mercoledì, Settembre 9, 2026

Lilia, la bambina ucraina che ama i colori a scuola a Casalguidi

di Caterina Benini

SERRAVALLE – Lilia e la sua mamma vivevano in una cittadina a pochi chilometri da Kiev. Lilia ha dieci anni, è una bambina solare con tanti sogni per il futuro, come è giusto che sia alla sua età. In Ucraina frequentava una scuola vicino casa. Ogni mattina andava a lezione a piedi insieme a qualche amica. Ascoltava la musica. Alla radio spesso passavano canzoni italiane, guardava la tv, organizzava pigiama party con le amiche, frequentava un corso di danza. La sua mamma lavorava in una fabbrica come sarta. La loro vita scorreva tranquilla, le loro giornate erano fatte di impegni, amici e famiglia.

La classe 5 P della primaria Alpi a Casalguidi. Lilia, la bimba ucraina fuggita dalla guerra, è in piedi al centro

Poi è arrivata la guerra e tutto è cambiato.

Dalla mattina alla sera hanno cominciato a volare aerei da guerra sopra le loro case.

“Io non li avevo mai visti, racconta Lilia con due occhi azzurri bellissimi e un timido accenno ad un sorriso, era buio e si vedevano solo le luci intermittenti di questi enormi uccelli volanti che sorvolavano le case. Dopo poco è arrivato un messaggio sul telefono che avvisava di restare in casa e dopo qualche ora da internet abbiamo capito che era cominciata la guerra”.

È iniziato tutto così.

Non poter più uscire significava anche non poter andare a scuola. Così le giornate hanno cominciato ad avere un ritmo diverso e la vita è cambiata. Non c’erano più i pigiama party, la scuola, la danza. Le giornate erano lunghissime, chiuse in casa o nel rifugio per ripararsi dalle bombe. Così ha cominciato a crescere anche la paura. Lilia e la sua mamma hanno raccolto i loro beni più preziosi e tutto quello che serviva per affrontare un viaggio perché restare era troppo rischioso. I pochi gioielli che avevano potevano diventare merce di scambio nel caso fossero state fermate dai soldati russi. Quegli oggetti potevano essere il prezzo della loro libertà.

“Quando sentivamo il suono delle sirene, tutto si illuminava in Ucraina, prosegue il suo racconto, quello era il segnale che dovevamo metterci al riparo nei rifugi. Noi non lo avevamo allora si stava nel corridoio o sotto i muri portanti perché l’edificio poteva crollare come se ci fosse il terremoto. A volte era pericoloso anche uscire per raggiungere i vicini che un rifugio lo avevano e ci avrebbero ospitato. Alle finestre mettevano del nastro isolante perché il rumore delle sirene e il passaggio degli aerei da guerra poteva frantumare i vetri”.

Lilia e la sua mamma risiedevano in un quartiere della città dove c’erano molti servizi e negozi, infatti, inizialmente non hanno avuto problemi a procurarsi il cibo e le medicine.

Passata una settimana si sono trasferite dai nonni materni per pianificare il viaggio in Italia dove molti amici ucraini si erano trasferiti negli anni precedenti.

“Siamo partite la mamma, io e mia zia che aveva la macchina e guidava. La notte ci fermavamo per dormire e riposarci. È stato un viaggio molto lungo e difficile, pieno di paura che qualcosa di brutto ci accadesse e fossimo costrette a tornare indietro, continua a raccontare Lilia, con me avevo portato solo un peluche, una pecora che avevo ricevuto in regalo da mia nonna quando avevo quattro anni ed ero malata”. Lilia aveva preso una brutta influenza ma ricevuto il pupazzo era stata subito meglio. Da allora non se ne separa, infatti, è in Italia con lei. Si chiama Shon, un nome di fantasia che non vuol dire nulla.

Il viaggio dura circa una settimana poi arrivano a Lucca dove ci sono altri ucraini e conoscono Don Paolo. La parrocchia e l’oratorio diventano subito un posto che sa di casa. Sono accolte con affetto e simpatia e fanno conoscenza con molte persone della comunità che vogliono aiutarle. Lilia torna a scuola, in terza primaria. Finalmente passa del tempo con altri bambini e ritrova i suoi amati colori.

“Io senza colori non so stare, amo troppo disegnare”, racconta con un filo di voce per vincere la timidezza.

La lingua è un primo ostacolo da superare ma i bambini hanno mille risorse per capirsi, la scuola è un’immersione nella lingua e all’oratorio tutti si adoperano per una prima alfabetizzazione e presto Lilia comincia a capire e parlare l’italiano.

