mercoledì, Settembre 9, 2026

Matteo Biffoni: il record di preferenze, le aspirazioni in Regione e il futuro di Prato

di Andrea Mori

PRATO – Lunedì si terrà il primo consiglio regionale dopo le elezioni che hanno confermato Eugenio Giani come governatore della Toscana. Le trattative per la composizione della Giunta proseguiranno probabilmente per tutto il fine settimana, con le decisioni finali che potrebbero arrivare addirittura domenica notte. Nel mentre prosegue il dialogo tra il presidente Giani e Matteo Biffoni, ex sindaco di Prato.

Matteo Biffoni

Biffoni, se fosse lei a scegliere, quale ruolo prenderebbe in Regione?

Avendo ricoperto l’incarico di parlamentare, sindaco per 10 anni, consigliere comunale – sia di maggioranza che di opposizione –, presidente di Anci regionale (con un ruolo anche a livello nazionale) e considerando le preferenze ottenute, mi piacerebbe confrontarmi con le sfide più importanti. Mi riferisco agli assessorati toscani alla Sanità, Infrastrutture e Sviluppo. Qualcosa che, per come interpreto io la passione politica, mi permetta di lavorare per un contesto più ampio come quello regionale, con ricadute dirette anche su Prato: basti pensare alle discussioni sull’offerta sanitaria in questa città, a partire dal Santo Stefano.

Alle elezioni del 12 e 13 ottobre scorsi, lei ha raggiunto il record storico di preferenze a livello regionale (22.155). Nonostante questo, ad oggi, non viene considerato tra i favoriti per l’assessorato alla Sanità. Perché?

È una bella domanda, alla quale non so rispondere in modo lucido. Credo ci siano diverse questioni, forse legate al modo in cui il presidente Giani intende impostare la Giunta.

A questo proposito, voglio dire una cosa, senza polemiche: è giusto che si scelga una giunta in cui ci si senta a proprio agio; ho avuto esperienze in merito e so cosa significa. Dall’altra parte, c’è anche una questione legata alle dinamiche del partito, situazioni che ci sono sempre state e sempre ci saranno.

Detto questo, vorrei evitare di pensare che sia una questione personale, legata al fatto che “forse non è in grado di”, perché ritengo di poterci provare. Se andrà bene o male non lo sappiamo, ma penso di poterci provare. Comunque, vediamo cosa succede. Non sono preoccupato per me, non ho particolari problemi per il mio percorso personale. Sicuramente, non lo nascondo, mi farebbe piacere che la tanta fiducia espressa nei miei confronti si trasformasse in lavoro per l’interesse della comunità. In che forme lo vedremo.

Quindi questo altissimo numero di preferenze non ha tutto il peso che ci si potrebbe immaginare.

Credo, a memoria, che sarebbe la prima volta che chi ne ha ottenute di più alle elezioni regionali non entra in Giunta. Nella vita, però, ci sono sempre delle prime volte. Per quanto mi riguarda, le preferenze sono un elemento importante, tant’è vero che anch’io, quando ho formato le mie giunte, le ho considerate come punto di riferimento per le scelte. Ma bisogna essere onesti: non sono l’unico metro di valutazione.

Il palazzo della Regione Toscana

Torniamo alla dimensione locale. Come sta il Pd pratese?

Martedì c’è stata una direzione che, a mio avviso, ha portato alla scelta che andava fatta, ovvero quella di avviare una fase congressuale. Rese dei conti, scontri e botte? Non la vedo così. In questo momento abbiamo bisogno di rimettere in moto un motore ingolfato.

Poi occorre dirlo: se pensiamo che il risultato delle regionali ci metta al riparo da ogni rischio, commettiamo un errore clamoroso. Per due motivi: uno perché c’è stato un innegabile trascinamento personale (quello suo, ndr.), due perché se si analizza lo scarto tra i voti del centrodestra e quelli del centrosinistra, comunque vada non ci si trova al sicuro.

La questione (il caso Bugetti, ndr.) ha lasciato un segno, una ferita nella nostra gente. Dobbiamo rimettere in moto i nostri iscritti, che purtroppo sono sempre meno, ma che ora devono essere nuovamente coinvolti.

Come si fa? Con il congresso e facendo giudicare loro ciò che è accaduto in questi anni. Bisogna dirgli: “Signori, adesso è il momento di esprimere il vostro parere su questa situazione, quindi se secondo voi il partito è stato gestito bene, male, se c’è da cambiare, continuare così, ecc.”.

Fatto questo, e riattivando coloro che hanno ancora il coraggio e la voglia di fare una tessera, dobbiamo richiamare il nostro mondo più ampio attraverso il sistema delle primarie, che sia di coalizione, di partito o la consultazione popolare.

È fondamentale comunicare il seguente messaggio: “Non siamo chiusi in una stanza, ma aperti al vostro giudizio”. Agendo così, secondo me, arriveremo alle amministrative con le spalle larghe.

È tanto che manca questo?

Sì, da troppo tempo. E se non lo facciamo adesso, commettiamo un errore clamoroso.

Ci sono infatti dei momenti storici in cui può anche “permettersi” di agire diversamente, come dimostrato nel 2024. Abbiamo discusso, è risaputo che abbiamo avuto delle divergenze per arrivare alla candidatura a sindaco. Poi abbiamo vinto, ma anche perché c’erano delle condizioni favorevoli, tra cui un giudizio molto positivo sulla giunta uscente e una candidatura capace di intercettare le preferenze.

Dobbiamo arrivare a febbraio/marzo, quando ci sarà la candidatura del sindaco o della sindaca che indicheremo, per avere tutte le condizioni per provare a vincere.

