sabato, Giugno 6, 2026

Le colline di Montemurlo: un itinerario fra castelli, pievi e ville

MONTEMURLO – Un itinerario collinare, da percorrere a piedi, in auto o in mountain bike, alla scoperta delle bellezze storiche e paesaggistiche in quest’area del comune di Montemurlo.

Dal centro dell’abitato si percorre per un tratto via Montalese e poi, girando sulla sinistra, si imbocca la via della Rocca, che in due tornanti risale la collina fra muretti a secco e terrazzamenti di olivi, elemento costante del nostro itinerario. Arrivati al secondo incrocio, una strada pedonale si stacca sulla sinistra e, passando sotto un arco in pietra, ci immette nella suggestiva e panoramica piazzetta della Rocca.

La porta di accesso alla piazzetta della Rocca di Montemurlo

Si tratta del nucleo più antico di Montemurlo, sorto come borgo fortificato attorno al castello dei potenti conti Guidi: attestato da alcuni documenti dell’XI secolo, ma forse di origine anteriore, era uno dei centri nevralgici e strategici del potere dei Guidi in questa zona della Toscana, grazie anche alla presenza della via di collegamento rappresentata da una diramazione della Cassia, che univa Firenze a Pistoia.

Per la sua posizione dominante sulla piana e la sua collocazione al confine tra i possedimenti di Pistoia e Firenze, il castello rappresentò per decenni una sorta di “cuscinetto” e fu al centro di accordi e patti, sottoscritti dalle due parti, per limitare e regolamentare le reciproche mire di espansione territoriale.

Con la definitiva caduta della Rocca di Montemurlo in mano ai fiorentini, agli inizi del Trecento, il castello vede prima un momento di crisi e decadenza, venendo in parte smantellato e perdendo la sua originaria funzione militare, poi di rinascita sotto la nuova veste di dimora signorile e residenza di campagna per l’aristocrazia fiorentina.

Il cortile interno della pieve di San Giovanni Decollato con il campanile

La torre di guardia viene mozzata, le strutture sono riadattate alla nuova funzione, vengono costruite le scalinate d’accesso, viene spianato l’ingresso per consentire il passaggio delle carrozze e tutt’intorno viene creato un rigoglioso giardino alberato, impreziosito da cespugli e piante rampicanti che ricoprono i muri con il loro verde brillante.

Anche gli interni del castello subiscono una radicale trasformazione, con la creazione di nuove stanze a uso residenziale – le camere, la cucina, il tinello, lo studio – e di un elegante salone per il ricevimento degli ospiti. Una dimora che doveva risultare molto ambita, se è vero che ebbe fra i suoi tenutari nobili famiglie fiorentine come i Pazzi, gli Strozzi, gli Adimari e i Nerli.

Dell’antico borgo fortificato che sorgeva attorno alla mole del castello restano oggi poche tracce, visibili nella vecchia torre del cassero, nella strada lastricata in pietra che dalla piazzetta scende ai piedi della collina, in alcuni tratti delle mura perimetrali e nelle tre porte d’accesso: Freccioni, del Fattoio e di Doccia.

Scomparsi anche i camminamenti interni, completamente ristrutturate le abitazioni del borgo, rimane però un’altra preziosa testimonianza del passato medievale di Montemurlo: è la pieve di San Giovanni Decollato, fondata dai medesimi conti Guidi in un periodo compreso tra il 1060 e il 1090. La chiesa, eretta in stile romanico, è stata sottoposta nel corso dei secoli a successivi rifacimenti, soprattutto nella facciata con l’aggiunta del portico, ma conserva la struttura originaria lungo il fianco sinistro e nella parte absidale in conci d’alberese. A fianco, un cortile interno dà accesso al chiostro quattrocentesco, sormontato dal bel campanile a bifore con orologio, risalente allo stesso periodo.

La piazzetta, in posizione panoramica sulla piana pratese e le colline di Bagnolo, è luogo di interessanti memorie: accanto alla fontana in pietra si segnala una lapide che ricorda la menzione di Montemurlo nella Commedia di Dante, quando, nel Paradiso, l’avo Cacciaguida ricorda con nostalgia le illustri famiglie fiorentine del passato, in seguito decadute e corrotte dalla sete di potere e denaro.

La facciata della pieve di San Giovanni Decollato a Montemurlo

Lasciata la Rocca, la strada prosegue e sulla destra si incontra il Casone dei Valori, antica casa signorile di fondazione medievale ma ampliata nel XVI secolo, poi passata a usi colonici, ricordata per essere stata proprietà della nobile famiglia fiorentina dei Valori. Arrivati a un bivio si piega a destra e si percorre la via Baronese, strada panoramica in aperta campagna che segue a mezzacosta il pendio delle colline, tra villette, casolari e fattorie immersi nel verde degli oliveti.

