martedì, Aprile 7, 2026

Palazzo Ganucci Cancellieri, dimora signorile di una nobile famiglia pistoiese

PISTOIA – Dal manierismo della facciata al neoclassico degli interni, una visita a uno dei palazzi signorili più interessanti di Pistoia, dimora della nobile famiglia dei Cancellieri.

In occasione delle Giornate FAI d’Autunno, che come sempre rappresentano un’opportunità da non perdere per conoscere la storia e ammirare l’arte e l’architettura di luoghi solitamente chiusi al pubblico o accessibili in maniera assai limitata, a Pistoia sono stati aperti ai visitatori tre palazzi gentilizi posti a poca distanza lungo la direttrice di via Curtatone e Montanara, in pieno centro storico.

Grazie alla cortesia e alla disponibilità dei volontari del Gruppo FAI di Pistoia, che ringraziamo, abbiamo avuto modo di partecipare alla visita ad alcuni ambienti del Palazzo Ganucci Cancellieri, edificio che nel corso dei secoli ha registrato vari restauri con un’interessante stratificazione di stili, rappresentando al contempo uno dei principali centri di potere, sia politico che sociale, della nobile famiglia pistoiese dei Cancellieri.

Alcuni scatti degli ambienti interni del Palazzo Ganucci Cancellieri di Pistoia, aperto ai visitatori nelle Giornate FAI (fotografie di Stefano Di Cecio)

Il palazzo dal punto di vista architettonico si configura come un esempio di tardo manierismo: la possente facciata fu realizzata da Jacopo Lafri, che tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento era l’architetto più in vista della città, già allievo di Bartolomeo Ammannati con il quale aveva lavorato alla cupola della Madonna dell’Umiltà.

Per la sua realizzazione Lafri si ispira all’architettura fiorentina del tempo ma allo stesso tempo introduce alcune modifiche e novità, come il bugnato rustico e la rinuncia alle finestre “inginocchiate”, secondo una scelta che non è solo artistica ma anche politica, volendo sottolineare l’orgogliosa alterità e l’identità pistoiese rispetto al dominio granducale, in un periodo in cui la città era sottoposta al controllo di Firenze.

L’edificio era ancora un cantiere a cielo aperto quando venne acquistato dalla potente famiglia Cancellieri nel 1609: i lavori di costruzione continuarono per alcuni anni anche dopo la morte del Lafri, e vennero portati a termine dall’architetto Leonardo Marcacci che rimase fedele al disegno originario. Nel 1667, all’altezza della finestra centrale del primo piano, fu apposto lo stemma della famiglia Cancellieri rappresentante un porco: un simbolo stravagante e in apparenza ben poco “nobile”, ma che venne fatto proprio da questo casato, e che sembra affondare le proprie radici nell’appellativo dato a Sinibaldo, padre di Cancelliero, capostipite della famiglia in età medievale.

I Cancellieri mantengono il possesso del palazzo fino al 1795, quando il principale ramo pistoiese della famiglia si estingue e tale immobile passa in eredità al cavaliere Luigi Ganucci, appartenente a un ramo fiorentino della casata. Luigi, appena entrato in possesso del palazzo, si rivolge a un altro celebre architetto, Giuseppe Manetti, che avvia un’opera di restauro e di risistemazione degli ambienti interni del piano terra con la creazione dell’atrio, del vestibolo, del corridoio d’ingresso, della biblioteca e dello scalone verso il piano nobile, oltre alla costruzione della piccola cappella privata al piano superiore.

Oggi gli ambienti del pianterreno sono occupati da un ristorante e sono frutto di restauri più recenti: interessante è la sala “dei parati rossi”, nata come salotto di ricevimento e cenacolo culturale di inizio Novecento, con un affresco a cielo e rondini sul soffitto.

Percorrendo il corridoio si accede al bellissimo cortile interno nel quale è possibile avere una visione complessiva di tutta la proprietà del palazzo: nelle strutture che vi si affacciano c’erano un tempo magazzini, rimesse, cantine e scuderie, mentre al centro, dove oggi sono stati piantati alberi ad alto fusto che con la loro ombra creano una piacevole area verde, era presente un orto urbano con aranceti e limonaie, come era tipico nei giardini dei palazzi gentilizi.

Tornando nel palazzo e salendo lo scalone si arriva al piano nobile, frutto della ristrutturazione voluta da Girolamo Cancellieri a inizio Ottocento in occasione delle proprie nozze ed eseguita dall’architetto e pittore Ferdinando Marini. Qui ci accoglie il salone delle feste caratterizzato da un bel soffitto a cassettoni, le pareti con gli stemmi delle famiglie delle donne che nel corso dei secoli si sono imparentate con i Cancellieri per la celebrazione della storia della casata, e tre dipinti a tema amoroso con episodi tratti dal mito classico, anch’essi eseguiti dallo stesso Marini.

Intorno al salone centrale corrono altre sale che si segnalano per la raffinatezza e il pregio delle decorazioni alle pareti e degli affreschi dei soffitti, con immagini di amorini e putti. La visita del piano nobile e del palazzo si conclude con una stanza squisitamente decorata con un’architettura che finge di oltrepassare le pareti, creando un effetto prospettico e un “gioco” di illusioni ottiche di chiara matrice neoclassica. La stanza, in origine una sala da pranzo, vede la raffigurazione a parete di una serie di cariatidi, scene allegoriche che richiamano alle quattro stagioni dell’anno, nature morte con cibi che si potevano trovare nelle cucine del tempo.

Da ricordare, infine, come menzionato da una targa affissa vicino al portone d’ingresso, che il palazzo fu sede di rappresentanza del Comune di Belluno durante la Grande Guerra tra il novembre 1917 e il novembre 1918: a seguito dell’avanzata dell’esercito austroungarico che aveva sfondato le difese italiane a Caporetto, molti profughi bellunesi e veneti si rifugiarono a Pistoia, dove trovarono ospitalità, per fuggire dall’occupazione nemica. Anche il sindaco, il prefetto e le massime autorità civili di Belluno si trasferirono a Pistoia ed ebbero i loro uffici proprio in alcuni ambienti del palazzo, da dove cercarono in questo anno molto difficile di mantenere i rapporti con la città e i profughi.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI