PISTOIA – A gennaio 2023 con le delibere che hanno autorizzato la fusione in Alia S.p.A. delle attuali società di gestione dei servizi pubblici per le aree di Firenze, Prato, Empoli e Pistoia (Publiservizi, Consiag, Acqua Toscana, Publiacqua e Toscana Energia) è stato avviato il percorso che dovrebbe portare alla nascita di una società multiutility regionale e cioè di un unico operatore nella gestione e fornitura dei servizi pubblici locali (acqua, gas, energia elettrica, raccolta e smaltimento rifiuti) che, nelle intenzioni dei promotori, a regime dovrebbe garantire investimenti per circa 170 milioni di euro all’anno e ricavi annui per 700 milioni di euro, con notevole riduzione delle tariffe per gli utenti, un più alto livello di efficienza nei servizi ed una loro maggiore sostenibilità ambientale.

La nuova società multiutility, una volta completato il percorso di aggregazione, vedrà la complessiva partecipazione degli attuali comuni-soci per almeno il 51% del capitale e per il restante 49%, per effetto anche della successiva quotazione in borsa, di investitori privati.
A fronte degli annunciati teorici vantaggi che la connoterebbero, l’operazione multiutility, così come frettolosamente impostata, senza un partecipato ed approfondito confronto con tutti gli enti locali interessati, non appare in realtà condivisibile.
In via generale, e come è stato autorevolmente osservato, l’operazione darà vita ad una società con costi certi ed un appesantimento della procedura decisionale, oltrechè priva di convenienza dal punto di vista economico.
In particolare, l’operazione determinerà:
a) un accentramento dei poteri di indirizzo strategico e gestionale dell’intero sistema dei servizi pubblici toscani in capo al Comune di Firenze (azionista di maggioranza da solo e di controllo con Empoli e Prato);
b) una riduzione del peso specifico dei singoli Comuni, specie di quelli medio-piccoli, nelle scelte in materia di servizi pubblici;
c) l’incompatibilità della prevista quotazione in borsa delle azioni con la natura e la gestione del servizio idrico, inderogabilmente pubblico.
A fronte delle criticità evidenziate emerge l’esigenza che l’operazione multiutility garantisca un attento bilanciamento tra il ricorso agli ordinari meccanismi di mercato con l’universalità del servizio e le esigenze pubbliche connesse alla natura dei beni gestiti, tenuto conto peraltro che, ad oggi, manca una documentata ed adeguata valutazione (in termini di efficacia/efficienza) dell’esito complessivo del primo progetto di concentrazione che portò alla costituzione di Publiservizi Spa.
In tal senso un possibile percorso per il recupero di un effettivo collegamento tra il servizio pubblico ed i territori di riferimento, dovrebbe considerare i seguenti interventi:
esclusione del servizio idrico dall’operazione multiutility in considerazione degli esiti del referendum del 2011 e dell’acqua come bene pubblico primario;
introduzione nello statuto della multiutility della categoria di azioni con diritto di voto plurimo da riservare ai Comuni-soci titolari di una partecipazione di minoranza non superiore ad una certa soglia (es. 10% del capitale) e che consentirebbe su particolari argomenti o al verificarsi di particolari condizioni di “pesare” maggiormente nelle decisioni;
previsione che la quota di capitale della multiutility (49%) da destinare al mercato sia in ogni caso riservata ad investitori istituzionali pubblici (es. Cassa Depositi e Prestiti) che possano garantire adeguate capacità di supporto agli investimenti, salvaguardando tuttavia la particolare natura pubblica dei servizi.
Associazione Amici della politica










