FIRENZE – Lascio “Futuro Nazionale” dopo avervi aderito con entusiasmo fin dall’inizio. Non è una decisione presa sull’onda della rabbia, ma una scelta seria, maturata nel tempo e resa inevitabile da quanto accaduto nelle ultime ore.

Tutto nasce da un commento pubblicato sui social, nel quale ho espresso una convinzione personale per un caso particolare di aiuto ad una persona: la beneficenza si fa, non si esibisce e non si trasforma in spettacolo. Si può essere d’accordo o in disaccordo. Si può rispondere, discutere, contestare. Ma non si può minacciare. Questo è il confronto politico e civile.
Ciò che non ritengo normale, infatti, è quanto avvenuto successivamente. A seguito di quel commento sui social ho ricevuto messaggi privati su whatsapp , provenienti da una persona appartenente alla mia stessa realtà politica, dal contenuto che ho percepito come fortemente pressante e intimidatorio.
In quei messaggi veniva anche evocata l’ipotesi di una visita presso la mia abitazione da parte di esponenti dell’organizzazione politica “Futuro Nazionale”. A casa mia, per un’opinione espressa pubblicamente. Ma scherziamo ? Non intendo attribuire qualificazioni giuridiche alle parole ricevute, né alimentare polemiche personali. Mi limito a riferire una vicenda che posso documentare e che, per me, rappresenta un limite invalicabile. Se per avere espresso un’opinione devo ricevere comunicazioni di questo tenore da quella che credevo fosse la mia stessa comunità politica, significa che quella comunità non è più il luogo nel quale desidero stare. Sono una donna, una madre e, prima di tutto, una persona libera. Non accetto di sentirmi intimidita dentro casa mia, né di dover temere conseguenze politiche per aver formulato una critica. Non accetto bavagli, soprattutto quando servono a proteggere la popolarità o il seguito social di qualcuno. C’è inoltre una questione più ampia che non posso più ignorare. Da tempo osservo un’apertura alle adesioni del partito “Futuro Nazionale” che, a mio giudizio, rischia di privilegiare la quantità rispetto alla qualità. Crescere non può significare raccogliere consensi a ogni costo, senza un adeguato percorso di selezione, formazione politica e responsabilizzazione. Un movimento politico non diventa credibile soltanto aumentando il numero degli iscritti. Diventa credibile quando sa scegliere chi lo rappresenta, quando forma una classe dirigente preparata, quando distingue la militanza dall’improvvisazione e quando tutela la libertà di pensiero anche se scomoda.
La politica non è un fan club. Non vi sono entrata per applaudire qualcuno, né per imparare a tacere o chiedere il permesso prima di esprimere un giudizio. Vi sono entrata perché credo nella libertà, nel confronto e nella possibilità di costruire un progetto serio. Oggi, con amarezza, devo riconoscere di non sentirmi più rappresentata né tutelata da questa esperienza politica. Per questo scelgo di uscirne pubblicamente.
Non lascio le mie idee. Non lascio l’impegno politico. E soprattutto non lascio a nessuno il diritto di decidere quando posso parlare e quando devo stare in silenzio. Se il prezzo dell’appartenenza è rinunciare alla propria libertà di giudizio, è un prezzo che non sono disposta a pagare.
Elisa Falsini









