PISTOIA – Sabato 22 novembre Pistoia ha accolto un ritorno che sa di radici e di nuove partenze.
Lorenzo Del Pero, cantautore pistoiese, ha scelto la sua città natale e gli spazi della Fondazione Luigi Tronci per inaugurare il tour invernale dedicato al disco “Nato il giorno dei morti”. Un inizio che non è solo simbolico, ma profondamente identitario: ripartire da dove tutto è cominciato, con un concerto che rappresenta l’unica tappa prevista a Pistoia, mentre il calendario completo verrà svelato nelle prossime settimane.
Il disco, pubblicato da VREC Music Label, è un mosaico di emozioni e tensioni: parla d’amore e di passioni, ma anche di angoscia, di giustizia sociale e di protesta civile. Una scrittura che non si limita a raccontare, ma che si fa corpo e voce di un’urgenza collettiva. Musicalmente, Del Pero intreccia il Rock e il Blues, lasciando spazio a incursioni Folk e vibrazioni Funky, in un equilibrio che dal vivo si amplifica e si fa più ruvido, più diretto, più vero.

L’apertura del concerto è affidata a Martina Lazzeri, che ha presentato il suo nuovo percorso solista, accompagnata dallo stesso Del Pero in un duo elettroacustico.
Questo debutto come autrice era stato anticipato nella giornata di venerdì dall’uscita del brano “Maitidirò” su Spotify: un sound che richiama l’underground italiano degli anni ’90, dove si alternano sonorità ruvide a momenti leggeri, uniti tra loro grazie ad una voce, capace di scuotere anche le anime più resistenti. Oltre a questo brano già disponibile all’ascolto, porta sul palco altri due inediti, “Ma l’amore” e “Solo guai” che eseguiti anch’essi in chiave elettroacustica, prendono una forma più intima, quasi sussurrata.
Un’apertura intensa, che ha preparato il terreno emotivo per il concerto di Del Pero e della sua band.
Sul palco, Lorenzo Del Pero è stato affiancato da Alessandro Pieri alla batteria, Frank Diddi al violino e Riccardo Landi all’organo elettronico. Insieme hanno costruito un paesaggio sonoro che non si limita a riprodurre i brani del disco, ma li trasforma. “Di troie e di cani” apre il concerto, colpendo subito nel profondo, una denuncia fatta in musica e parole di quello che la società ritiene “normale” escludendo chi non rientra in questi canoni e si ritrova a vivere ai margini.

Tema che ritroviamo in parte ne “La culla della civiltà” dove viene affrontata l’illusione del progresso, dove racconta l’alienazione e la solitudine a cui siamo sottoposti, da una civiltà che prometteva il benessere ma che molte volte ci lascia isolati nel silenzio.
Il tono cupo e la scrittura aspra sono la grande dote di Del Pero, che riesce a creare un flusso musicale che non è solo musica, ma è un dialogo che va capito ed elaborato. Perché dietro ad ogni spartito ci sono molteplici messaggi.
“Il teatro dei vinti” ne è un ulteriore esempio, dove racconta la condizione di chi vive sconfitto, emarginato o schiacciato dalle regole sociali, trasformando la vita quotidiana in una sorta di palcoscenico dove i perdenti recitano la loro parte.
Ogni pezzo, nella sua versione live, diventa un frammento di realtà che vibra con impeto: la ruvidità del suono colpisce il pubblico, mentre le parole raccontano uno spaccato di società sempre più segnata da disuguaglianze e contraddizioni.
“Deponi le armi soldato” nasce dalla fotografia di una madre afghana che consegna al soldato americano la propria figlia, in un gesto disperato, pur di cercare di garantirgli un futuro. Immagine che si trasforma in un testo in critica alle guerre e alla devastazione che portano fuori e dentro di noi. Toccando però anche le proprie guerre interiori, cercando un modo di disarmarsi per porre ad esse la parola fine.

Il concerto è un atto di presenza, un gesto di appartenenza. Per il pubblico pistoiese, questa prima tappa ha avuto il sapore di un’occasione speciale, un momento in cui la città si è fatta culla e trampolino per un artista che porta con sé la sensibilità di chi osserva il mondo e lo restituisce in forma di canzone.
“il sogno di un profeta” prende una nuova forma, lasciando quella accennata che possiamo trovare nell’album, diventando ancora più pesante e opprimente, dando ancora più forza all’immagine che l’ha creata, quel ginocchio premuto con forza sul collo di George Floyd che non gli lasciò scampo.
“Nato il Giorno dei Morti” porta nella fase conclusiva della serata. La canzone che dà il titolo all’album, torna a parlare dell’etichettatura sociale, di come anche la nascita sia un marchio del destino e la vita un continuo confronto con la morte, con le ingiustizie e con la necessità di resistere.
L’ultimo brano dell’album “Penitenziagite” è anche l’ultimo canzone nella scaletta del concerto, Del Pero mette in scena il peso della colpa e la necessità di espiare, ma lo fa con un tono crudo e ironico, mostrando come la penitenza possa diventare una condanna sociale.

Così, da Pistoia, prende vita il tour invernale di “Nato il giorno dei morti”: che saluta e ringrazia il numeroso pubblico con un piccolo tuffo nel passato durante il bis, grazie al brano “Sposa per denaro”. Un viaggio, quello per Lorenzo Del Pero, che parte dalle radici per aprirsi al mondo, con la forza di un cantautore che sa trasformare la sua visione in esperienza condivisa.









