di Nicola Cariglia*
La vittoria di Macron in Francia, che non si poteva dare per scontata almeno fino all’esito del primo turno, ha fatto tirare un sospiro di sollievo a quella larga parte di cittadini europei che desiderano una Europa sempre piu’ forte, ma che sono da tempo in apprensione per i fenomeni di sovranismo e populismo presenti in molti paesi dell’UE.
La conferma di Macron è importante, perché dopo il ritiro di Angela Merkel, il presidente francese è visto come il riferimento più attendibile per spingere in avanti il processo di integrazione. Una aspettativa che Macron sembra volere pienamente rispettare, visto che immediatamente dopo avere conosciuto l’esito del voto ha voluto raggiungere il palco dei festeggiamenti accompagnato dalle note dell’inno alla gioia che è anche l’inno all’Europa.
Ma per rafforzare l’Europa la conferma di Macron da sola non basta. Perché, ora, tocca proprio all’Italia offrire una prova analoga. E sarà molto più complicato.
Infatti, in Francia, grazie al diverso sistema elettorale, pur in presenza di una dispersione partitica non dissimile da quella italiana, alla fine la scelta si riduce a due personalità. E, alla fine chi vince ha la garanzia del governo effettivo del paese per cinque anni, con il rischio, nella peggiore delle ipotesi, di “coabitazione” con un presidente del consiglio non di suo gradimento nel caso, fino ad oggi rarissimo, di una maggioranza diversa in Parlamento.
Nel sistema politico italiano, invece, se c’è qualcosa di stabile, è la precarietà. E viceversa. Per due volte, negli ultimi 10 anni, si è dovuto ricorrere a personalità estranee: di grande livello come Monti e Draghi, ma fuori dai partiti. Mentre in Francia Macron si è prima conquistato una posizione politica centrale e poi il governo del paese per i passati e per i prossimi 5 anni, svuotando i vecchi partiti dai loro elettori.
E’ possibile qualcosa di simile, a breve in Italia dove una miriade di piccoli e grandi partiti sopravvivono a loro stessi, con avvilenti sotterfugi, componendosi e scomponendosi in continuazione e cambiando idee, programmi e alleanze in continuazione? A meno di un anno dalle elezioni politiche avremo quel governo europeista che guarda ad occidente di cui c’è bisogno dopo le sbornie populiste, sovraniste, filoputiniane e filocinesi? La domanda è sconsolatamente retorica. Ancora non sappiamo, a circa dodici mesi dal voto, quale sarà la legge elettorale!
*direttore www.pensalibero.it










