mercoledì, Settembre 9, 2026

“Nikita”, al Funaro il nuovo lavoro di Francesca Sarteanesi

PISTOIA – Due donne, una di fronte all’altra dietro a un pannello basso, rivestito con una copertura splendente di brillantini, un palcoscenico ridotto all’essenziale.

Luci colorate a intervalli regolari spezzano il buio, il rumore di sottofondo ricorda quello di un Luna Park. Cosa riflette il pannello? Ma soprattutto chi è Nikita? Lo spettatore rimane incantato dal lungo monologo di Francesca Sarteanesi/Nikita, all’inizio può sembrare una nobildonna.

Racconta molte cose all’altra, una sua amica forse, ma che non l’ascolta sempre, solo qualche sussulto ogni tanto. Parla Nikita, ricordi, intimità e non, un vissuto fatto di sogni e di colori.

Un momento dello spettacolo “Nikita” andato in scena al Funaro di Pistoia (foto di Stefano Di Cecio)

Parlando con Francesca alla fine dello spettacolo ci racconta che Nikita è realmente una figura esistente incontrata dentro un Luna Park, una giostraia. Di lei però, a parte il nome, non hanno saputo nient’altro ma si sono innamorati solo a vederla. Il plurale è d’obbligo perché a scrivere l’opera sono stati Francesca e Tommaso Cheli.

Un testo quindi di fantasia, perché quando le hanno chiesto di incontrarla ha sempre saltato gli appuntamenti, due, forse tre. Poi, un po’ come i grandi amori non corrisposti, a quel punto si sono detti, va bene, di lei non sappiamo niente ma iniziamo a costruire.

“Tommaso è l’artefice – racconta Francesca – lui è tutti i colori di tutto lo spettacolo, io poi costruisco la regia, rifinisco, il testo lo monto, ma il materiale immaginifico, grezzo, come quello di “Sergio”, vengono dalla testa di Tommaso”.

L’ambiente scenico voleva essere simbolico, per rappresentare un mondo in maniera semplice, qualcosa che facesse pensare che Nikita e la sua amica Nadia fossero nella loro veranda davanti alla roulotte del Luna Park. Già, la Nadia, l’amica di Nikita, la presente/assente che solo alla fine dello spettacolo dirà qualcosa. Nel mondo reale è l’attrice Alessia Spinelli, “l’altra” su un’immaginaria bilancia, un contraltare di Nikita, un gioco che non arriva subito. Questo personaggio è lì a fare la pedicure di Nikita, è una figura assente ma concreta, potrebbe essere anche qualcun altro ma è essenziale per Nikita che deve e vuole comunque raccontare le sue molte storie. 

Fra queste “l’uomo del Tagadà” e la cena sulla terrazza del Danieli a Venezia. Nikita non si ricorda il suo vero nome ma riusciamo a capire che si tratta di un classico giostraio napoletano arricchito che la porta a cena al Danieli e dopo una “toccatina”, gliela doveva far “dare”.

Francesca Sarteanesi (a sinistra), Alessia Spinelli (a destra) e Tommaso Cheli (al centro) ringraziano il pubblico al termine dello spettacolo (foto di Stefano Di Cecio)

Torniamo però all’inizio dello spettacolo, non si capisce subito chi è Nikita, avevamo parlato di una nobildonna aristocratica, che ci riporta al secolo passato. Poi c’è questa Venezia un po’ trasfigurata, quasi magica. Nikita è un personaggio con molte sfaccettature, il bello è che all’inizio c’è un po’ questo mistero, infatti il discorso del Luna Park viene un pochino dopo. All’inizio l’impressione era di una sorta di sogno che lei vive, effettivamente sembra una specie di favola.

Durante i lunghi monologhi di Nikita, Nadia ascolta solo le cose “piccanti”, per il resto non è assolutamente interessata, non è presente, è solo concentrata a fare piedi, pensa ad altro, è una donna sposata con il marito. Quando alla fine si risveglia e parla, Nikita non è neanche interessata, si è addormentata. C’è un dialogo illusorio per forza di cose perché loro sono due ma Nadia è così, farfuglia qualcosa in dialetto emiliano senza far capire niente. 

Francesca conclude dicendo che questo è un po’ il connubio con il lavoro di testo fatto da Tommaso con cui farà anche il prossimo e che debutterà a febbraio.  

“Il nostro lavoro insieme funziona bene, è l’unica persona che mi fa ridere quando dice le cose e quindi di conseguenza riesco a farle mie nel migliore dei modi credo, o perlomeno come meglio posso, però è la sua testa che mi permette anche delle cose che lui scrive di poter godere nel recitare delle cose che mi divertono, che mi intrigano, che mi divertono. Ho una grande fortuna, Tommaso non solo scrive ma già mi fa delle improvvisazioni, quindi, mentre lui fa le cose, già capisco  dove si va sentendole mie, è diverso da leggere un testo che ti arriva”.

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