MONSUMMANO TERME – La sala del Museo di Arte Contemporanea e del Novecento di Monsummano Terme, dove la curatrice Silvia Di Paolo e l’Assessore Monica Marraccini hanno presentato l’artista LDB, non è riuscita a contenere tutte le persone intervenute per l’inaugurazione della mostra.
A Pistoia, nella sua città, LDB ha lasciato diverse opere della sua street art in molti angoli della città nel corso degli anni. Oggi dichiara la sua gratitudine verso l’Amministrazione comunale di Monsummano e il museo stesso, che gli hanno consentito di realizzare la sua prima mostra personale, bellissima e ben strutturata, con la stampa del catalogo relativo.

“Provocatorio e incredibilmente sensibile – dice Silvia Di Paolo – nell’allestire con lui questa mostra c’è stata la scoperta graduale di una bella persona estremamente riflessiva nelle sue operazioni”.
Una mostra completamente nuova, diversa, fatta di stencil (maschere normografiche su cui viene applicata la vernice, così da ottenere un’immagine sullo spazio retrostante) e spray, ovvero gli strumenti che consentono di realizzare le opere sui muri o altre superfici.
Ma come si fa a portare una street art in un museo? Nella mostra ci sono, oltre alcune foto che ritraggono i muri della città, altre opere realizzate su materiali poveri, supporti come il cartone da imballaggio, segnali stradali, pezzi di lamiera o una cassetta da frutta. Questo a simboleggiare l’unione di quest’arte popolare e comunicativa con temi forti che spingono e costringono lo spettatore a riflettere.
In alcuni casi il sacro eleva l’umile e lo fa diventare protagonista, una persona crocifissa che indossa un giubbotto salvagente a commemorare i migranti e la loro croce, il mare. Una pietà Michelangiolesca, sempre su un cartone, dove in braccio a Maria c’è un lavoratore comune, vittima del suo lavoro quotidiano. Piccola ed evocativa la rivisitazione di una famosa fotografia che ha fatto storia, quella dei soldati americani che issano la bandiera sull’appena conquistata isola di Iwo Jima. Per LDB diventa una richiesta mai esaudita di pace.
Fra i temi affrontati anche la natura, l’inquinamento, una formica gigante non sta raccogliendo cibo ma un mozzicone di sigaretta, poi personaggi del mondo dello spettacolo e molte altre immagini, anche irriverenti, che inducono al senso critico, alla riflessione, mai banali.
C’è anche una sezione dedicata agli strumenti di lavoro, agli stencil che portano i segni del colore usato, dello scotch e fanno capire almeno in parte quanto lavoro c’è dietro ad una singola opera.

Poco prima di percorrere le sale del museo e godere della vista delle opere esposte, abbiamo fatto alcune domande a LDB, niente nome e cognome, solo la sigla con cui si firma.
La street art, l’utilizzo di stencil, nasce con Banksy e crea un movimento, lo hai seguito anche tu?
Certo, ho cominciato con l’influenza di Banksy che mi ha aperto fondamentalmente verso questo mondo che non conoscevo, mi ha appassionato da subito tutto il suo modo di imporre le sue cose nelle città in giro per il mondo e questa fascinazione mi ha portato a strutturare la tecnica, approfondirla e poi a farla mia.
Dopo però ho spaziato anche con altre cose relative alla street art come i poster o qualche disegno a mano libera, insomma ho viaggiato attraverso tutto il panorama. Infine il mio linguaggio fondamentalmente è tornato alle origini, all’uso dello stencil puro e il rapporto con l’architettura e i luoghi dove uno va e decide di operare.
Qual è il tuo modo di lavorare, ti fai un’idea prima sul luogo dove intervenire?
Sì, allora non è una cosa matematica ma nel 90% delle volte è il muro che mi chiama, quindi magari la piccola nicchia oppure la piccola parete rovinata osservandole, mi viene in mente di operare.
Batman è stato uno dei lavori che mi ha portato una visibilità maggiore ed un pubblico più ampio, perché quell’opera è stata ripubblicata da testate autorevoli nel mondo della street art e da lì è partita, tra virgolette, la mia carriera, se così si vuole chiamare.
Come ti dicevo tante volte è proprio la parete che mi chiama o la scritta che è già esistente e mi fa venire in mente dei rimandi qualcosa del genere. È difficile che il percorso sia al rovescio, cioè che io abbia qualcosa da attaccare da qualche parte, mi piace che i miei pezzi siano unici e non ripetuti troppe volte, nonostante la tecnica dello stencil sia quella della serialità.
In realtà a me è una cosa che piace poco perché preferisco l’unicità dell’opera in strada. Questo a grandi linee il mio percorso fino ad oggi nel mondo della street art.
Il mondo dei graffiti è piuttosto ampio, si passa da persone come te, che usano il figurativo, a persone che operano nell’astratto. Cosa pensi dei graffitari che “sporcano” i treni o le pareti degli edifici?
Dal punto di vista artistico ho grande rispetto, perché se si va a vedere il loro modo di operare, la tecnica che utilizzano, da addetto ai lavori dico che mi suscita grande fascino, perché comunque si tratta di artisti veri che padroneggiano le tecniche in maniera eccellente nei tempi e in situazioni magari non legali, come quelle dei treni, dove la difficoltà aumenta in maniera esponenziale.
Da artista li rispetto molto, è una roba che mi piace tanto ma non l’ho mai fatta perché non fa parte del mio essere, cerco di essere molto più delicato pur avendo fatto anche cose che non rientravano nella legalità, però sempre cercando di non rovinare niente, di non rompere le scatole a nessuno e sempre con l’idea di migliorare invece che imporre magari una mia idea.
Oltre a te ci sono altre persone che seguono la stessa tipologia di lavoro?
Sì, la street art è un mare veramente ampio e se Dio vuole credo sia anche in espansione dal punto di vista degli artisti emergenti e tutto il resto. La tecnica dello stencil è un settore più di nicchia, comunque è seguito sul territorio nazionale da diversi artisti. Io mi colloco all’interno del settore stencil in maniera abbastanza importante.
Lavori solo a Pistoia o ti è capitato di andare in altre città?
Mi capita di andare fuori, ma molto poco per il semplice motivo che, come dicevo prima, voglio scegliere il posto in maniera progettuale, cioè ho bisogno di vederlo di rivederlo, di prendere le misure, insomma lo gestisco veramente come un progetto vero e proprio. Questo significa che per fare una cosa fuori io non posso partire con gli stencil già pronti. Opero a Pistoia perché è casa mia e ho il tempo appunto di vedere studiare le le pareti e tutto tutto il resto.

La mostra, a ingresso libero e gratuito, rimarrà aperta fino al 10 maggio 2026. Sono previsti anche una serie di eventi legati alla mostra stessa, per info e prenotazioni telefonare allo 0572 952140 o visitare il sito www.macn.it.











