CASALGUIDI – Ospite d’onore della seconda Festa della Costituzione e della Repubblica di Casalguidi, organizzata dal Circolo Milleluci, è stato l’europarlamentare Marco Tarquinio, già direttore del quotidiano l’Avvenire, che ha parlato di pace, di Costituzione e cittadinanza, discusso di Ucraina, Medioriente, riarmo e dell’urgenza di avere un’Europa e un’Italia capaci di costruire ponti di pace e non di alzare muri d’odio. L’intervista condotta da Caterina Benini,ha preso spunto dagli articoli della Costituzione, art. 11 e 52 che sono legati tra loro e che indicano già di per sé la linea da seguire.

L’articolo 11 afferma con forza il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e l’articolo 52 parla della difesa della patria come dovere del cittadino. In tempi difficili, ha dichiarato l’europarlamentare, è ancora più urgente prendere posizioni a partire dai valori della Costituzione. Questo è quanto intende fare con la sua azione politica coerentemente con il pensiero che da sempre porta avanti. Tarquinio ha scelto di candidarsi con il PD per promuovere una politica estera europea basata sulla diplomazia ribadendo più volte che bisogna tenere alta l’idea che la politica e la diplomazia valgono più delle armi e che la pace deve essere l’obiettivo da realizzare. Ha ricordato, inoltre, che Papa Francesco per ben due volte ha citato gli articoli 11 e 52 della Costituzione in alcuni suoi discorsi specialmente in relazione alla pace, alla fraternità e alla giustizia sociale. Il pensiero di Tarquinio è infatti in linea, per molti aspetti, con quello di Papa Francesco e con l’eredità che ha lasciato: prendere un impegno condiviso per un mondo più giusto e pacifico. Proprio in questi giorni Papa Leone è intervenuto su questi temi guardando nella stessa direzione del suo predecessore. “Mi sono molto piaciute le parole di Papa Leone – ha detto Tarquinio – pur avendo un altro stile credo che saprà raccogliere l’eredità di Francesco che aveva scelto gli ultimi e i più bisognosi come interlocutori”.
All’idea di un riarmo massiccio da parte dei singoli stati membri dell’Unione Europea e in merito al piano “ReArm Europe”, Tarquinio ha ribadito fermamente che ha il solo scopo di premiare i produttori di armi senza rafforzare realmente la coesione e la sicurezza. Ha parlato, infatti, di due azioni, una militare non aggressiva e di una civile, non violenta e cooperativa, entrambe al servizio della diplomazia europea. Sulla situazione a Gaza ha espresso chiaramente la sua posizione critica, denunciando le violazioni dei diritti umani e l’uso della violenza da parte di Israele. Ha definito le operazioni israeliane un vero e proprio “domicidio” cioè la distruzione sistematica delle abitazioni palestinesi. Queste azioni non possono essere giustificate come difesa contro il terrorismo, ma rappresentano una violazione dei diritti umani fondamentali. Durante il suo lungo intervento, catturando l’attenzione dei presenti, ha più volte sottolineato la sua visione pacifista promuovendo una politica basata sulla diplomazia e sulla pace, non dimenticando che la storia ha già mostrato cosa potrebbe succedere percorrendo certe strade. Le sue posizioni spesso hanno suscitato reazioni contrastanti all’interno del Partito Democratico, soprattutto tra i membri più riformisti.

“E’ molto positivo che si torni in piazza, che ci sia mobilitazione dal basso, ha dichiarato in chiusura dell’intervista, l’8 e il 9 giugno dobbiamo andare a votare”.
Non sono mancati al termine della serata gli interventi del pubblico ai quali Tarquinio non si è sottratto, condividendo riflessioni e preoccupazioni per i segnali che stanno emergendo e che inevitabilmente devono preoccupare perché sta soffiando un vento che ci riporta indietro ai primi del 900, che purtroppo conosciamo bene. La cultura, per Tarquinio, resta la cifra attraverso cui passa il cambiamento. Solo una società colta e critica può affrontare le sfide complesse del nostro tempo in fatto di conflitti, disuguaglianze e crisi ambientali. La politica ha il compito di parlare alle nuove generazioni che sono restie alla partecipazione attiva, al mettersi in gioco, a scendere in campo per invertire la rotta.
Il 7 giugno sarà in piazza a Roma così come a Marzabotto perché la più grande paura della destra è la partecipazione e non dobbiamo mancare a questi appuntamenti. È anche con questo appello che ha salutato i presenti e ringraziato per l’iniziativa che ha offerto la possibilità di un interessante confronto su temi attuali che animano il dibattito internazionale.







