FIRENZE – Un’autentica scarica di adrenalina pura per i diecimila che hanno affollato il Mandela Forum per l’attesissimo concerto dei Pinguini Tattici Nucleari.
Seconda serata fiorentina e secondo sold out di fila per la band bergamasca, che ha entusiasmato e fatto scatenare un pubblico composto soprattutto da giovani e giovanissimi, impazienti di poter riabbracciare i loro beniamini dopo più di due anni di assenza forzata dai palchi e dai concerti dal vivo.
Due anni difficili, segnati dalla drammatica esperienza della pandemia e dalle sue restrizioni che si sono abbattute con particolare durezza nel settore degli spettacoli dal vivo: gli stessi Pinguini sono stati i primi in Italia a dover rinviare il loro tour, inizialmente previsto tra febbraio e marzo del 2020, e riprogrammarlo a ventiquattro mesi di distanza. Una decisione sofferta ma ponderata, perchè, come ha spiegato il frontman Riccardo Zanotti, “volevamo aspettare il momento giusto, in cui fosse possibile tornare alle arene piene e al contatto fisico con il pubblico; e mai come in questo caso l’attesa ha generato un’ondata di energia ed entusiasmo, a partire dal boato “liberatorio” che ha accolto la band sul palco del Mandela.

Si è così riannodato un filo interrotto all’inizio del 2020, quando i Pinguini si accingevano a girare la penisola sulla scia del successo del singolo “Ringo Starr” (brano presentato al Festival di Sanremo di quell’anno, classificatosi al terzo posto finale) e della pubblicazione dell’album “Fuori dall’hype”, il loro quarto disco in studio, che li aveva proposti come uno dei gruppi più interessanti nel panorama nazionale indie rock.
Seppur lontana dai palchi, nei due anni di pandemia la band non è stata “ferma”, anzi ha continuato a lavorare sodo, raccogliendo frutti importanti e vedendo crescere la propria popolarità, sia con fortunate collaborazioni con altri artisti italiani, sia con la pubblicazione dell’EP “Ahia!”, certificato disco di platino, dal quale sono stati estratti singoli divenuti presto dei veri “tormentoni”.
Nonostante il successo commerciale e di pubblico riscontrato dalla loro musica negli ultimi tre-quattro anni, i Pinguini restano con i piedi ben saldi a terra e non dimenticano le loro origini, in una carriera ormai decennale ma che all’inizio ha preteso tanta gavetta, tanto impegno e un pizzico di fortuna.
Durante il concerto c’è un momento dedicato alla loro “storia”, in cui scorrono le foto degli esordi, dalla prima sala prove “artigianale” al primo concerto in un locale di Bergamo, dal primo scalcinato pulmino preso a noleggio fino al primo shooting fotografico. Perchè i Pinguini puntano molto sull’autenticità, non hanno paura di mettersi a nudo e dichiarare al pubblico che prima di tutto sono un gruppo di sei amici, provenienti dal mondo della provincia, che hanno creduto nel “folle sogno” di fare musica.
“Siamo una band: qui ognuno ha il suo spazio e il suo momento”: è questo il mantra della serata, incentrata sul concetto di “condivisione” anche in ambito musicale e performativo. Infatti in più occasioni Riccardo, voce del gruppo, lascia il posto agli altri membri della band perchè ognuno, a turno, possa essere “protagonista” del concerto: e ne viene fuori uno show travolgente e senza pause, in un continuo succedersi di esibizioni, musica, giochi e scherzi con il pubblico, per un evento molto “interattivo” culminato con l’immancabile tuffo di Riccardo tra le braccia dei fan, a sottolineare il ritrovato “contatto” con il pubblico dopo il lungo periodo di distanziamento sociale.
Ma non mancano anche momenti “seri” e di riflessione, in particolare quando i Pinguini spiegano l’origine e il significato di alcune canzoni che essi percepiscono come tappe importanti del loro percorso artistico, ma anche di crescita umana: da “Scatole”, ritratto di un padre che vorrebbe il figlio ingegnere o architetto anzichè musicista, “perchè di musica non si può vivere”, a “Scooby Doo”, invito a togliere e gettare via le “maschere” che tutti noi indossiamo ogni giorno, da “Sciare”, riferimento a quei luoghi dell’anima che trasmettono un senso di pace e serenità, a “Ridere”, autentico inno alla vita e alla positività come reazione ai momenti più tristi e difficili.
È un viaggio nei “meandri” della carriera musicale dei Pinguini, con la “riscoperta” di pezzi meno noti del loro repertorio, ma è anche un tuffo nel mondo dell’adolescenza con le sue gioie e delusioni, la famiglia, gli amici, i primi amori, i ricordi d’infanzia, i cartoni animati, il genere fantasy tanto apprezzato dalla band.
In oltre due ore di concerto corrono via singoli come “Scrivile scemo”, “La storia infinita”, “Giovani Wannabe”, “Irene”, “Verdura”, “Sashimi”, “Ringo Starr” e molti altri, fino alla chiusura con l’acclamatissima “Pastello bianco”. Per i Pinguini Tattici Nucleari è un trionfo; alla fine anche Riccardo, visibilmente emozionato, non può che scrivere su un cartello “Grazie Firenze!”.










