PISTOIA – Una mostra personale davvero “Stupefacente” e originale, per un viaggio nell’anima “dannata” e decadente della Belle Epoque attraverso volti e colori.
Nei locali interni della Taverna Gargantuà in piazza dell’Ortaggio inaugura mercoledì 24 aprile alle ore 19 l’esposizione “Stupefacente” della pistoiese Barbara Bertucci, già protagonista in passato di altre personali in città (ricordiamo “Fantasmagorie” a dicembre 2022 alla Libreria Lo Spazio), con una selezione di tele a tema “uso di sostanze stupefacenti” durante il periodo della Belle Epoque, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.

Una scelta particolare e inconsueta, nata dalle letture e degli studi dell’artista, ma soprattutto dalla sua voglia di sperimentare e dal suo bisogno di “fissare” e reinterpretare su carta immagini e suggestioni che la colpiscono e “scuotono” il suo animo.
“L’idea di questa serie di opere legate da uno stesso tema – racconta Barbara – mi è venuta a seguito della lettura, qualche tempo fa, di un libro sulla marchesa Casati Stampa, del quale sono rimasta folgorata. Una scena in particolare mi colpì: la marchesa, in vesti discinte, che si inocula estratto di belladonna per rendere più languido e luminoso il suo sguardo. Mi è nata quest’immagine dentro e ho sentito il bisogno di metterla su carta; ma diversamente dal solito, una volta realizzato, il disegno non voleva lasciare la mia mente, restava lì e spalancava capovolti universi lisergici.
Sentivo il bisogno di approfondire e ampliare il discorso, così è nata l’idea della Belle Époque in chiave stupefacente: una serie di tele dedicate all’uso delle sostanze psicotrope e allucinogene più in voga e più comuni durante quella gloriosa e decadente fin de siècle”.

Sostanze stupefacenti di varia natura e intensità, dalla cocaina all’assenzio, dall’oppio all’hashish, che aprono una “finestra” su un aspetto ancora poco conosciuto – fatti salvi alcuni casi piuttosto noti di letterati e intellettuali del tempo, come Baudelaire e i “poeti maledetti” del Decadentismo – della cultura e della vita durante la Belle Epoque.
Un’epoca segnata dal Positivismo, dal trionfo della scienza e del progresso, dalle grandi innovazioni tecniche, dall’affermazione della borghesia europea, ma in realtà periodo caratterizzato da luci e ombre in cui, sotto il velo di una società in rapido e tumultuoso sviluppo, si celano profonde contraddizioni e situazioni di disagio, estraneità ed emarginazione.
Nella serie di opere realizzate da Barbara non mancano riferimenti letterari e l’attenzione dell’autrice si concentra soprattutto sugli effetti prodotti da tali sostanze sull’aspetto e sui volti delle figure disegnate: non a caso oltre all’alcol e agli oppiacei compare anche la fame, che non può essere certo definita una sostanza stupefacente, ma è comunque una condizione che se protratta nel tempo può dare luogo a effetti allucinogeni.
Dal punto di vista artistico tali effetti sono resi attraverso la voluta sproporzione anatomica delle figure e delle forme e l’uso aggressivo dei colori, violenti, acidi e contrastati come i “capovolti universi, rabbiosi e liquefatti” che le sostanze stupefacenti e allucinogene spalancano in chi ne fa costante uso.










