mercoledì, Settembre 9, 2026

“Marcello mio”: Chiara Mastroianni nel segno del padre apre il Lucca Film Festival

LUCCA – Chiara Mastroianni, attrice e figlia di Marcello e Catherine Deneuve, è la madrina della ventesima edizione del Lucca Film Festival.

Ieri ha aperto ufficialmente il festival con la presentazione al cinema Astra del suo film “Marcello Mio” di Cristophe Honoré. Poi è passata ad inaugurare una mostra dedicata al padre a Palazzo Pfanner che rimarrà visitabile fino al 27 ottobre.  

Marcello, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, è l’interprete italiano più premiato di sempre, con oltre cinquant’anni di carriera e 140 film all’attivo. Nella mostra “Marcello l’antidivo di successo” sono esposti manifesti originali, locandine, dischi, provenienti tutti dalla collezione del curatore Alessandro Orsucci.

Due momenti dell’inaugurazione della mostra dedicata a Marcello Mastroianni a Palazzo Pfanner di Lucca (fotografie di Stefano Di Cecio)

Abbiamo seguito Chiara sia alla presentazione del film che all’inaugurazione della mostra dove ha ricevuto in dono dallo stesso Orsucci una copia originale del disco “Ciao Rudy” colonna sonora dell’omonimo film, e le locandine originali dei film in cui l’interprete è sua madre, “Miriam si sveglia a mezzanotte” e “L’ultimo metrò”.

Al cinema Astra Chiara ha parlato del suo film in cui interpreta il padre. Il suo è un personaggio che attraverso una crisi di identità cerca di creare una specie di sortilegio per far ritornare questa persona, che in questo caso è suo padre. E’ un po’ come una ricerca del tempo perduto, un film un po’ strano, abbastanza particolare, tocca il tema dell’identità che, per un attore, non è tutto ma è molto.

Flavio De Bernardinis, il moderatore, le pone alcune domande fra cui:

Dopo aver rivisto molti  film di Marcello, mi ha colpito l’opera prima Elio Petri, che si intitolava “‘L’assassino”. All’inizio del film, Marcello, è a casa, si sveglia la mattina e viene prelevato dalla polizia e portato al commissariato. Vestendosi e preparandosi di malavoglia, innervosito, ripete continuamente che bisogna fare presto perché lui ha una fidanzata che si trova a Lucca e lo ripete due o tre volte. E’ un’idea di  Marcello quella di indicare la città di Lucca? 

Non posso rispondere per lui, ma è molto possibile.

Come mai?

Perché gli piaceva Lucca da morire. Io sono venuta sempre a Lucca fin da piccola e continuo a venirci regolarmente. Penso sia un posto dove lui si sentiva al riparo. E’ una città, una regione dove c’è un’energia molto particolare. Sarà forse perché io vengo dalla caotica Parigi, non so, ma qui c’è la sensazione di qualcosa di sereno, sarà la luce, sarà l’acqua, sarà la gente, sarò l’insieme di tutti questi elementi, non lo so. Però è vero che mio padre aveva una passione per Lucca e abbiamo passato tanto tanto tempo qua e continueremo nel futuro.  Poi il cibo che contava molto per lui, la cucina toscana è imbattibile.

Monicelli racconta che durante le riprese dei film che ha fatto con Mastroianni, Marcello diceva sempre “Stasera dove andiamo a mangiare?”

Sì, è vero. Era come un modo di continuare la giornata di lavoro, anche se faceva freddo. L’idea che la sera poi sarebbe andato a cena con la gente della troupe era proprio l’apoteosi della giornata di lavoro.

De Bernardinis conclude dicendo “lasciamo il pubblico a questo film che si intitola Marcello Mio. Se posso permettermi, vedrete, sarà non solo Marcello Mio, ma sarà Marcello nostro”.

A Palazzo Pfanner Chiara ha poi tagliato il nastro inaugurando la mostra dedicata a suo padre, affiancata dal vice Sindaco di Lucca Giovanni Minniti e dal curatore della mostra Alessandro Orsucci a cui abbiamo rivolto alcune domande.

Quando hai iniziato a collezionare memorabilia del cinema italiano?

Una volta sono andato in una libreria a Viareggio, che oggi non c’è più, e ho visto un volume dedicato al cinema italiano, anno per anno, i primi 20 anni del cinema, dal ’58 al ’78, strapieno per ogni anno di queste immagini meravigliose, di questi dipinti. E io, amante di pittura, per avere qualche dritta, il giorno dopo ho chiamato Maurizio Baroni di Castelfranco Emilia, scomparso recentemente, che è stato un grande collezionista. 

Che anno era? 

Primi anni 90, diciamo 93. Da lì è nato tutto, sono partito dai grandi del cinema italiano, Totò, Marcello Mastroianni, ed altri. L’Italia ha un patrimonio straordinario dal punto di vista culturale perché il film coinvolge tutte le arti applicate. All’inizio andavo al cinema per divertirmi, per vedere, per ridere o per commuovermi. Poi piano piano seguivo la musica, le colonne sonore e il materiale stampato. Infine mi sono innamorato.

Ho voluto dare molto importanza a Marcello Mastroianni, perché attraverso di lui  andiamo a riscoprire i grandi pittori di manifesti del cinema come Guttuso, Toulouse Lautrec, Ballester, Capitani, Martinati.  Andiamo a scoprire la musica,  eper le colonne sonore Mastroianni ha lavorato con i più grandi, Piccioni, Trovajoli…tutti grandissimi artisti.

All’inaugurazione erano presenti anche i proprietari di Palazzo Pfanner che hanno salutato l’attrice congratulandosi con lei.

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