di Andrea Dami
PISTOIA – Dal 27 novembre 2021 all’8 maggio 2022 possiamo ammirare il punto di incontro di più artisti come recita il sottotitolo della mostra: “Medioevo a Pistoia”, curata da Angelo Tartuferi, Enrica Neri Lusanna e Ada Labriola per Pistoia Musei e il restauro dell’Antico Palazzo dei Vescovi la cui vita si sviluppa lungo un arco cronologico che comprende l’intera storia della città, dalla sua fase etrusca passando da quella romana fino ad oggi.
Dal 1112 l’edificio medievale diventa simbolo e manifestazione del potere del vescovo. Nel 1786 viene venduto dal vescovo Scipione de’ Ricci (a Pistoia dal 1780 al 1791), poi dal 1863 ospitò botteghe e appartamenti. Fortunatamente nel 1973 fu acquistato dalla Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia che nel 1981 ne fece anche sede museale.

Oggi, dopo quarant’anni e dopo un delicato intervento di valorizzazione iniziato nel 2019 che, oltre a mettere in sicurezza tutti i servizi secondo le norme vigenti, garantisce una maggiore accessibilità e una buona fruizione degli ambienti espositivi, accoglie la mostra “Medioevo a Pistoia – Crocevia di artisti fra Romanico e Gotico” che è la più chiara dimostrazione della bontà di questo progetto voluto dalla Fondazione Caript (Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia), che presenta ben «68 opere inserite nel contesto storico – ci dice Enrica Neri Lusanna (curatrice) – in modo che possiamo capire perché un’opera è stata voluta, è stata così commissionata e quale sia anche il valore e la sua valenza». Evento importante anche perché è dagli anni ’50 del Novecento che a Pistoia non si organizza una mostra sul medioevo.
Il sistema museale Pistoia Musei nasce per volontà della Fondazione Caript nel 2019 e da sei mesi è diretto da Monica Preti, che per molti anni è stata la direttrice della programmazione culturale dell’Auditorium Musée du Louvre.

Questo progetto Pistoia Musei l’ha soddisfatta pienamente perché, oltre ad essere «di grande qualità, era qualcosa di più di un museo, ma una rete di musei in forte simbiosi con la città e il territorio – ha confermato Monica Preti – e è proprio questo elemento del progetto che mi ha attirata qui, su cui vorrei impegnare la mia attività al servizio di Pistoia Musei, elemento che, secondo me, questa mostra interpreta in maniera particolarmente felice mirando ad illustrare il rapporto simbiotico fra la città, la cultura, la storia, l’arte cittadina e gli spazi, i monumenti, le opere. Non si tratta soltanto del tema della mostra “Medioevo a Pistoia” appunto, ma anche di come è organizzata e di come in parte l’ho voluta indirizzare».
Quindi Medioevo a Pistoia rientra negli obiettivi prefissati che vogliono raccontare la città dalle sue origini fino alla contemporaneità, affinché Pistoia si possa affermare come meta prediletta da un turismo culturale, valorizzando e promuovendo il suo straordinario patrimonio.

Ecco che la mostra, appena inaugurata, si propone di illustrare – per la prima volta e in occasione dell’anno Iacobeo – lo straordinario panorama delle arti a Pistoia dal XII agli inizi del XV secolo, attraverso una selezione di opere, dai dipinti alle sculture, dalle oreficerie ai codici miniati (con prestiti importanti provenienti anche dall’estero) e si rivolge, oltre che agli specialisti, a noi, pubblico toscano, a quello nazionale e internazionale.
Questo “crocevia di artisti fra Romanico e Gotico” nel Medioevo conferì alla città di Pistoia un ruolo di primo piano nel campo delle arti figurative, permettendole di confrontarsi con i maggiori centri della Toscana, sia per l’importanza dei suoi monumenti, sia per la cospicua committenza dei loro arredi, attuata con una vocazione culturale di respiro sovra cittadino.
A questo proposito è importante, anche per una riflessione sul passato recente e sull’oggi, quanto ha detto Enrica Neri Lusanna, già funzionaria del Ministero Beni Culturali e professore ordinario di Storia dell’arte medievale presso l’Università di Perugia e curatrice della mostra per il settore scultura: «Pistoia è una città che all’arte ha affidato il suo prestigio e ha sempre cercato di esprimere la propria rispettabilità attraverso le arti figurative», come la mostra (ri)mette in luce. La città murata al “centro” di un piccolo territorio, forse proprio per le sue dimensioni ha considerato l’arte come «un elemento di autorevolezza da poter sventolare come segnale, come bandiera di fronte alle grandi acquisizioni, ai grandi progetti che Firenze e Siena, contemporaneamente, mettevano in campo, sempre però con uno sguardo verso Pisa».
L’anticipatore fu senz’altro il vescovo Atto, nato a Badajoz in Spagna, che resse la cattedra pistoiese dal 1133 al 1153, perché nel 1144 accolse in città una reliquia dell’apostolo Jacopo da Compostela.
Atto riuscì a convincere il vescovo di Compostela Gelmirez, che aprì il sarcofago del santo e ne asportò un frammento della nuca, consegnandolo ai messaggeri pistoiesi Mediovillano e Tebaldo. Fu all’inizio del mese di luglio di quell’anno che riuscirono a portarlo a Pistoia. Un viaggio lungo e non privo di pericoli.
Inutile dire che la città si inserì nella rete delle più importanti rotte di pellegrinaggio, con le conseguenze artistiche, ma soprattutto economiche che ne derivarono.

