stato: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Falcone capì che era assolutamente necessario, per comprendere appieno la composizione di Cosa Nostra, introdurre tecniche innovative come l’analisi dei flussi finanziari per tracciare tutti i movimenti illeciti di questa organizzazione criminale. Attraverso la sua intuizione e un’attenta ed incessante investigazione riuscì a dimostrare l’esistenza di una struttura verticistica di Cosa Nostra.

Le vittime della strage di Capaci

Il pool antimafia di Palermo ideato dal giudice Rocco Chinnici e reso operativo dal magistrato Antonino Caponnetto, formato da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello portò all’arresto di numerosissimi affiliati a Cosa Nostra.
Giovanni Falcone insieme a Paolo Borsellino, a mio avviso, incarna nei nostri cuori l’immagine simbolo del giudice antimafia, simbolo della giustizia, della lealtà, della perseveranza e della legalità. Il ricordo di questi giudici è fortemente vivo in noi e per questo motivo penso che sia necessario tramandarlo alle nuove generazioni perché il valore delle loro gesta siano stimolo di maturazione di una consapevolezza civica collettiva.

Finché esisteranno uomini così la speranza di un cambiamento culturale e sociale anche nelle zone più difficili della nostra Penisola è ancora possibile e come sosteneva Falcone: “la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.”

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