Ha detto che il Partito democratico sarà in grado di trovare un nome valido per le amministrative in primavera.

Se si vuole fare il sindaco di Prato, credo di sì. Forse sarò l’ultimo dei romantici e l’ultimo degli ingenui, ma la politica, secondo me, è un’esperienza collettiva, non di un singolo. Non credo ci sia una persona adatta a ogni stagione.

Però lei piace, e parecchio.

È vero. Ma in questo momento, secondo me, nella testa di tanti pratesi c’è il pensiero di far provare qualcun altro che magari non è ancora stato messo alla prova fuori, ma che secondo me ha le caratteristiche necessarie. Io penso che sia sano provarci.

Poi, per quanto mi riguarda, non è che scompaio: sono tornato da Roma, non è questo il punto.

Come si spiega l’alto gradimento che continua ad avere tra i pratesi?

Fino in fondo non lo so. Inizierei col dire che ognuno di noi tende a riconoscersi nel simile, ed è plausibile che il mio modo di essere sia quello di molti. Per quanto riguarda il mio carattere, ogni tanto mi rendo conto di essere anche un po’ ruvido, quindi un po’ come i pratesi. E un po’ come loro tendo a fare le cose al massimo delle mie capacità, poche o tante che siano.

Poi, secondo me, i cittadini si sono resi conto che noi i problemi li abbiamo sempre affrontati. Certo, alcuni li abbiamo risolti e altri no, però ci siamo sempre stati, cosa che alla fine le persone ti riconoscono.

Le faccio l’esempio forse più calzante: nel corso dell’ultima campagna elettorale alcune signore mi hanno detto “non ti si può dire che ti si vede solo per la campagna elettorale, perché ti si vede spesso”.

E questo, secondo me, i pratesi lo riconoscono, perché siamo persone terribilmente pragmatiche, magari poco avvezze al complimento o alla coccola, però capaci di riconoscere chi si rimbocca le maniche e ce la mette tutta.

Poi c’è una valutazione complessivamente positiva del mio e del nostro operato, come emerge dai sondaggi post-amministrazione.

Infine, c’è la questione della conoscenza: i cittadini tendono a premiare chi conoscono e, oggettivamente, in questi anni ci hanno conosciuto molto, perché siamo stati tanto in giro e sempre in mezzo alle persone.

Biffoni, con la fascia di sindaco di Prato

Qual è, secondo lei, il profilo giusto per guidare il Comune di Prato?

Anzitutto, per tornare a quello che stavo dicendo adesso, un sindaco che sta in mezzo ai cittadini, che va ai mercati anche quando non ci sono le elezioni, che riceve centinaia (forse migliaia in dieci anni) di persone. Che vada costantemente nelle aziende, partecipi alle cene dei Lions, dei Rotary. Quello lo deve fare, poi imposta il lavoro a modo suo.

La base è che il cittadino lo deve trovare. Quando ho formato le giunte, a tutti ho detto: io vi lascio lavorare, mi interessa l’obiettivo; come lo raggiungete – sempre nei limiti della legge – non mi interessa. L’unica cosa che non tollero è che un cittadino, un’associazione, una realtà sportiva o culturale lo cerchi e non lo trovi.

Ho imparato che la persona che ti racconta un problema, sebbene a te possa sembrare piccolo, per lui è il suo problema, magari quello della vita. E quindi il sindaco deve esserci.

Da 1 a 10 che voto si darebbe, in termini di coerenza amministrativa?

Per quello che ho provato a fare? 10. Per quello che sono riuscito a fare, 6 o 7, ma francamente non saprei con precisione.

Le faccio l’esempio forse più dibattuto in città: il sottopasso del Soccorso. Ho iniziato a lavorarci probabilmente nel 2012, quando eravamo ancora all’opposizione della giunta Cenni. Facemmo un evento a Grignano, me lo ricordo come fosse ora: io, Massimo Carlesi, Maurizio Calussi e altri. Proponemmo il sottopasso del Soccorso.

Se avessi pensato al mio interesse, avrei potuto fare diversamente. Ho invece pensato al bene della città, ho fatto questa scelta sapendo che non sarebbe toccato a me inaugurarlo e che sarebbe stato un intervento a lunghissimo termine.

Quando io e Valerio Barberis abbiamo deciso di fare il parco urbano al posto dell’ex ospedale, un dirigente del Comune ci disse: “Sapete che state facendo un gesto di generosità?”. Noi non capimmo subito: “In che senso?”. “Non lo vedrete mai realizzato”. E aveva ragione. Ma cosa era giusto fare per la città? Quello, e quello abbiamo fatto. Lo vedrà il prossimo sindaco, ma noi lo abbiamo avviato.

La palazzina nuova dell’ospedale: dal 2002 si discuteva se fosse grande o piccola, per acuti, ecc. Mille discorsi. Però la palazzina si è fatta e a primavera si inaugura. L’obiettivo era dare una risposta anche a quel tipo di problema.

Chi sono, a suo avviso, le persone che scelgono di non andare a votare?

Gente arrabbiata, delusa, a cui la politica ha dato spettacoli obbrobriosi. L’astensionista, secondo me, è chi ha perso fiducia nella politica, pensando che non possa risolvere i suoi problemi. “Siete tutti uguali, fate tutti schifo, è un mangia mangia”.

E come si possono convincere a tornare alle urne?

Essendo coerenti con quello che si dice, assumendosi i problemi, ricordandosi che il sì è sì, il no è no e il resto è del demonio. Oltre ad evitare di dare spettacoli indecorosi.

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