mercoledì, Settembre 9, 2026

Montecatini, inaugurato il nuovo murales “senza fine” di Filippo Biagioli

MONTECATINI TERME – Un murales pensato come un “piano sequenza” del cinema, che unisce figure reali e fantastiche in una rappresentazione originale e creativa.

E’ stato realizzato dall’artista Filippo Biagioli sulle pareti esterne della Casa d’Aste Fabiani e dell’attiguo albergo Miramonti a Montecatini Terme usando la tecnica della tempera al quarzo su muro.

Sono stati necessari 24 giorni per realizzarlo: fantasia, creatività, allusioni, simboli, citazioni, ma anche il caso hanno guidato la mano dell’artista.

L’artista Filippo Biagioli (a destra) con Paolo Fabiani (a sinistra) in occasione dell’inaugurazione del murales (foto di Stefano Di Cecio)

Complessivamente si tratta di 189 metri quadri distribuiti su sei pareti e mezzo e si può leggere il murales partendo da qualsiasi punto si voglia per arrivare alla fine, che poi fine non è, ma continua come un “piano sequenza infinito”. 

Idealmente inizia dal parcheggio dell’albergo: l’intenzione di Biagioli è stata quella di riportare un immagine di ciò che lì avviene, ovvero l’arrivo dei clienti in albergo e/o alla casa d’Aste che si trova al piano terreno. Così troviamo un’interpretazione fantasiosa dei turisti che arrivano a bordo di una navicella spaziale e incontrano una serie di personaggi che esistono realmente. Uno degli arrivati, un alieno, si disinfetta le mani col fuoco perché nel suo pianeta usa così.

Sfruttando una finestra come cartello è stata illustrata una guida come quelle che portano in giro i turisti con l’ombrello. Le valigie sono sulle spalle di un dinosauro facchino e a capo di tutto c’è Ramona (una delle vere cameriere dell’albergo). Lei nel suo lavoro riesce a risolvere tutte le situazioni, porta i bagagli, pulisce, collabora alle battiture d’asta, è perciò raffigurata come un robot con mille mani. Già che c’è con una delle mani porta anche la pace nel mondo minacciata dall’esercito russo di Putin raffigurato come un mostro a mezz’aria con la “Z” su un fianco.

Girato l’angolo ci avviciniamo alla porta dell’albergo dove troviamo raffigurati due amici di Biagioli del Monferrato che hanno viaggiato in tutto il mondo in cerca di cultura. Da dove si trovano loro incrociano le persone che escono dalla casa d’aste, in particolare un polpo che con i tentacoli porta con sé diversi oggetti, rappresentazione di tutte le figure professionali necessarie in una casa d’aste, quello che fa l’accettazione, quello che batte l’asta, quello che fa i conti, quello che imballa, quello che si occupa delle autentiche e altri.

Un particolare del murales (foto di Stefano Di Cecio)

Una scultura di Biagioli con un’ombra bianca dipinta sul muro che le conferisce un effetto 3D accoglie chi arriva. Nella casa d’aste passano opere d’arte di molte correnti artistiche, perciò troviamo dipinte un’opera di Chiari, un altra di Venturino Venturi, una di Morandi e la mascotte della casa, una cagnolina di nome Pepita.

Il murales continua poi lungo il giardino dove Biagioli si è inventato di raffigurare una pianta, immagine suggerita dall’osservazione dell’ombra naturale che una vera pianta proietta sul muro al mattino. Biagioli ha pensato allora di metterci anche un personaggio che la annaffia, anche in questo caso intuizione corrispondente al vero cioè al proprietario che svolge quell’attività tutte le mattine.

Si prosegue poi con un Godzilla che il famoso fotografo giapponese Nobuyoshi Araki usa spesso per firmare le sue polaroid. Ancora altri oggetti, fiori, pesci, e un coccodrillo che azzanna un piede di uno sfortunato personaggio ispirato al protagonista del film “The Pool”.

La coda del coccodrillo continua e, dopo aver girato l’angolo, ci ritroviamo in quello che è esattamente il retro della galleria. Qui trovano spazio le varie correnti pittoriche che Biagioli adora, l’arte tribale, il dadaismo, le incisioni rupestri, l’arte Brut e ancora altre immagini che si rifanno al Cubismo ed alla Pop Art di Mario Schifano. In prossimità della centrale termica dell’albergo, Biagioli immagina e raffigura una serie di Robot che l’hanno installata e la fanno funzionare. I cartelli obbligatori della centrale, i vari tubi e rubinetti veri sono stati inglobati nei dipinti e ne sono diventati parte integrante.

Uno dei tubi gira l’angolo e sputa fuoco con cui si disinfetta le mani un alieno ma…l’avevamo visto all’inizio, la sequenza riparte.

E’ una storia quindi che si sviluppa con l’invenzione di personaggi che si muovono all’interno di movimenti artistici utilizzando ed inglobando ogni aspetto reale della struttura stessa, dai rubinetti alle tubature, dagli scarichi alle finestre.

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