PISTOIA – A Pistoia, nell’anno educativo 2026/2027, se hai un figlio di un anno o poco più o poco meno e dovrai tornare a lavorare, non sarà garantito che, nei nidi comunali, ci saranno posti sufficienti per farti stare serena/o.
Lo sostengono l’avvocata Chiara Mazzeo e Beatrice Beneforti, insegnante.
Se un posto per tuo figlio o figlia, lo troveranno, quasi sicuramente non riguarderà il riposo pomeridiano.
“Escludendo la collina e il nuovo nido del Bottegone, in città e in periferia, non ci sono posti “nanna” – dice Mazzeo -. Non ci sono spazi. Chi lavora anche il pomeriggio, magari non tutto il pomeriggio, perché nessuno vorrebbe separarsi dal proprio figlio o dalla propria figlia per troppe ore in questa fase di vita, deve sperare nei nonni, se ci sono, o nelle tate, se si dispone di risorse economiche adeguate a sostenerne i costi”.
Per chi ha un figlio che a settembre avrà poco meno di un anno, l’impresa sarà ancora più dura. Tutti questi dubbi che a leggerli possono sembrare risolvibili, creano, in questo periodo dell’anno in cui sono aperte le iscrizioni ai nidi, uno stato di ansia totale nei neo genitori che si ritrovano a dover sperare di trovare un posto, chissà dove.
Dopo aver ascoltato alcune testimonianze di questo tipo, Chiara Mazzeo, avvocata e già consigliera per le pari opportunità della Provincia di Pistoia, e Beatrice Beneforti neo mamma e insegnante, hanno raccolto, in una petizione rivolta al Consiglio Comunale di Pistoia e depositata la scorsa settimana, più di cento firme nel giro di soli tre giorni.
Secondo Mazzeo troppo frequentemente queste situazioni portano uno dei due genitori, quasi sempre le madri, a rinunciare al proprio lavoro – per questo motivo 97 lavoratrici si sono dimesse nel 2025 (dati dell’Ispettorato del lavoro) – e Beneforti sostiene che avere un posto garantito al nido dovrebbe essere un diritto del bambino in quanto individuo presente nel mondo.
Questa petizione vuole offrire anche una prospettiva nuova per il territorio: assicurare un posto nel mondo (in questo caso nel Comune) ai bambini, oltre alla sfera domestica, deve essere una questione che riguarda tutti, perché l’istruzione non inizia a tre anni o a sei e una società attenta a tutti i suoi cittadini, dovrebbe basarsi anche su questo.
I bambini e le bambine esistono e hanno il diritto di esistere anche nella sfera pubblica.








Mia figlia ha 37 anni e anche nel lontano 1990 nei nidi comunali non c’erano posti per tutti, c’era la lista di attesa e davanti , magari, ti trovavi il nipote di qualche ex dipendente comunale. Io, personalmente, dopo una litigata con le impiegate, sono riuscita ad avere un posto la mattina e il pomeriggio la tata e con molti sacrifici mi sono mantenuta il lavoro visto che avevo anche un altro figlio che andava alla materna. Negli anni nulla e’ cambiato, mi chiedo solo ora emergono questi problemi ?