martedì, Settembre 29, 2026

“L’Amor che (non) move il sole”: a Prato il Galileo di Beppe Allocca

di Martina Lepore

PRATO – “L’Amor che (non) move il sole”: è questo il titolo di uno dei quattro spettacoli a opera di Beppe Allocca, il cosiddetto “Artigiano Teatrante”, andato in scena nella serata di lunedì 28 settembre nell’area esterna di Palazzo Vaj, nel pieno centro di Prato.

Lo spettacolo, un monologo dal taglio ironico e leggero, ruota attorno alla figura di uno degli scienziati più celebri della storia, Galileo Galilei, la cui vicenda viene raccontata attraverso l’intreccio di più storie.

Una scena dello spettacolo di Beppe Allocca (foto di Martina Lepore)

Si parte dal racconto della sua vita personale nei dettagli della giovinezza fino all’accusa di eresia per arrivare a un immaginario dialogo con Dante, il Sommo Poeta, al quale Galileo rimprovera il verso conclusivo della “Divina Commedia”. Il titolo dello spettacolo, “L’Amor che (non) move il sole” infatti prende il nome dall’ultimo verso della Divina Commedia dantesca: “L’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, XXXIII, v. 145).

Lo spettacolo inizia con una data: 31 ottobre 1992. Proprio in questo giorno, dopo ben trecentosessanta anni, la Chiesa riconobbe l’errore della condanna inflitta ingiustamente a Galileo Galilei, in occasione di una solenne cerimonia della Pontificia Accademia delle Scienze, alla presenza di papa Giovanni Paolo II.

Il riconoscimento arrivò sulla base delle conclusioni dei lavori di un’apposita commissione di studio, istituita dallo stesso Papa nel 1981, che portarono così alla riabilitazione della figura dello scienziato.

È con questo incipit, introdotto dal video originale mandato in onda all’epoca dal TG2, che lo spettacolo prende vita, iniziando a raccontare la vita di Galileo e la strada, a suo modo tortuosa, che lo ha portato a essere ricordato come l’inventore del metodo scientifico e padre della scienza moderna.

Ed è così che entra in scena Beppe Allocca, che crea un monologo interpretando da solo diversi personaggi, a partire da Galileo stesso, passando per Dante, fino ad arrivare addirittura al Papa. Il tutto viene introdotto da una composizione musicale di Vincenzo Galilei, proprio il padre di Galileo Galilei. Allocca procede così a illustrare la teoria di Galileo attraverso l’interpretazione del giovane scienziato, rivolgendosi ipoteticamente alla figura di “Andreino”, figlio della domestica, la signora Sarti, come citato nell’opera teatrale “Vita di Galileo” del drammaturgo Bertolt Brecht.

Nato il 15 febbraio 1564 a Pisa, Galileo viene avviato dal padre agli studi di medicina. Un tentativo destinato a fallire, ma che lo porterà ad appassionarsi alla matematica e a insegnare la disciplina ad altri studenti per guadagnarsi da vivere. Nel 1592 arriva il vero punto di svolta: Galileo si trasferisce nella Repubblica di Venezia, a Padova, per insegnare matematica presso il prestigioso Studio di Padova, dove rimarrà per diciotto anni. Nel 1609 punta per la prima volta il cannocchiale verso il cielo, uno strumento che già esisteva, ma che viene da lui perfezionato e completamente rivoluzionato tanto da essere ricordato spesso come l’inventore.

È proprio su questo episodio che si sofferma lo spettacolo. Beppe Allocca, interpretando Galileo mentre si rivolge ai suoi studenti, cerca segretamente di dissuaderli dalle idee di Aristotele e spiega la conformazione dello spazio, legandosi alle scoperte compiute.

Lo spettacolo prosegue così, andando a rispondere ironicamente alle accuse rivolte allo scienziato: dal fatto che il cannocchiale non fosse stato realmente inventato da lui, alle proporzioni e alle misure considerate totalmente sbagliate, fino alla messa in discussione della teoria aristotelica secondo cui la forma sferica rappresenterebbe la geometria perfetta con la conseguenze difficoltà di esprimere un parere scientifico senza intaccare la netta distinzione che sussiste tra il linguaggio statale e quello ecclesiastico.

Il monologo, avviandosi verso la conclusione, si sofferma sull’opera certamente più celebre dello scienziato, il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”, che rappresenterà uno dei numerosi motivi per cui Galileo verrà accusato di eresia, per aver tentato di sovvertire la filosofia aristotelica e le Sacre Scritture. Nel 1633 sarà così costretto ad abiurare le proprie idee, nonostante l’opera fosse stata pubblicata con l’imprimatur della Chiesa cattolica. Galileo muore nel 1642 e, a causa dell’accusa di eresia, si incontreranno non poche difficoltà nell’organizzazione di una cerimonia funebre ufficiale cattolica.

Con un ipotetico scenario in cui Galileo, ormai all’inferno, si ritrova a dialogare dapprima con Minosse e poi con Dio, si conclude lo spettacolo, lasciando gli spettatori a interrogarsi su ciò che la figura di Galileo ha rappresentato e continua a rappresentare per la scienza moderna.

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