mercoledì, Settembre 9, 2026

Le ceramiche di Fausto Melotti in mostra alla Fondazione Ragghianti di Lucca

LUCCA – “Fausto Melotti. La ceramica” è un’interessante mostra che possiamo vedere fino al 25 giugno alla Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti.

La mostra ci ricorda, attraverso le molte opere, quell’incontro avvenuto tra lo storico dell’arte lucchese e le ceramiche di Fausto Melotti, che insieme alle opere di Afro e Mirko Basaldella, Pietro Cascella, Filippo de Pisis, Piero Fornasetti, Renato Guttuso, Leoncillo e Marino Marini dettero vita alla mostra Handicraft as a Fine Art in Italy, che la Commissione Assistenza Distribuzione Materiali Artigianato (CADMA, nata nel 1945), con sede a Firenze e presieduta da Carlo Ludovico Ragghianti, riuscì a organizzare nel 1947 a New York per “sostenere e valorizzare negli Stati Uniti, dopo gli anni bui del regime fascista e il disastro della guerra, la cultura progettuale e produttiva del nostro Paese, presentando opere e oggetti disegnati da artisti italiani contemporanei. Le ripercussioni per la nascita di un immaginario collettivo identitario del designed and made in Italy furono ampie e importanti, benché non prive di contraddizioni”, come si evince dal testo critico di Paolo Bolpagni, direttore della Fondazione.

Una sezione della mostra dedicata alle ceramiche di Melotti (fotografie di Andrea Dami)

Non possiamo dimenticare che quel “piccolo catalogo che accompagnava la mostra presentava un testo introduttivo di Ragghianti ed era un autentico gioiello editoriale firmato da Bruno Munari”, come ci ricorda Il direttore Bolpagni.

La mostra “Fausto Melotti. La ceramica”, che è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Fausto Melotti di Milano e con il MIC di Faenza e con l’insostituibile sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, è un viaggio tra le opere di un protagonista assoluto del rinnovamento artistico italiano del Novecento e si sviluppa in quattro sezioni.

La prima contestualizza la produzione ceramica dello scultore, pittore, disegnatore e poeta Melotti all’interno della sua vita e della sua attività, attraverso una cronologia illustrata che dalla nascita nel 1901 (a Rovereto) giunge alla sua scomparsa nel 1986 (a Milano).

La cronologia è accompagnata da teche che accolgono importanti documenti del suo archivio legati specificatamente alla produzione in ceramica, tra cui tre quaderni mai esposti finora.

Melotti, Vasi

Melotti approda alla ceramica – dice nel testo critico Ilaria Bernardi, curatrice della mostra – dopo una formazione molteplice: trasferitosi a Firenze nel 1915, studia presso il Reale Istituto Tecnico “Galileo Galilei” e parallelamente pianoforte, armonia e organo, per poi iscriversi nel 1918, alla facoltà di fisica e matematica dell’università di Pisa, l’anno dopo alla Scuola Preparatoria Ingegneri presso il Reale Istituto Tecnico Superiore di Milano, nel 1920 alla Scuola di applicazione ingegneri industriali di quella città e nel 1924 si laurea in ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Milano.

È probabilmente dalla sua formazione scientifica che egli mutua il rigore, il concetto di serie, la conoscenza della chimica e delle leggi dell’equilibrio e della statica, mentre è dalla musica che fa propri i concetti di armonia e di contrappunto. È invece la sua iniziale esperienza con Depero e con il Futurismo che verosimilmente gli insegna come l’arte debba coinvolgere tutte le discipline, anche quelle comunemente chiamate “arte applicata”. Ulteriori suoi punti di riferimento importanti sono Adolfo Wildt e Lucio Fontana conosciuti all’Accademia di Brera: se da Wildt, Melotti mutua l’abilità nello svuotare la materia liberandola dal peso, da Fontana impara a far vibrare la materia stessa, a darle vita.

