sabato, Ottobre 3, 2026

Macerie e libertà, l’archivio del CLN di Prato, uno dei più ricchi di documenti della Toscana, va ordinato e studiato

PRATO – “L’archivio del Comitato di liberazione nazionale di Prato, uno dei più ricchi di documenti della Toscana, deve essere ordinato e studiato. È un impegno ormai urgente e importante perché riguarda la storia di una fase di cambiamento decisivo della città ma anche della nostra regione”.

Un’immagine dei lavori

Vannino Chiti, presidente dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea (ISRT) ha lanciato questo appello-invito a margine del convegno “Macerie e libertà. Le giunte dei CLN e l’amministrazione dei Comuni (1944-1946)”, che si è concluso oggi a Prato, nella sede della Provincia. 

L’archivio del CLN pratese è stato depositato dal Comune presso l’ISRT ed è uno dei più corposi per numero di carte che fanno riferimento al territorio pratese ma anche ai comuni della Provincia.  Chiti nel corso del suo intervento ha anche sollecitato le amministrazioni locali ad approvare in via definitiva il nuovo Statuto della Fondazione Museo e Centro di documentazione della Deportazione e Resistenza, per consentire all’istituzione di svolgere pienamente la sua missione.

La due giorni su “Macerie e libertà” è stata promossa dall’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea (ISRT) in collaborazione con la rete degli altri Istituti toscani e la Fondazione CDSE, con l’obiettivo di approfondire il ruolo dei Comitati di Liberazione Nazionale (CLN) nel governo locale e sulle azioni delle giunte comunali, prima forma di autogoverno del territorio.  Il convegno ha avuto il patrocino di ANCI Toscana e della Provincia di Prato ed è stato reso possibile grazie al sostegno fondamentale di Estra.

“La riflessione di questi due giorni ha consentito di approfondire, su scala regionale e provinciale, due questioni essenziali legate all’azione dei CLN locali: il livello di cambiamento effettivo nei diversi territori toscani e in che modo nasce la nuova democrazia proprio a partire dalle comunità. Tutto questo grazie al lavoro di ricerca condotto sui verbali del CLN Toscano e dalla rete dei nostri istituti – mette in evidenza Matteo Mazzoni, direttore dell’ISRT – è un contributo per riflettere sulla fragilità della democrazia e quindi sul grande impegno per formare e mantenere viva una democrazia partecipata ed effettiva”.

I protagonisti dell’incontro

Quello di ricostruire la memoria costituisce un impegno civile irrinunciabile.

“La nascita della democrazia dopo un ventennio di dittatura avveniva in una situazione drammatica, per la mancanza di cibo, di case, di lavoro – ha sottolineato Chiti – Oggi la democrazia è sfidata da crisi economica e crescita delle disuguaglianze. Serve volontà, impegno e coraggio per suscitare passione e competenze. Nell’assoluta diversità dei tempi occorre ripristinare quel senso comune in difesa delle istituzioni e di ricerca delle convergenze su quello che ci unisce. Tanto più che la nostra Costituzione rischia di essere sfregiata da riforme, come quella elettorale, che attaccano gli equilibri tra poteri dello Stato sanciti dalla Costituzione”.

La Toscana dal ’44 al ‘46 è stata un vero e proprio laboratorio di futuro.

“Il caso della Toscana delinea un quadro in cui, di fronte alla questione politica che si pone con la Liberazione – superamento compiuto del fascismo, costruzione della democrazia –   prende forma una soluzione che produce una discontinuità più marcatamente politica che istituzionale – ha spiegato nelle sue conclusioni Riccardo  Saccenti (università di Bergamo-ISRT) –  La “riforma” con cui si determina una cesura rispetto al passato fascista, ma anche allo Stato liberale, si colloca maggiormente sul piano del ruolo che vengono assumendo i partiti, soprattutto i grandi partiti “di massa”, come perni di una democratizzazione dell’Italia. Non è soltanto la nascita di un regime di pluripartitismo: è l’emergere di un’interazione nuova fra cittadini, formazioni sociali ed economiche, e politica”

Cosa accadde nello specifico a Prato in questa fase?  Lo ha raccontato Andrea Giaconi (Coordinamento Toscano per la Promozione dei Valori Risorgimentali) che ha parlato del ruolo delle giunte del CLN nel pratese tra fabbrica e libertà. A Prato la giunta del CLN era formata da personaggi di grande spessore politico ma anche culturale. Alla guida c’era la figura carismatica di Dino Saccenti, simbolo della ventennale lotta alla dittatura, Erano rappresentate le diverse anime dell’antifascismo: democristiani (Leopoldo Pieragnoli, Attilio Masiani), comunisti (Vittorio Mattei, Romeo Pacini), azionisti (Cesare Grassi, Alessandro Pitigliani), socialisti (Armando Meoni, Goffredo Zanaschi) e liberali (Angelo Palasciano, Mario Balli).

 “Le giunte dell’area pratese fecero dell’antifascismo il caposaldo di una ricostruzione soprattutto morale, con tre compiti: epurazione, approvvigionamento alimentare, ricostruzione materiale – ha sottolineato Giaconi – Per l’approvvigionamento le giunte collaborarono con il Comando Militare Alleato (AMG), istituendo commissioni annonarie e uffici tecnici guidati da esponenti dei vari partiti. A Prato la giunta Saccenti creò i “granai del popolo”, centri di distribuzione soprattutto nelle frazioni più sprovviste, con il plauso del democristiano Aldo Petri, abitualmente critico verso Saccenti: “una risoluzione che va ad esclusivo vantaggio dei ceti più poveri”.

Il convegno è stato curato da un comitato scientifico composto da Pier Luigi Ballini, Matteo Mazzoni e Riccardo Saccenti. Giada Kogovsek (ISRT) e Luisa Ciardi (Fondazione CDSE) hanno seguito la segreteria organizzativ

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