La strada lambisce il limite del bosco: siamo sulle estreme propaggini del monte Javello, in una zona di grande interesse naturalistico molto amata dagli escursionisti.

Ma il rilievo che domina Montemurlo custodisce anche il ricordo di una sciagura aerea: l’8 gennaio 1992 un Alenia G222 da trasporto dell’areonautica militare italiana, mentre sorvolava la zona, a causa delle avverse condizioni meteo perse quota e si schiantò sul monte Javello. Nell’incidente persero la vita tutti e tre gli aviatori che componevano l’equipaggio: il maggiore Carlo Stoppani, il tenente Paolo Dutto e il maresciallo Cesare Nieri, appartenenti alle 46esima brigata aerea di Pisa.

Pochi metri dopo l’inizio di via Baronese, un cartello segnala il punto panoramico del Masso di Piero Strozzi, raggiungibile a piedi attraverso un sentiero (circa 10-15 minuti) in mezzo a un bosco di pini, aceri e lecci.

Il Masso è considerato un luogo di valore storico e sacrale: si ritiene che già in epoca romana qui sorgesse un tempio pagano – lo testimoniano alcune rocce squadrate che si trovano in zona – e, con l’avvento del cristianesimo, per secoli è stato meta di rogazioni e processioni, come quella che si svolge annualmente il giorno dell’Ascensione. Il luogo però è anche strettamente collegato alle vicende della battaglia di Montemurlo (2 agosto 1537) e alla storia di Piero Strozzi, figlio di Filippo, condottiero fiorentino che si era asserragliato nella Rocca di Montemurlo insieme a Baccio Valori e altri fuoriusciti repubblicani. Gli Strozzi, padre e figlio, si opponevano infatti al ritorno dei Medici a Firenze e alla restaurazione di un regime personale sotto il governo di Cosimo I, futuro granduca di Toscana. La loro lotta, però, si sarebbe conclusa con la sconfitta e la morte (solo Piero riuscì a salvarsi e a fuggire esule in Francia) a causa della rapida conquista della Rocca da parte delle truppe medicee.

La tradizione vuole che Piero Strozzi, nei giorni concitati della battaglia, si recasse al Masso attraverso un passaggio segreto che dalla Rocca conduceva fin qui, per scrutare l’orizzonte e avvertire i ribelli dell’arrivo dei soldati di Cosimo I che di li a poco avrebbero asserragliato la Rocca.

Il Masso di Piero Strozzi nel bosco del monte Javello

La via Baronese si snoda in un dolce saliscendi tra campi, oliveti e filari di cipressi, e dopo aver superato un laghetto artificiale giunge al luogo dal quale prende il nome: l’imponente Villa del Barone, in posizione panoramica sui colli sopra Bagnolo, ben visibile e riconoscibile per la sua mole anche dalla provinciale Montalese. La facciata simmetrica, lo scalone ricurvo a doppia rampa, il corpo centrale con l’elegante balcone e l’orologio, la cappella, le scuderie, la colombaia, il parco: sono ancora ben visibili i fasti passati della villa, le cui vicende architettoniche attraversano i secoli dell’età moderna.

Fatta edificare nella prima metà del Cinquecento dalla famiglia fiorentina dei Valori, che vantava possedimenti terrieri nella zona, la villa del Barone divenne presto la “reggia” di campagna del già menzionato Baccio Valori, potente condottiero e uomo politico, che ne fece la propria residenza “di rappresentanza”, esaltata anche dal Vasari per le sue dimensioni e la sua armonia architettonica. Con la sconfitta di Baccio nella battaglia di Montemurlo e il successivo esproprio di tutti i beni della famiglia Valori, la villa passò ai Panciatichi, ai Rossi e, all’inizio del Settecento, ai marchesi Tempi, che diedero avvio all’opera di rinnovamento architettonico dell’edificio, con il rifacimento degli interni e l’ampliamento del giardino.

Quella del Barone non è l’unica villa signorile del territorio: ridiscendendo verso Bagnolo, termine del nostro itinerario, si incontra Villa Pazzi al Parugiano, oggi in gran parte adibita a location per matrimoni ed eventi, ma capace di conservare nel suo vasto complesso le tracce di un importante passato.

Si tratta di un interessante esempio di villa rurale fortificata risalente ai primi anni del Trecento, quando la famiglia fiorentina dei Pazzi, che qui possedeva alcuni feudi, ne fece uno dei centri del proprio potere economico e militare. Persa l’originaria funzione difensiva, nel Cinquecento la villa venne ampliata e modificata con l’aggiunta di nuove strutture, come l’oratorio di san Girolamo e santa Maria Maddalena dei Pazzi che conserva al suo interno un bel ciclo di affreschi dell’età della Controriforma, opera del fiammingo Jan Van der Straet.

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