La città cominciò a godere della presenza di committenti illuminati, in grado di attrarre figure come lo scultore Guglielmo (che operò nel duomo di Pisa e nel 1162 ne concluse il Pergamo), o Guido di Bonagiunta Bigarelli, conosciuto con il nome di Guido da Como, e poi il pugliese Nicola Pisano e suo figlio Giovanni, che a Pistoia lasciarono capolavori fondanti della storia dell’arte italiana.
Giovanni Pisano (che nacque a Pisa) realizzò, tra il 1298 e il 1301, il meraviglioso pulpito nella chiesa di Sant’Andrea e “seppe superare il padre in sapienza” com’è ancora inciso, giustamente, su un’arcata del pergamo.
Non meno importante è “l’altare di san Jacopo”, un’imponente opera di oreficeria che attesterà Pistoia come snodo di ricezione per le arti suntuarie.
Quindi Medioevo a Pistoia è anche «una bellissima occasione di studio, di approfondimento, di arricchimento», ha detto Angelo Tartuferi, specialista di pittura italiana dal Medioevo al Quattrocento e curatore della parte pittorica (è stato vicedirettore della Galleria degli Uffizi dal 2009 al 2013 e direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze dal 2013 al 2015 e dal 2020 è stato nominato direttore del Museo di San Marco di Firenze), basta pensare «all’affresco del Maestro della Maestà civica di Pistoia, in una sala a piano terra del Comune di Pistoia, immagine preziosa che la inserisce con quelle più note di Siena e di San Gimignano».
Anche la miniatura visse un periodo di grande vivacità, testimoniata alla fine del Duecento dall’attività della bottega del Maestro di Sant’Alessio in Bigiano, la più importante in Toscana e, nel Quattrocento, dalle eleganze lineari e dalla preziosità decorativa delle illustrazioni, eseguite dal Maestro della Cappella Bracciolini nella Divina Commedia conservata nella Biblioteca Nazionale di Napoli.
Infatti sono meravigliosi i manoscritti miniati che «accompagnano le altre arti in mostra e provengono anche dalle chiese della città e del contado», come ha precisato Ada Labriola, curatrice dei “libri scritti e miniati a mano” (è ricercatrice indipendente, è specialista di miniatura centroitaliana del Medioevo e del primo Rinascimento). Fra le opere esposte ricorda la preziosità della Bibbia romanica riccamente miniata, databile intorno alla metà del XII sec., e dell’Antifonario (libro liturgico cattolico che contiene le parti cantate della liturgia) appartenente alla Biblioteca Domenicana di Santa Maria Novella di Firenze, miniato da una bottega attiva prevalentemente a Pistoia, che non è mai uscito dalla chiesa domenicana e dopo 750 anni è visibile al grande pubblico e, grazie alle nuove teche, lo possiamo “ammirare” molto bene.

I curatori non potevano dimenticare due personalità di primo piano della pittura, che alla fine del XII secolo erano presenti in città, come il Maestro del Crocifisso n. 434 degli Uffizi, sulla cui attività dovette formarsi sia Coppo di Marcovaldo, sia il Maestro di Santa Maria Primerana.
A proposito di Coppo, una delle figure più importanti a Firenze prima di Cimabue, intorno al 1274 è a Pistoia perché suo figlio Salerno è in carcere. Il Consiglio del Popolo gli permetterà di uscire solo se lavorerà con suo padre a una serie di opere come la grande Croce, tutt’ora in Duomo o Cattedrale di San Zeno.
Anche nel Trecento Pistoia offre in campo pittorico un panorama variegato di personalità e tendenze culturali, che riflettono prima i fermenti protogiotteschi e poi le interpretazioni del linguaggio giottesco. Sono presenti artisti del calibro di Lippo di Benivieni, la cui opera: Compianto sul Cristo morto (nel Museo civico di Pistoia) evidenzia un superamento del lirismo gotico per le qualità espressive che ci mostra, o di Taddeo Gaddi, che ha lavorato nella bottega di Giotto dal 1313 al 1337 e possiamo ammirare la sua tempera e oro su tavola: Madonna col Bambino e quattro santi (nella chiesa di San Giovanni Fuorcivitas) e del valido affrescante fiorentino Niccolò di Tommaso, il cui lavoro si può vedere nella chiesa convento di Sant’Antonio Abate o del Tau a Pistoia; opere che collocano la città in una posizione di primo piano, ribadita dalla Maestà e angeli del senese Pietro Lorenzetti proveniente dagli Uffizi, uno dei prestiti più prestigiosi della mostra, che è stato sottoposto a restauro anche per l’interessamento di “Pistoia Musei”, quindi un’ulteriore occasione da non perdere!

La bellissima mostra che ha il suo centro nelle sale dell’Antico Palazzo dei Vescovi, a cui si affianca una sezione presso il Museo Civico di Arte Antica nel Palazzo degli Anziani (il Palazzo Comunale di Pistoia) «diviene così il fulcro – ci dice la direttrice Petri – di un dialogo a più voci che coinvolge tutti i monumenti medievali della città e del suo vasto territorio, proiettandosi su più percorsi che ci si augura potranno concorrere a far riscoprire il tessuto figurativo di uno dei centri più importanti del Medioevo italiano, caratterizzato da scelte cultuali e culturali di respiro europeo».
Non ci rimane che trattenere il respiro ed entrare.










