mercoledì, Settembre 9, 2026

Pistoia Basket, i play-off della maturità

di Francesco Belliti

PISTOIA – Si ha sempre la fretta di tirare le somme o di trarre delle conclusioni. I play-off però meritano l’attesa, devono essere vissuti dal loro inizio alla conclusione. In poco più di tre settimane è infatti racchiusa l’avventura in post-season di Della Rosa e compagni: un saliscendi di emozioni che va dalla durissima serie contro Cento a quella esaltante contro Verona. Diversi momenti in cui si sono alternati diversi stati d’animo, con un finale giusto, inevitabile ma comunque emozionante.

I biancorossi festeggiano dopo Gara 4 (foto Giovanni Fedi)

La cosa che più ci si ricorderà di questi play-off sarà la capacità degli uomini di coach Brienza di crescere partita dopo partita. Alla vigilia della serie con gli emiliani, erano molti i dubbi che i biancorossi si portavano dietro: una stagione esaltante da cui parevano essere usciti con poche energie residue, un Jazz Johnson rientrato dopo il periodo di stop forzato, altri interpreti fondamentali come Utomi e Wheatle che stavano affrontando il primo vero calo. E poi Cento: quell’avversaria tanto desiderata da molti che si è poi rivelata la squadra sbagliata nel momento sbagliato.

Nessuna star e tanti operai, ma il roster di coach Mecacci si è rivelato il più bravo di tutta l’A2 a far giocare male chi ha di fronte. Una vera e propria gabbia capace di stritolare e limitare anche il miglior giro palla: una zona pressoché fissa e poi sfera nelle mani di Tomassini e James. Il risultato: una media di 60 punti realizzati nelle prime tre gare, 62 se si prende in considerazione tutta la serie.

La rimonta è stata possibile solo eliminando la pressione che Cento era riuscita a creare e ritrovando le proprie certezze in attacco. In effetti il canestro della vittoria di Johnson a 7 secondi dalla fine di Gara 4 è probabilmente il simbolo e la sintesi di questi play-off: un uomo al comando e una squadra che non ne vuole sapere di arrendersi. I 16.1 punti di media del folletto di Portland nelle ultime 10 gare hanno riconfermato il suo ruolo di leader offensivo, ma è anche vero che non sono sempre bastati.

Pistoia necessitava anche del ripristino di quel meccanismo perfetto che aveva reso la stagione al limite della perfezione. Cento è stata annichilita con le sue stesse armi: intensità difensiva e contatti al limite. La già non prolifica capacità di segnare degli emiliani ha poi fatto il resto: una delle più classiche partite a scacchi che coach Brienza e i suoi giocatori sono stati in grado di portare a casa.

La serie con Verona ha raccontato, inevitabilmente ma anche sorprendentemente, un’altra storia. Cinque gare per liberarsi di Cento per molti voleva dire una cosa sola: gli scaligeri andranno in finale, probabilmente con un 3-0 senza appello. La profondità del roster guidato da coach Ramagli, le capacità difensive di diversi interpreti, la guardia più completa ed impattante della lega Karvel Anderson: tutti elementi che davano ragione a questi pensieri.

Pistoia si è invece presentata all’Agsm Forum con un’energia che nessuno, forse nemmeno i biancorossi stessi, pensava possibile. La sabbia lanciata da Cento fino a pochi giorni prima era ormai un lontano ricordo: tre quarti di Gara 1 letteralmente dominati. La rimonta subita negli ultimi 10 minuti, vissuta ancora oggi come il più grande rimpianto dell’intera serie, può essere vista anche nell’ottica dei meriti di Verona.

La chiave, in un momento in cui Anderson era stato fortemente limitato, è stato il gioco in pick ‘n pop su Candussi. Verona-Pistoia è una storia infinita di mosse e contromosse, rischi e scommesse: Utomi su Xavier Johnson, Wheatle su Anderson, lo stesso Anderson a limitare Jazz Johnson, Saccaggi dirottato su Rosselli. Ma anche il gioco dentro l’area dei lunghi biancorossi, le carte più volte mischiate da Ramagli in regia e l’infortunio che ha escluso da Gara 2 e 3 Xavier Johnson e ha quindi dato grandi responsabilità a Sasha Grant.

I biancorossi, tuttavia, per pressoché tutta la serie hanno dato l’impressione di avere più voglia di emergere dei loro più quotati avversari. La marcatura su Johnson, grande ostacolo della prima serie play-off, con Verona è diventato un problema aggirabile: specialmente se Wheatle, in Gara 3, fa 21 punti e 13 rimbalzi. O anche se Angelone Del Chiaro, con Jazz limitato a 7 punti, ne fa 15 contro i più esperti Pini e Candussi.

Le due partite del PalaCarrara sono state le migliori di tutta la stagione: il pieno realizzarsi del potenziale di un team tirato su per nascondere i limiti ed esaltare le caratteristiche dei suoi singoli. Questa è stata la prova di maturità, il segnale di una crescita auspicata e rincorsa sin dall’inizio dell’era Brienza. Non contava vincere la serie, ma renderla equilibrata. Si costruiscono anche così le ambizioni future: adesso la palla passa a chi di dovere. E, come si dice in gergo, seguiranno aggiornamenti.

Leggi anche

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Video Sport

Ultime di sport