mercoledì, Settembre 9, 2026

Medici di famiglia, Pescia: la soluzione non può essere quella di innalzare a 1600 il numero dei pazienti

PESCIA – “Ormai non passa giorno che non appaiano sui quotidiani e TV locali denunce sui disservizi dovuti essenzialmente alla mancata sostituzione dei medici di famiglia e dei pediatri che vanno in pensione o che decidano di fare altro. Questa volta si parla di Pescia.

A noi sembra che ogni volta si rincorra l’emergenza senza aggredire alla base il problema e continuando a prospettare soluzioni tampone che però non risolvono molto. E la soluzione non può essere quella di innalzare il rapporto medico/pazienti fino a 1600 assistiti (rapporto che dovrebbe essere 1 a 1000/1200 se vogliamo che il servizio reso ai cittadini mantenga un minimo di qualità). Già averlo 1/1500 significa (come sanno tutti i cittadini che devono ricorrere alle cure dei medici di famiglia) non averlo (lunghe code agli ambulatori, ore passate a cercare di telefonare…). E come al solito le più penalizzate sono le persone più fragili e gli anziani.

Noi chiediamo da tempo a chi è chiamato a gestire questa situazione (Governo e Parlamento) quali altre soluzioni concrete e definitive intende attuare perché la sostituzione dei medici di famiglia e pediatri avvenga in tempi certi e senza lasciare vuoti inaccettabili. Certo, bisogna anche dire che non hanno vita facile questi professionisti. Spesso scollegati e non per volontà loro dalla rete ospedaliera, costretti nei loro studi a consultare per telefono i loro assistiti. Ma non è accettabile che questi professionisti (pagati dal sistema pubblico e cioè da noi cittadini) abbiamo la facoltà di decidere se andare o meno nelle Case della Salute, coprire o meno posti che vengono banditi se li ritengono scomodi, lontani, con pochi pazienti o collocati in quartieri/zone che loro ritengono “difficili” (possono rifiutare e non uscire dalla graduatoria).

E di fronte a questi disservizi continuiamo a leggere proclami che annunciano di a potenziare le Case di Comunità, l’assistenza domiciliare e il territorio. Tutti a dire che la sanità territoriale è la soluzione al problema: Già, Società della Salute, Case della Salute, infermieri di comunità, letti di cure intermedie, telemedicina, tutte cose (sacrosante) che troviamo scritte nei vari piani sociosanitari approvati anche dalla Regione Toscana negli ultimi 15 anni. Regione Toscana che è stata lungimirante e ha provato a mettere in campo molte soluzioni (nate anche con il forte contributo del Sindacato confederale) che però da sole non possono essere sufficienti. Certo non dipende dalla Regione Toscana la mancanza di personale e di risorse.

E’ il momento di scelte coraggiose e di recuperare i ritardi, possiamo provare, se non sbagliamo, a rendere esigibile il diritto alla salute delle persone in ogni fase della loro vita. E in questo contesto è bene ricordare che il medico di famiglia ed il pediatra sono i responsabili della cura globale della persona e rappresentano l’accesso del cittadino al sistema sanitario nazionale e hanno il compito di coordinare l’intera vita sanitaria dei loro pazienti.

Siamo convinti che occorra che questi professionisti debbano essere maggiormente integrati nel sistema sanitario pubblico. Crediamo inoltre che la presenza dei “medici di famiglia” e dei pediatri dentro le Case della Salute sia necessaria e non rinviabile e non può continuare ad essere un optional. Le Case della Salute fanno bene ai cittadini e al sistema sanitario regionale. Pertanto bisogna insistere perché la medicina generale diventi una specialità identica a tutte le altre, che le modalità di accesso siano le stesse di quelle previste per il restante personale del SSN e che pur mantenendo alcune specificità, il contratto sia quello del personale dipendente. Una vera rivoluzione indispensabile per dare risposte adeguate ai cittadini e prepararci al meglio alle altre emergenze che verranno.

In sintesi credo crediamo che occorra:

– un piano straordinario di assunzioni nella sanità pubblica (non solo coprire il turn over ma implementare le dotazioni organiche e procedere immediatamente a nuove assunzioni);

– rivedere il percorso universitario non solo per i medici di medicina generale;

– prevedere maggiori ed ingenti risorse per finanziare il Servizio Sanitario nazionale recuperando almeno gli oltre 30 miliardi tagliati negli ultimi dieci anni;

– rivedere la figura del medico di medicina generale e dei pediatri e abbassare il rapporto medico/paziente;

– recuperare la centralità del “territorio” per dare risposte più efficienti ed efficaci ai bisogni di salute;

Insomma, occorre mettere in campo, una vera e propria inversione di tendenza passando dalle parole ai fatti. La frattura che si è creata con tanti cittadini è superabile solo se si modificherà (in meglio) il Servizio sanitario pubblico. Perché continuando così’ le risposte sociosanitarie rischiano di non essere appropriate e uguali per tutti. E questo è uno degli altri problemi che abbiamo di fronte: non ci possono essere cittadini di serie A e di serie B.

Chi di dovere batta un colpo!”

Segreteria CGIL Prato Pistoia e Segreteria SPI CGIL Prato Pistoia

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