mercoledì, Settembre 9, 2026

“Mia mamma, contagiata dal covid nell’ospedale che doveva proteggerla”

di Marzio Dolfi

PISTOIA – Una storia di quelle che non vorremmo mai raccogliere, giocata sul filo del dolore, dell’umanità, della misura. Mirella è una delle cinque persone arrivate al San Jacopo per curarsi e che, proprio lì, ha incontrato il Covid che le è stato trasmesso da una infermiera non vaccinata. E lì, nella terapia intensiva di Area Covid, è morta.

E’ una notizia che, purtroppo, conosciamo. Quello che proponiamo è il racconto, drammatico e umanissimo, del figlio Fabrizio (affidato a un post privato di Facebook). Non sono accuse, né diti puntati. Fabrizio mette in fila le emozioni, gli attimi fuggenti di un distacco.

“Voglio sapere cosa è successo”, ci dice. E aspetta una risposta dalle fonti istituzionali. Che la mamma aveva contratto il virus lo ha saputo dalla stampa. Ora si aspetta che su tutta la vicenda sia fatta piena luce.

Nel reparto di isolamento Covid

Il post del figlio Fabrizio Natalini

“Mia mamma era stata ricoverata in ospedale per una brutta frattura al femore.
Operazione complessa e rischiosa: mi avevano avvertito.
Intervento riuscito, ma la mia vecchina era stata contagiata proprio in ospedale, dove invece doveva essere protetta.

La polmonite, anche se vaccinata, arriva; il suo organismo, il suo cuore di novantenne erano troppo sotto pressione. Insufficienza respiratoria, ossigeno e solitudine in quel lettino nel reparto di isolamento.

Le cose peggiorano ogni giorno; io mi prendo la croce da solo e mi tengo per me i bollettini quotidiani; dicevo che era stabile, ma sapevo che non era così.

Ieri mattina mi chiama il medico: quando chiama il medico di domenica non è mai buon segno. Si sta avviando verso una situazione irreversibile: da qualche giorno ha la maschera in pressione, ma non basta.
Le lascio un permesso: venga a farle visita. Le diamo tutto il necessario per entrare protetto.

Domenica pomeriggio, una persona che forse ero io, ma non ne sono sicuro, entra in reparto. Si veste come il personale medico ed entra.

L'ospedale San Jacopo di Pistoia
L’ingresso dell’ospedale San Jacopo



La mia dolce vecchina è nel letto, con gli occhi semi aperti; mi fa un cenno con la testa e mi fa capire di avermi riconosciuto. Per quindici minuti le tengo la mano, l’accarezzo, ci sono per lei.
Si affanna con la sua bocca per prendere ogni soffio di ossigeno, ma vedo che non le basta.

Passano i quindici minuti: devo uscire. Andare via è molto peggio che entrare.
La saluto: torno domani, mamma. Ciao.
Lei riesce a trovare il fiato per dirmi ciao, ma era ancora lucida nel profondo e sapeva che il suo domani sul calendario non c’era.

Alle 23.15 arriva la telefonata: ci ha lasciati.

Ora vi chiedo, anzi vi supplico. Invece di credere solo a qualche sconosciuto che tira fuori le teorie più strampalate, provate a credere anche a noi che ci siamo trovati nel mare in tempesta.

Non è una malattia come le altre. Questa colpisce, lascia il segno, separa le persone nei loro ultimi giorni di vita. Impedisce un ultimo saluto, un atto umano; lascia a chi resta croci quasi impossibili da portare lungo la strada della vita.
Fatela finita: scendete dal piedistallo, venite a camminare con noi umani.

Basta con le false verità; che non fa nulla, che i vaccini non servono, che è tutto un gioco di interessi. Basta.
Le bugìe che scrivete vanno solo segnalate perché vengano oscurate. La terra è piatta non è un opinione: è una cretinata. Il virus non esiste, non fa nulla, non è un’opinione: è falso.
Il vaccino non serve ed è pericoloso non è un’opinione: è falso.

Prego perché nessuno debba vivere il mese e gli attimi che ho vissuto io.

Il sipario è calato su nove decenni di vita modesta, gentile, educata, altruista, semplice, a volte molto difficile.

Una storia è finita; una bella storia.

Con te se ne va la cara testimone di tutti gli anni che ho vissuto fino a oggi. Ogni giorno ci sarà un dolce pensiero per te. Grazie per avermi insegnato, per avermi accompagnato. Buonanotte dal “tuo bimbo”, Mirellina.

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1 commento

  1. “… ha incontrato il Covid che le è stato trasmesso da una infermiera non vaccinata… ed è morta.”
    Lei dunque ha le prove? Allora è colpa di quella persona, dunque la denunci alle autorità competenti.

    ….

    Da eroi a untori, in pochi mesi. In ospedale, nelle rsa, turni massacranti, ad ammalarsi e morire per curare gli altri; ora invece “io a quelli, calci nel culo vadano a vangare”.

    Che pena, questa narrazione tossica che cerca il colpevole, che ha solo certezze, che ha capito tutto, che pontifica senza autoritità, ma soprattutto senza autorevolezza.

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