sabato, Novembre 7, 2026

“L’affetto di Firenze vale più di uno scudetto”: Giancarlo Antognoni ospite ai Poggiotalks

di Martina Lepore

POGGIO A CAIANO – Nella serata di apertura di venerdì 6 novembre la terza edizione dei Poggiotalks ha portato sul palco del Cinema Ambra di Poggio a Caiano alcuni dei grandi protagonisti del calcio italiano e della Fiorentina degli anni Ottanta e Novanta, offrendo al pubblico la possibilità di conoscere da vicino i protagonisti e le loro storie.

Tra gli ospiti della serata lo storico capitano viola Giancarlo Antognoni, campione del mondo con l’Italia nel 1982, Lorenzo Amoruso, ex difensore e oggi dirigente sportivo, e Roberto Galbiati, ex dapprima calciatore e successivamente allenatore della Fiorentina.

I tre hanno ripercorso alcuni dei momenti più significativi delle rispettive carriere, condividendo ricordi ed esperienze davanti a una sala piena di tifosi. L’ambiente del Circolo Ambra è stato arricchito da cimeli della Fiorentina, grazie al contributo del Viola Club Mediceo. 

Una carriera indimenticabile, tanti ricordi e un legame con Firenze e con i suoi tifosi che non si è mai spezzato, nemmeno dopo la fine dell’attività calcistica. È proprio di questo rapporto speciale che ho parlato con Giancarlo Antognoni: un legame che va oltre il calcio, fatto di passione, fedeltà al colore viola e senso di appartenenza, e che continua ancora oggi a emozionare i tifosi.

Giancarlo Antognoni ospite alla rassegna Poggiotalks (foto Poggiotalks)

Buonasera a tutti. Oggi, per la serata inaugurale della terza edizione dei PoggioTalks, abbiamo un ospite che non necessita di particolari presentazioni: Giancarlo Antognoni.

Buonasera a tutti, mi fa piacere essere qui, in un luogo che rivivo almeno per gli anni passati da calciatore. Sono venuto volentieri a trovare tutti i tifosi viola, sia quelli che ho conosciuto precedentemente sia tutti gli altri, per salutarli e ritornare un po’ indietro nel tempo.

Siamo molto felici di averla qui stasera per raccontare la sua storia e ciò che lei ha rappresentato per il calcio e per la Fiorentina. Iniziamo proprio con una domanda sulla squadra viola: lei è un simbolo, una bandiera, oltre che il capitano della squadra, e inevitabilmente ha legato la sua intera carriera alla Fiorentina e alla città di Firenze. Ha rifiutato altri club e contratti: rifarebbe questa scelta oggi?

Sicuramente sono cambiati i tempi. Viviamo una realtà totalmente diversa dalla nostra, però credo che la scelta che ho fatto alla fine mi abbia dato quella gratificazione che oggi ricevo puntualmente quando esco di casa la mattina a Firenze. È come se giocassi ancora.

Se in quegli anni avessi scelto una destinazione diversa, forse oggi non saremmo qui a ricordare Antognoni come calciatore. O forse può darsi, ma non con l’affetto che ho verificato in questi anni, da quando ho smesso di giocare.

Credo quindi che, alla fine, il fatto di aver vinto poco – e questo è un rammarico che ho anch’io nei confronti dei tifosi – venga compensato dall’affetto che oggi Firenze mi dimostra, che vale più di qualche scudetto che non sono riuscito a ottenere.

Il calcio le ha dato tanto, ma pensa che nel corso della sua carriera, dagli inizi fino a oggi, le abbia tolto qualcosa? Magari tempo da dedicare agli amici, alla famiglia o ad altre passioni?

Il calcio dà molto, perché la passione ce l’hai da bambino e, se riesci a ottenere i massimi risultati, significa che ti sei comportato in un certo modo. Grosse rinunce non ne ho mai fatte. È chiaro che tutti i sabati e le domeniche devi essere a disposizione.

Forse quando hai diciotto anni un po’ di rammarico ci può stare, ma piano piano ti abitui: non vai in discoteca, non esci, ti comporti in un certo modo e passi così la gioventù e gli anni migliori. Anche il dopo-calcio, però, può gratificarti in altre situazioni. Rinunce in questo senso sì, ma sono sicuramente più i meriti che le rinunce. Credo di aver dato molto calcisticamente a Firenze, alla Fiorentina, alla squadra, e poi sono stato ricambiato nel modo migliore. Rimpianti non ne ho.

Se dovesse spiegarlo a una persona che non ha mai fatto il suo mestiere, quale odore, canzone o sensazione le farebbe rivivere quella Fiorentina che ha vissuto in quegli anni?

