mercoledì, Settembre 9, 2026

“L’Armata Brancaleone” di Latini: il viaggio dell’uomo come ricerca

PRATO – Un viaggio tra parole, luci e musica alla ricerca di qualcosa che forse è destinato sempre a sfuggire.

Al Teatro Metastasio di Prato debutta, in prima assoluta, “L’Armata Brancaleone” scritta e diretta dal regista Roberto Latini, opera che a partire dal titolo decontestualizza il celebre film per condurre lo spettatore su sentieri contemporanei e inesplorati.

Una scena del film (foto di Guido Mencari)

Non si tratta, infatti, di una semplice trasposizione teatrale della famosa commedia prodotta nel lontano 1966 da Monicelli con la partecipazione di un cast d’eccezione, in cui figuravano nomi come Vittorio Gassmann, Gian Maria Volontè e Catherine Spaak. Lo spettacolo mira piuttosto a mettere in luce il concetto di “Armata Brancaleone” come è entrato nel nostro linguaggio quotidiano, per indicare una comitiva estemporanea e sgangherata, un’accozzaglia di genti diverse senza arte nè parte, una combriccola di girovaghi accomunati però dal compiere insieme un viaggio, condividendo insieme un “pezzo” del proprio cammino di vita.

Già, ma un viaggio verso dove? Latini sembra suggerire varie risposte, che sono però lasciate all’immaginazione e alla fantasia dello spettatore. Nel film di Monicelli la compagnia guidata dal cavaliere Brancaleone da Norcia arriva infine alla roccaforte di Aurocastro, luogo fisico ma anche mentale, simbolo della conclusione di un viaggio che forse non è neppure mai davvero iniziato. E poi, realmente ogni arrivo corrisponde alla fine del cammino?

Anche i personaggi messi in scena da Latini sembrano inseguire mentalmente la “loro” Aurocastro, simbolo dei sogni, dei desideri e delle speranze di ognuno. E lo fanno percorrendo un viaggio evocativo, a tratti surreale, che diventa occasione di conoscenza e amicizia, di incontro e scontro, di “messa in scena” della propria intimità e dei propri piccoli o grandi drammi personali.

Una scena dello spettacolo (foto di Guido Mencari)

I personaggi del film cambiano fisionomia e carattere, diventano uomini e donne attuali, comuni cittadini del ventunesimo secolo e non più del Medioevo “fantastico” immaginato da Monicelli, ma conservano pur sempre un filo che li lega alla celebre pellicola: il loro senso di straniamento, lo stupore nel vedere e provare situazioni nuove, e soprattutto la ricerca di un qualcosa che sembra essere lì a un passo, per poi sfuggire e scivolare via dalle loro mani.

Latini “rilegge” alcuni tra gli episodi più noti del film, quelli rimasti nella memoria di più generazioni con azioni e battute folgoranti, e li traspone in un’atmosfera onirica, anche grazie ai bellissimi giochi di luci e colori che rendono la scarna scenografia incredibilmente viva e che tengono gli occhi dello spettatore incollati alla scena.

Ne scaturisce uno spettacolo efficace e potente, capace allo stesso tempo di divertire, stimolare curiosità e far riflettere: sono passati più di novecento anni dai tempi delle Crociate, ma lo spirito di Brancaleone e della sua compagnia è presente ancora oggi e continua a interrogarci con il suo ingenuo sorriso.

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