“La scuola in Ucraina è molto diversa rispetto all’Italia, abbiamo quaderni piccoli, meno libri, non facciamo materie come informatica, non si usano le penne cancellabili, si scrive tantissimo e non si lavora sulle fotocopie, racconta Lilia facendo un paragone tra due tipi di istruzione completamente diversa, noi partiamo con la prima classe e non c’è una divisione tra ordini ci sono soltanto alcune materie che cominciamo a studiare in sesta, in settima e così via fino alla dodicesima classe”.

A Lucca Lilia e la sua mamma, che intanto cerca un lavoro, cominciano a integrarsi. Il giorno si dividono tra gli impegni e una famiglia che si è resa disponibile ad aiutarli, la sera rientrano all’oratorio. È così che conoscono Marcella e Claudio, una coppia di mezza età, con i figli ormai grandi e del tempo da dedicare al volontariato.

Marcella si procura dei libri e le aiuta con la lingua.

La mamma di Lilia vorrebbe tantissimo trovare un lavoro e fare la sarta, come in Ucraina.

Dopo qualche mese, trova un impiego a Ponte Stella. All’inizio si divide tra Lucca e Casalguidi facendo avanti e indietro ogni giorno, ma quando Lilia finisce la terza primaria comincia a pensare seriamente di trasferirsi ed avvicinarsi al nuovo impiego.

A settembre del 2023 Lilia varca per la prima volta il cancello della scuola primaria “Ilaria Alpi” a Casalguidi, conosce i suoi nuovi compagni e le sue maestre.

Sono Marcella e Claudio che, insieme alla mamma, si presentano a Cristina e Rossana, le future insegnanti, per raccontare di Lilia e fornire qualche informazione utile prima dell’inizio dell’anno scolastico. Lilia non era presente a quell’incontro, ma loro avevano portato un video nel quale la bambina salutava le nuove maestre.

“Ho festeggiato in Italia già due compleanni ed ogni volta quando spengo le candeline ho solo un desiderio, quello di tornare in Ucraina, nel mio paese, rivedere le mie amiche, fare ancora i pigiama party che tanto ci piacevano, oramai ho perso la speranza. La guerra non finirà e tornare sarebbe troppo pericoloso”.

Capita spesso di sentir parlare della guerra alla televisione e molti compagni di Lilia hanno visto i bombardamenti, le persone fuggire, il suono delle bombe ma sentire raccontare la guerra da chi da quella guerra è scappata, è stato molto toccante.

Il 20 novembre in occasione della giornata internazionale dei diritti dell’infanzia, in molte classi si è parlato di quanti diritti negati ci sono in alcune aree del pianeta. Non tutti i bambini hanno gli stessi diritti, proprio quei diritti che spesso si danno per scontati. Lilia ha incontrato, in occasione di questa giornata, i bambini di una classe prima della scuola primaria Alpi ed ha raccontato loro cosa ha visto con i suoi occhi: gli aerei, i messaggi che invitavano a non uscire, il nastro alle finestre, la paura, la musica che non suonava più.

Lilia con le sue parole ha accorciato una distanza e i bimbi e i suoi compagni di classe hanno avuto modo di riflettere davvero su quei diritti per cui vale la pena di lottare e di combattere perché niente è scontato.

Adesso Lilia e la sua mamma sono in un posto sicuro; può andare a scuola, ha fatto nuove amicizie, la sua mamma ha il lavoro che le piace e fa di nuovo la sarta, ma la nostalgia di casa non le abbandona e il sogno di Lilia continua ad essere quello di tornare in Ucraina, vedere la fine della guerra, vivere nella pace con le sue amiche e i nonni ed organizzare pigiama party come era abituata a fare quando la guerra era qualcosa di lontanissimo dal suo mondo.

“Non guardo mai il telegiornale, non voglio neppure sentirla nominare la guerra, sono una bambina e non voglio sapere cosa succede!”, dice con voce ferma e decisa.

Da grande Lilia vorrebbe fare la dentista perché ha sentito dire che si guadagna bene e nel tempo libero dipingere perché senza colori non può stare ed è davvero brava.

Vorrebbe fare la dentista in Ucraina ma la sua mamma dice che l’Italia e l’Europa sono posti più sicuri; il futuro di una bambina che già ha vissuto un’esperienza di dolore, ha bisogno di un avvenire sereno dove i sogni possano trasformarsi in realtà.

Non togliamo ai bambini il diritto di essere bambini.

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