sabato, Giugno 20, 2026

“Passo a due”: l’ultimo libro di Doris Bellomusto presentato al Puccini Gatteschi


PISTOIA – Dopo una bella introduzione di Paola Fagnani, al Puccini Gatteschi è stato presentato il libro di Doris Bellomusto in un dialogo con Barbara Beneforti.

Doris si è laureata in lettere classiche presso l’Università della Calabria, insegna materie letterarie presso il “Liceo G. Pascoli” di Barga (LU), dove vive dal 2011. Non ha mai dimenticato né i suoi studi classici né le sue radici meridionali, la Calabria, la regione del “non finito”, dove sono necessari molta pazienza e coraggio per viverci. Raccontare i ricordi, per il vizio di scrivere, che rappresenta per lei un nascondiglio segreto in cui rifugiarsi.

Nel libro Doris e Dora, lei e sua nonna che, a causa dell’Alzheimer, nei quindici anni di durata della malattia si è pian piano allontanata dalla realtà. Amore, nostalgia e senso di colpa nel tentativo di recuperarne il ricordo in una forma di scrittura che è prosa con la forza vibrante della poesia. Ma il finale della storia non è triste. Le abbiamo rivolto alcune domande.

Doris Bellomusto e alcuni scatti dell’incontro al Puccini Gatteschi (fotografie di Stefano Di Cecio)

Quando è nata la vocazione per dedicarti alla poesia?

E’ arrivata con la maternità insieme alla fotografia, con cui andava un po’ di pari passo. La maternità è la più grande rivoluzione che io abbia vissuto, bellissima ma anche difficile. Ti amplia l’identità e nello stesso tempo te la restringe, c’è poi da capire chi si è diventate nel frattempo.

Avevo bisogno di spazi che fossero miei e solo miei, presi l’abitudine di camminare con la reflex al collo, raccogliere le immagini che mi suggestionavano e poi scrivere le sensazioni che ne ricavavo. Era naturale per me fare questo esercizio di raccoglimento, poi ho partecipato ad un concorso di poesia, perché mi veniva spontaneo scrivere in versi gli appunti che prendevo. L’editore mi disse “La sua silloge è nella rosa dei finalisti, facciamo così la pubblichiamo comunque, che vinca o che non vinca, vorrei seguirla in questo percorso”.

Io mi sono lasciata tentare perché si trattava comunque di una casa editrice libera e indipendente, non a pagamento, perché io le case editrici a pagamento le rifuggo, credo siano proprio una realtà triste. Da lì ho preso il vizio, perché è proprio un vizio scrivere, anche fotografare ma in quest’ultima mi sono proprio involuta, perché mi sono lasciata tentare troppo dall’uso improprio dello smartphone.

La poesia invece della narrativa?

La poesia mi è venuta più spontanea, verso viene da vertere e ha a che fare appunto con lo spezzare la frase, i miei pensieri erano spezzati, quindi mi veniva spontaneo spezzare anche la frase. Non è stata una scelta ragionata, mi è proprio venuto più spontaneo così, anche perché scrivevo testi molto brevi. La narrativa mi appartiene meno, tant’è vero che anche il libro che vado a presentare oggi è il mio primo tentativo di prosa, però poi in copertina c’è una mia poesia e tutti mi dicono non è vera prosa, ma prosa lirica e mi dovrò fidare di quel che mi dicono tutti evidentemente mi viene più naturale scrivere poesia.

Tu insegni in un liceo, i tuoi ragazzi cosa pensano della tua attività?

No, non mi conoscono o almeno io cerco di separare gli ambiti e non mescolarli. Quest’anno, per volontà del preside, mi è accaduto di presentare ai ragazzi un mio testo, che in effetti è nato per loro, per i giovani, ed è Ti abbraccio Teheran. In quel caso ha fatto piacere anche a me rivolgermi ai miei studenti per presentare la storia della diciassettenne Nika Shakarami morta perché semplicemente ribelle al regime di Teheran. Generalmente cerco comunque di presentarmi come la professoressa.

Cosa pensi della guerra iniziata dal Trump ma certamente non per finalità umanitarie?

Non vedo la luce, non riesco a intravedere nemmeno spiragli buoni in questo scenario. Non so in cosa bisogna confidare, probabilmente in una rivoluzione silenziosa e lentissima che certamente non verrà dall’esterno, se dovesse avvenire sarà una rivoluzione buona e verrà dal basso e dall’interno. 

Sei rimasta in contatto con la realtà iraniana in qualche modo?

Tendo a proteggermi, quindi no. La storia di Nika è una storia che mi ha afferrato per i capelli. Nel momento in cui l’ho letta, ho sentito di volerla raccontare. Però tendenzialmente sono una che si protegge molto e tendo a stare vigliaccamente nel mio mondo, quindi non Non ci sono dentro, anche perché se ci fossi, c’è da essere preoccupati per tutto e per tutti, io vedo un mondo che sta veramente delirando e deragliando, sono preoccupata ovunque io volga lo sguardo.

Tu insegni i poeti del passato, come vedi oggi, scrivere poesie, essere un poeta in un mondo dominato da social ed anche dalle sue nefandezze?

È una domanda scomoda e bellissima come tutte le domande scomode. Penso che la poesia viva un momento di crisi nel senso proprio letterale del termine, ovvero di trasformazione. Non so dire dove andrà a finire, sicuramente non finirà perché ci sopravviverà molto probabilmente. In questo momento vedo una mercificazione molto forte della poesia, un credere che possa essere poesia tutto e niente, vedo un po’ di confusione. Quando mi sento chiamare poetessa, provo un forte imbarazzo perché non credo proprio di essere poetessa, mi viene da sorridere.

Sono una che scrive in versi maldestri, se è poesia non lo so, per me è un esercizio di poesia. Tant’è che l’ultima raccolta in versi ha questo titolo “A corpo libero, esercizi di poesia”, ma più che esercizi, non credo che siano. Mi fa bene, mi fanno bene esattamente come gli esercizi a corpo libero, sono esercizi per l’anima più che per per il corpo, ma sono pur sempre esercizi che mi tengono in movimento il cuore, i sensi. La poesia affina la sensibilità.

E la passione per la fotografia che fine ha fatto? 

Sono pigra, la fotografia più che la poesia rischia di essere. banalizzata, visto l’abuso che se ne fa soprattutto attraverso i social. La fotografia sta subendo una mutazione ma è un linguaggio che a me piace tantissimo. richiede dedizione e sicuramente mi appartiene, quindi dovrei superare la la pigrizia e riprenderla in mano.

C’è qualche autore a cui ti ispiri?

Indubbiamente ho un rapporto d’affetto e di affinità con Patrizia Cavalli e con l’irraggiungibile premio Nobel Wisława Szymborska. In entrambe apprezzo molto la leggerezza che si coniuga alla profondità, non c’è un verso che non sia in grado di trascendere la realtà e guardarla dall’alto con occhio sornione. Apprezzo molto lo sguardo ironico dei poeti o delle poetesse, cerco la leggerezza.

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