mercoledì, Settembre 9, 2026

“Lo psicologo in circolo”, ce ne parla uno dei protagonisti, Andrea Castellani

intervista di Andrea Mori

PRATO – Andrea Castellani è uno psicologo esperto nella riabilitazione di persone tossicodipendenti, fa ricerca nell’ambito della psicologia scientifica ed è autore di due libri. Gestisce anche il portale “La Mente Psicologica”.

Andrea Castellani

Abbiamo voluto intervistarlo perché il dottore, insieme con altri colleghi del CSP (Centro di Solidarietà di Prato), porta avanti il progetto chiamato “Lo psicologo in circolo“. Progetto che, lo ricordiamo brevemente, dà la possibilità di parlare con un professionista della salute mentale senza dover mettere mano al portafogli. I colloqui sono privati, uno ad uno, e si tengono dentro il circolo Arci Lorenzo Orsetti, a due passi dal Duomo. Naturalmente è garantita la totale privacy per chi vi partecipa. Un’ora la durata delle sedute.

Dottore, come va con “Lo psicologo in circolo”?

Molto bene, è partita adesso la seconda edizione. Siamo riusciti ad avere una copertura per tutti i mesi estivi ed è un’ottima cosa. Questo è stato possibile grazie al CESVOT (Centro Servizi Volontariato Toscano) che ci sta finanziando, ai miei colleghi del CSP e ad Edoardo Carli che ci ha messo a disposizione il circolo per fare i colloqui.

Ci può dare qualche numero della prima edizione?

Siamo arrivati a fare 18 incontri gratuiti su 30 previsti, e ci riteniamo soddisfatti perché per essere un progetto appena iniziato – tra l’altro riguardante la salute mentale, che nonostante sia oggi un tema molto affrontato, resta sempre un po’ vittima di pregiudizi -, arrivare a diciotto lo consideriamo un buonissimo risultato. Poi, oltre agli incontri in presenza, ci sono stati tutta una serie di colloqui telefonici e di primi contatti, per cui complessivamente si parla di trenta persone con le quali abbiamo interagito. Il secondo ciclo, come detto, è cominciato adesso. Al momento ci ha scritto una persona, tuttavia siamo ottimisti e crediamo che in questi mesi prenderà piede.

Le persone che hanno partecipato al primo ciclo possono accedere agli incontri gratuiti del secondo?

Stiamo valutando in base a quante faranno richiesta. L’idea è quella di prevedere, per dieci persone diverse, tre incontri gratuiti. Certo è che se non dovessimo raggiungere questo numero possiamo andare ad aumentare gli incontri per ogni persona. Quindi, per fare un esempio: se in questi quattro mesi dovessimo essere contattati da cinque interessati, questi ultimi potrebbero usufruire di sei incontri invece che di tre. Situazione simile per chi ha partecipato alla prima edizione, e cioè che qualora desiderasse riprendere con questi appuntamenti gratuiti – e non abbiamo raggiunto la cifra massima – assolutamente sì. È possibile.

Qual è la fascia di età che ha maggiormente chiesto il vostro aiuto?

La situazione è piuttosto spalmata. Abbiamo avuto richieste sia da parte di giovani dai 20 ai 30 anni, sia da parte di adulti tra i 40 e i 60. Un paio di persone erano over 70; siamo anche stati raggiunti da una madre che cercava supporto per la propria figlia minorenne.

Se un paziente non può più avere incontri gratuiti, che cosa gli suggerite di fare?

Abbiamo pensato a tre possibili strade da indicargli.

La prima è quella di cui parlavamo poco fa, ossia incontri non a pagamento nel caso in cui non dovessero contattarci in dieci. La scorsa edizione, infatti, a due persone è stato proposto di fare una “doppia tripletta”. 

La seconda è quella di partecipare a dei progetti legati al CSP. Qui al centro ci sono tantissimi gruppi e attività di supporto psicologico. Per dirne alcune: supporto a uomini in difficoltà, a familiari di tossicodipendenti, caregivers adulti (quindi quei genitore che devono occuparsi dei loro stessi genitori).

Per i giovani abbiamo pensato invece ad una cosa proprio specifica: sei incontri con uno psicologo del centro a prezzo molto ridotto, ovvero 50 euro per 6 sedute. Per il CSP questa è stata una conquista. 

La terza strada è invece quella di continuare in regime privato con il professionista. Aggiungo che se noi terapeuti dovessimo vedere difficoltà di un certo tipo (perché comunque si parla di tre incontri, non di un percorso strutturato), per esempio legate alla depressione, ad un uso o abuso di sostanze, ad un disturbo di qualche tipo, allora è nostra premura e dovere indicare il professionista che si può occupare in modo adatto della situazione.

Le persone con cui avete parlato, vi hanno raccontato di esperienze negative avute in passato con la psicoterapia?

Dal punto di vista economico sì. In diversi ci hanno contattato perché avevano iniziato dei percorsi psicologici che, però, hanno dovuto interrompere per mancanza di risorse. Dato tuttavia che avrebbero voluto continuare, il fatto che “Lo psicologo in circolo” fosse gratuito le ha molto invogliate a sentirci. 

Poi c’è anche stato chi non ha mai seguito percorsi ed è voluto venire con lo spirito del tipo ‘visto che non so come mi posso trovare con uno psicologo, allora intanto provo con quello gratuito’, che è un ragionamento più che comprensibile.

È in grado di capire velocemente come può aiutare una persona?

Questa domanda è molto importante. Tante persone infatti vanno dallo psicologo per dire ‘ho fatto questo’, ‘ho avuto questo in passato, curami’, ‘dimmi cosa ho avuto e risolvimi il problema’. E si pensa che noi siamo in grado di vedere tutti i loro problemi del passato. Ma la nostra è una realtà in costruzione. 

Facciamo un esempio. Mettiamo il caso che lei venga a colloquio da me e che sia la persona più sincera del mondo, insomma mi dice tutto, si apre, si fida. Ok. Però al di là di questo, lei in questo momento sta affrontando una difficoltà, e noi è proprio da lì che partiremo.

L’onestà è una sua caratteristica, però il problema è una difficoltà che vorrà affrontare. Quindi, un obbiettivo buono, è quello di capire quale sia questa difficoltà, a cosa è legata e poi da lì muoversi di conseguenza. Aggiungo che anche se è l’individuo più onesto del mondo, magari neanche lei sa qual è la questione per cui è venuto da me. 

Quindi?

Quindi non bisogna pensare a noi come a ChatGPT. Dobbiamo fare delle analisi e poi intraprendere un percorso che può essere a volte più corto e altre volte più lungo, i casi sono tutti diversi tra loro.

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