giovedì, Ottobre 15, 2026

Marco Carrai fuori dai vertici della Fondazione Meyer: la solidarietà della Comunità ebraica

FIRENZE – Apprendiamo dagli organi di stampa che il mancato rinnovo di Marco Carrai ai vertici della Fondazione Meyer, dato per certo, sarebbe un atto di “coerenza politica”; di più, un sanare la “contraddizione etica” per il suo concomitante ruolo di console onorario di Israele. E le citazioni di politici locali potrebbero continuare.

Marco Carrai

Affermazioni come queste rafforzano la sensazione di una scelta che si configura come un premio a chi manifesta da anni contro Carrai; chi gli augura la peggior sorte sui muri della città; chi lo contesta non per una divergenza di idee – e con Marco Carrai, così come con chiunque, si può essere d’accordo o meno, ovviamente – ma perché, per definizione, essere console di Israele è una patente di indegnità morale. E poco importa l’impegno personale a portare bambini da Gaza a curarsi a Firenze, impegno che Carrai ha avuto sin dagli inizi del conflitto fra Israele e Hamas. Anzi, nulla importa, come nulla conta in questa discussione il suo ruolo nella Fondazione e come l’abbia svolto: conta solo aggiungere un trofeo alla “caccia al sionista”, che va tanto di moda e che, evidentemente, ha trovato in questa circostanza l’appoggio di una parte significativa della politica toscana.

Non sta alla Comunità Ebraica di Firenze, come è ovvio, esprimersi sui rinnovi della Fondazione Meyer, così come esprimere giudizi sull’operato in Fondazione di Marco Carrai – a cui comunque va il saluto e la nostra solidarietà per un ruolo difficilissimo, quello di console di Israele in questi anni di guerra, che continua a svolgere nonostante la campagna violenta che gli viene orchestrata contro e il bisogno di protezione costante a cui sono sottoposti lui e la sua famiglia.

Ma non può non colpirci il populismo di questa scelta. A chi oggi festeggia, pare evidente, dei fatti non importa nulla; nulla importa lavorare concretamente per le vite di chi viene massacrato, che sia nei massacri terroristici in diretta video, troppo rapidamente dimenticati, o nei bombardamenti che uccidono civili; interessa solo poter sventolare la bandiera dell’odio verso Israele, paese indegno per principio; farne capitale politico, promuovendo boicottaggi, epurando figure invise alla piazza. Lavorare alla soluzione dei conflitti richiede ben altro spessore, politico e umano. 

Il Consiglio della Comunità Ebraica di Firenze

Adei-Wizo – Associazione Donne Ebree d’Italia, sezione di Firenze

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