Dentro al campo mi trovavo a mio agio, fuori dal campo un po’ meno. Essendo un ragazzo che veniva dalla gavetta, all’inizio avevo qualche difficoltà a esternare ciò che provavo nei confronti dei tifosi e dei giornalisti. Invece sul campo era l’esatto opposto: ero tranquillo, avevo la possibilità di padroneggiare l’entrata in campo senza timori, anche se c’erano sempre stadi pieni da tutte le parti che facevano sentire continuamente dei ronzii nelle orecchie.

Mi vengono in mente le canzoni, gli anni Settanta e Ottanta sono stati anni bellissimi a livello musicale. Ancora oggi quelle canzoni vengono ascoltate dai ragazzi, quindi significa che gli autori di quegli anni facevano breccia nel cuore di qualsiasi persona. Oggi sentiamo ancora quelle canzoni e questo sicuramente fa piacere. Ripensandoci, ho vissuto un periodo veramente bello e importante, non solo per il calcio, ma anche per la vita privata.

Se dovesse indicare il momento più importante della sua carriera, positivo o negativo, che l’ha segnata e l’ha aiutata a diventare l’uomo che è oggi, quale sceglierebbe?

Ci sono varie situazioni. Ho avuto due bruttissimi incidenti, che forse mi hanno temprato e mi hanno fatto reagire nel modo giusto, anche grazie all’aiuto della famiglia e dei figli. A quel tempo ne avevo solo uno, e anche questo mi ha aiutato a cercare di recuperare nel modo migliore. Mi sono sposato giovanissimo e ho avuto subito la testa sulle spalle. Poi diventi più responsabile e devi comportarti in un certo modo. Penso di essermi comportato bene sia dal punto di vista calcistico che personale. La famiglia mi ha aiutato in questo senso, soprattutto i figli: crescendo, ti accorgi che devi dare loro le giuste indicazioni e quindi ti responsabilizzi di più, anche se poi alla fine si rimane sempre ragazzi. Ho avuto la fortuna di essere rimasto sempre nell’ambito calcistico anche dopo aver smesso di giocare.

Qui abbiamo anche Lorenzo Amoruso, uno dei miei primi acquisti quando ero alla Fiorentina, e sono contento di ritrovarlo e rivederlo. È un ottimo ragazzo e un ottimo giocatore, come ha dimostrato nel corso della sua carriera. Il mio percorso è stato sempre positivo, ho vissuto con i giovani e quindi anch’io, chiaramente, mi sento giovane. Poi ho proseguito con le Nazionali giovanili e adesso sono capo delegazione dell’Under 21. Vivendo sempre con loro, conosco le loro caratteristiche e cerco di dare i consigli giusti, anche se non è facile. Sono ragazzi bravissimi, i tempi sono diversi dai nostri, ma è sempre piacevole poterli seguire.

Che effetto le fa oggi vedere tanti giovani che negli anni Ottanta, quando lei giocava, non erano neanche nati che la seguono e la stimano? E quale augurio si sente di dare alla Fiorentina e ai tifosi per il futuro, vedendo che ancora oggi tante persone le dimostrano questo affetto?

C’è da valutare la Fiorentina giovane, che ha cambiato tanto quest’anno. In Italia ci sono giovani bravi e interessanti. Sono oltre quindici anni che seguo le Nazionali giovanili e sono i migliori giocatori a livello italiano. Bisogna dare loro fiducia, perché di questo hanno bisogno: devono essere guidati. Oggi viviamo in un mondo un po’ surreale, diverso. C’è la tecnologia che prevale e quindi bisogna stare attenti e consigliare ai ragazzi di fare anche altre cose, oltre a pensare ai telefoni. Cerchiamo di aiutarli.

Facciamo riferimento a un episodio molto importante della sua carriera: i Mondiali del 1982. Quanto c’era di Firenze dentro di lei quando è tornato in Italia?

Non ero solo io il fiorentino che ha vinto quel Mondiale, eravamo cinque. È stato un bel risultato anche per la società. Poi, quando diventi campione del mondo, sembra che tutto ti sia dovuto, invece devi sempre dimostrare più degli altri, devi sbagliare il meno possibile: questa è un’enorme responsabilità.

Quel Mondiale ce lo ricordiamo ancora a distanza di 44 anni, quindi vuol dire che ha lasciato un ricordo indescrivibile e tuttora ce lo godiamo.

L’augurio alla Fiorentina è che riesca a uscire da questa situazione negativa almeno quest’anno. In prospettiva ci sono possibilità: è una squadra molto giovane, composta da ragazzi di 20-22 anni che hanno buone prospettive per il prosieguo.

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