di Giovanni Fedi
PISTOIA – Le occasioni di affacciarsi sulla ribalta internazionale, se non addirittura globale, si moltiplicano anche per una città tranquilla e appartata come Pistoia, maturando e manifestandosi all’improvviso.
Accade che venga offerta la possibilità di partecipare alla selezione dell’inno delle future olimpiadi invernali di Milano-Cortina, nel 2026, mediante un concorso pubblico e che sia membro a pieno titolo del team che ha scritto “Un po’ più in la”, uno dei due brani finalisti, presentati nell’ultimo Festival di Sanremo, una giovanissima musicista di origini pistoiesi: Veronica Gori.

Suo padre Gabriele, terminati gli studi, lascia la casa paterna nel 1994, spostandosi a Milano per intraprendere una rapida e brillante carriera manageriale. Veronica nasce nel 2000, seconda di quattro fratelli, e trascorre gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza nell’hinterland della capitale economica italiana, fino al conseguimento della maturità scientifica. In parallelo, ispirata dalla musica ascoltata in casa a partire dalla più tenera età, sviluppa un sempre maggiore interesse per la materia e si dedica a studiare diversi tipi di specializzazioni strumentali e canore, presso scuole locali.
La scelta più importante arriva, dopo le superiori, con l’iscrizione al CPM Music Institute, accademia musicale creata e presieduta da Franco Mussida, chitarrista, compositore, ricercatore ed ex membro della celeberrima PFM.
Ed è proprio frequentando aule e corridoi di questo istituto che legge il bando e insieme ad altri compagni, quasi per gioco, decide di provare a partecipare alla gara. La notizia dell’accesso alla fase finale della selezione, che prevede l’interpretazione di “Un po’ più in la” da parte di Malika Ayane sul palco di Sanremo, coglie tutti i protagonisti di sorpresa e li proietta in una dimensione internazionale.
Incuriositi dall’aspetto favoloso, quasi irreale della vicenda, abbiamo contattato Veronica rivolgendole alcune domande.

Nata e cresciuta a Milano e nei suoi dintorni, quali sono i legami con Pistoia e come sono stati vissuti?
Solo noi, genitori e fratelli, abitiamo a Vimercate. Il resto della famiglia è a Pistoia. Il momento più bello è tornare dai nonni e incontrare tutti gli altri parenti. Quando ero piccola dicevo: “Da grande, torno in Toscana”. Mi suona sempre un po’ strano dire: “sono di Milano”. In casa, i sapori della cucina, i modi di dire e di fare, i costumi sono toscani, trasmessi e imparati dai nonni. A Vimercate, poi, abitiamo in campagna, ma, a Pistoia, le colline, la natura sono molto più vicine, più facili da raggiungere e vivere. Psicologicamente esercitano una influenza molto forte, costituiscono un legame iperaffettivo.
La frequentazione periodica della famiglia paterna ha in qualche modo influito sulla passione per la musica? Durante le visite in Toscana, vi sono stati contatti con l’ambiente locale della musica?
Sicuramente. In passato, ci sono stati musicisti, nella famiglia dei nonni materni. Papà e il nonno sono appassionati di musica classica. Da lui, c’è un piccolo organo sul quale, ogni volta che tornavo, mi sono esercitata. A Pistoia, inoltre, venivo informata sugli eventi culturali e musicali in zona ai quali spesso partecipavo. Non sono mai stata, però, al Pistoia Blues festival, pur avendo iniziato a occuparmi di musica studiando pianoforte jazz e blues. In Toscana, ho assistito all’ultimo concerto di Nicola Piovani. In generale, dalla famiglia ho sempre ricevuto grandi sostegni e vincoli. Mia cugina Beatrice mi ha anche messo in contatto con un gruppo di ragazze locali che suona musica irlandese, “Le Ragazze di Piazza”. Ho ricevuto da loro un cd e sono rimasta affascinata da questo genere di musica attualmente poco praticata in Italia.
L’interesse per il mondo musicale si è espresso, fin dai primi passi, in molteplici direzioni. C’è un motivo preciso ed esiste un indirizzo che appare preferito rispetto agli altri?
La musica rappresenta a livello umano una grande crescita. Insegna ad ascoltare e a cercare un equilibrio insieme ad altre persone. Come capita a tutti, sono partita dallo studio di uno strumento, ma mi sono rapidamente accorta che questo non era sufficiente per perseguire il mio fine ultimo, arrangiare e comporre. Suonare uno strumento è soltanto un mezzo. Avevo bisogno di altro e, quindi, mi sono dedicata a conoscere quanto più possibile del panorama musicale per essere in grado di scrivere musica per me e per altri. Una delle specializzazioni più complesse e difficili della disciplina. Questo orientamento è nato inconsciamente, da piccola. Leggendo e suonando a posteriori i primi componimenti adolescenziali appare già evidente. Non ho fatto altro che accettare questa mia propensione.

Come si è svolta la fase creativa del brano in concorso?
È stato un lavoro di gruppo. Essendo il primo concorso in assoluto, è nato come un’esercitazione per testare il livello di maturazione che potevamo aver raggiunto. Ha aiutato il fatto che siamo tutti amici a causa della condivisione della stessa passione. Avere una forte stima reciproca ha consentito di riconoscere i punti di forza di ciascuno e il conseguente affidamento dei compiti. Il tempo era molto poco. Per cui abbiamo praticamente vissuto insieme due settimane e mezzo lavorando sodo, senza alcuna prevaricazione e verificando con immediatezza ogni proposta e soluzione.
Indipendentemente dall’esito di questa storia, che già di per se stessa rappresenta un risultato di grande rilievo, esistono progetti per il futuro?
È per me un pensiero molto frequente e forte in questo periodo. Sto terminando il terzo anno di accademia; a luglio, conseguirò il diploma. Ho intenzione di proseguire i lavori di arrangiamento e produzione in corso da circa un anno per altri cantanti di genere pop. Spero anche in ulteriori sviluppi. Voglio pure intraprendere un corso di musicoterapia per riuscire ad aiutare persone con gravi patologie o comunque in difficoltà, anche tramite progetti di ampio respiro, in Africa, e conseguente raccolta di fondi. Il mio obiettivo principale resta acquisire le nozioni e le capacità necessarie per comporre colonne sonore e musica da orchestra. Devo ancora imparare molto, ma è assai stimolante. La cosa più bella dell’ambiente musicale è che esistono molteplici direzioni in cui potersi esprimere. Sto cercando di fare selezione fra tutte le opportunità che si possono presentare.
La competizione per la scelta dell’inno delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina del 2026, oltre a “Un po’ più in la”, prevede la partecipazione del brano “Fino all’alba”, composto dai ragazzi del Corpo musicale “La Cittadina San Pietro Martire di Seveso” e cantato da Arisa.
È possibile votare, fino al 22 febbraio, collegandosi e votando sul sito http://www.milanocortina2026.org.