La produzione in ceramica di Melotti inizia negli anni Trenta. Nel 1930 conosce Gio Ponti e per suo tramite inizia una collaborazione con la Richard Ginori, realizzando piccole sculture decorative in ceramica e porcellana a stampo sia per la ‘Manifattura di Doccia’ sia per quella di ‘San Cristoforo’. Il Babuino e le bocce, ideato dall’artista per la Richard Ginori, anticipa il cosiddetto ‘bestiario’ che egli realizzerà nel suo studio milanese a partire dal decennio successivo”.

Melotti, Kore (le ultime due) Gio Ponti (al centro) e Guido Gambone

La seconda sezione della mostra è dedicata alle più note tipologie di sculture in ceramica concepite dall’artista come tali: dalle ceramiche a carattere sacro ai bassorilievi, dagli animali alle “Kore”, dai cosiddetti “Bambini” fino ai “Teatrini”. Tra queste opere anche la preziosa “Lettera a Fontana” (1944), esposta nel 1950 alla Biennale di Venezia.

Nella terza sezione il video “In prima persona. Pittori e scultori. Fausto Melotti” (di Antonia Mulas, 1984), include l’unica intervista in cui l’artista, analizzando il proprio percorso e la propria concezione dell’arte, parla della ceramica.

L’ultima sezione, nel mezzanino, raccoglie coppe, coppette, lampade, piatti, piastrelle che, anche se ispirate a oggetti d’uso quotidiano, sono state plasmate da Melotti in modo tale da svincolarle dalla loro presunta funzione per renderle vere e proprie sculture.

Accanto alle opere del raffinato ceramista Fausto Melotti, che dal secondo dopoguerra fino ai primi anni Sessanta nella ceramica ha trovato uno strumento di invenzione e trasformazione della scultura, sono esposte quelle di importanti artisti e designers con cui direttamente o indirettamente ebbe contatti, concesse in prestito dal MIC di Faenza che conserva la raccolta d’arte ceramica più grande al mondo: da Giacomo Balla a Lucio Fontana, da Leoncillo ad Arturo Martini, da Enzo Mari a Bruno Munari, e ancora Gio Ponti, Emilio Scanavino, Ettore Sottsass e molti altri.

In questo “viaggio” siamo avvolti dai “Notturni” di Fryderyk Chopin, eseguiti dal nipote prediletto dell’artista, il celebre pianista Maurizio Pollini, figlio dell’architetto Gino Pollini. Parlando dell’importanza della coesistenza nell’opera dello spazio col tempo, Melotti affermava: “Paradigma di tale coesistenza la musica che, matrice delle arti, contiene nel suo seno le due categorie nel cui sposalizio è la vita dell’universo: lo spazio e il tempo”. L’importanza della musica nella ricerca dell’artista si riscontra anche nel suo firmare alcune sue ceramiche con sette punti, corrispondenti alle sette note musicali.

Melotti, La Decorazione, L’Architettura e La Pittura

Con “Fausto Melotti. La ceramica” la Fondazione Ragghianti ha reso omaggio a un artista che ha saputo coniugare la tradizione classica con le avanguardie europee, la conoscenza scientifico-matematica con quella musicale, l’abilità poetico-letteraria con quella di disegnatore, pittore e scultore, ma vuole soprattutto ricordare la sua multiforme e innovativa produzione in ceramica attraverso una mostra che, individuandone le tipologie più ricorrenti, possa delineare una nuova mappatura di ciò che Germano Celant chiamò la “galassia Melotti”.

La mostra è accompagnata da un libro-catalogo in italiano e inglese pubblicato dalle Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’arte, con le riproduzioni di tutte le opere esposte, documenti e materiali d’epoca, i saggi di Ilaria Bernardi e Claudia Casali, direttrice del MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, e i testi introduttivi di Paolo Bolpagni, direttore della Fondazione Ragghianti, e di Edoardo Gnemmi, direttore della Fondazione Fausto Melotti.

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