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“Materie”: l’arte poliedrica di Venturino Venturi in mostra a Firenze

FIRENZE – “Materie 1941-1981” è il titolo delle opere di Venturino Venturi che la Galleria Il Ponte, con il supporto scientifico dell’Archivio Venturino Venturi, è lieta di presentare fino al 17 marzo 2023, per ripercorrere attraverso un sintetico numero di opere salienti il lavoro dell’artista proprio dal 1941 al 1981.

Opere che sono il frutto di quarant’anni di sperimentazione su innumerevoli materiali: dal legno alla pietra, dal marmo al cemento, dal monotipo alla xilografia, attraverso i quali Venturino trovò un suo percorso solitario e autonomo, anche se tangente con numerose istanze artistiche del tempo.

“Elan dans l’espace”, 1949 (fotografie di Andrea Dami)

Venturino Venturi nasce a Loro Ciuffenna nel 1918, ma è nel 1923 che è costretto a seguire il padre Attilio antifascista in Francia e poi in Lussemburgo, dove ultimerà gli studi fino al conseguimento del diploma di maturità tecnica.

Nel 1936, rientrato in Italia, è a Firenze dove frequenta l’Istituto d’Arte di Porta Romana e poi l’Accademia di Belle Arti. Gli studi accademici e gli incontri con numerosi amici artisti e letterati animano le giornate fiorentine del giovane Venturino che trascorre il suo tempo tra lo studio di via Cherubini e Loro Ciuffenna.

Nel 1940 indossa la divisa militare ed è inviato sul fronte albanese, dove rimarrà gravemente ferito e verrà trasferito in Italia, a Firenze, presso l’Ospedale Militare. Dopo la lunga degenza, parteciperà a tutte le principali rassegne nazionali d’arte tra Bologna, Milano e Firenze. Firenze nel 1945 viene liberata e il ventisettenne artista Venturino allestisce la sua prima mostra personale nella centrale Galleria La Porta.

Si trasferisce poi a Milano dove incontra e frequenta artisti come Renato Birolli e Lucio Fontana.

Nel 1950 viene selezionato per la XXV Biennale di Venezia, presentando Élan dans l’espace, un rilievo in gesso dipinto con figure geometriche.

Senza titolo, 1981

Nel 1953 vince con gli architetti Baldi e De Luigi, in ex-aequo con lo scultore Emilio Greco, il Concorso Internazionale per il Monumento a Pinocchio a Collodi e tra il 1953 e il 1956 realizza a mosaico l’opera la Piazzetta dei Miracoli, nel cui centro avrebbe voluto porre come uno gnomone il suo Pinocchio, ma a causa di una grave depressione venne ricoverato presso l’Ospedale Psichiatrico di San Salvi a Firenze dove continuò, fortunatamente per noi, a lavorare realizzando un’importante serie di grandi disegni a pastello e tempera su carta.

Dal 1959 riprenderà l’attività artistica e nel 1960 la Galleria La Strozzina di Firenze gli dedica un’importante mostra antologica per la cura di Mario Bergomi; poi Carlo Ludovico Ragghianti nel 1961 presenta i Monotipi al Gabinetto Disegni e Stampe dell’Università di Pisa; nel 1962 Venturino partecipa alla III Biennale Internazionale di Scultura di Carrara.

Seguirono anni che vedranno lo scultore-pittore di Loro Ciuffenna impegnato sia nell’esecuzione di monumenti pubblici, come il Murale del 1992 in ricordo dell’eccidio nazista a Castelnuovo dei Sabbioni, nel comune di Cavriglia, sia in una intensa attività espositiva presso gallerie private e pubbliche.

Senza titolo, 1965

Nel 1993 viene inaugurato il Museo Venturino Venturi nella sua Loro Ciuffenna e qualche anno dopo, era il 1999, nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio a Firenze è allestita l’importante mostra antologica. Nel 2002 l’artista si spegne a Terranuova Bracciolini.

Dal 2004 è attivo l’Archivio Venturino Venturi che ha sede nella casa-atelier che appartenne allo scultore nel paese natale di Loro Ciuffenna.

Con questa mostra, ci ricorda Lucia Fiaschi curatrice della mostra, la galleria Il Ponte riallaccia la relazione che Vincenzo Alibrandi (padre del gallerista) iniziò con Venturino Venturi a San Giovanni Valdarno, dove espose più volte le sue opere a partire dal 1966 al 1974 e con cui aveva collaborato, nel 1972, alla realizzazione di un ciclo di oltre trenta opere grafiche, tra acqueforti e bulini.

Oggi, qui, possiamo ammirare alcuni lavori con i quali Venturino ha sperimentato alcune “Materie”: dal Ritratto di Sergio Scatizzi in legno intagliato e dipinto del 1965 al Ventre in bronzo del 1949, dal Elan dans l’espace di gesso dipinto del 1949 al Ritratto della sorella Beppina di cemento e polvere di pietra del 1944, o ai monotipi di inchiostro su carta del 1965 e del 1981 e, mentre osserviamo quest’ultimi, la curatrice della mostra Lucia Fiaschi ci ricorda che «la materia dell’olio è stesa su tavola o cemento, su questa viene adagiata la carta per poi essere lavorata dal retro.

Ritratto di Sergio Scatizzi, 1965

Il colore nero, rosso e talvolta blu, trasferito attraverso la pressione dello strumento o dalle mani, è esaltato dal segno rude dello scultore, che dal retro incide la carta come fosse pietra. Ne risulta una materia pittorica di un ricco spessore e in questo si rivela la dimensione della profondità. Profondità e luminescenza che inattese si rivelano anche in un nucleo di opere realizzate a china direttamente su tavole non preparate».

Da non dimenticare: venerdì 17 marzo alle ore 18,00 verranno presentati i due volumi:
“Venturino Venturi, Scritti 1936-1974”, a cura di Lucia Fiaschi e Nicoletta Mainardi (Editore Gli Ori, Pistoia, 2023) e “Venturino Venturi, Catalogo generale dell’opera”, a cura di Bruno Corà (Editore Gli Ori, Pistoia, 2023).

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