mercoledì, Settembre 9, 2026

Pistoia Basket, ottobre da sogno ma c’è un ‘problema-pubblico’

di Francesco Belliti

PISTOIA – Ad inizi come questo, nella Pistoia cestistica, non si era certamente più abituati: una Supercoppa portata a casa, quattro vittorie su cinque partite di campionato disputate con un 2/2 positivo nelle sfide lontane dal PalaCarrara. Bisogna tornare indietro di almeno cinque anni, ossia alla stagione di A1 2015/16 in cui la Giorgio Tesi Group guidata da Vincenzo Esposito inanellò, nelle prime quattro giornate, altrettanti successi consecutivi per poi perdere la quinta a Milano. L’annata si concluse con un sesto posto finale e la partecipazione ai playoff scudetto, oltre che alle Final Eight di Coppa Italia.

La squadra dopo la vittoria con Piacenza (foto Giovanni Fedi)

Stesso record anche in un’altra stagione da sogno, quella 2012/13 di A2 conclusasi con la promozione nella massima categoria: 8 punti su 10 con unico neo la sconfitta di misura a Bologna contro la Fortitudo. Uguale l’anno prima, dove i biancorossi allenati da Paolo Moretti persero soltanto ad Imola nelle prime cinque giornate di campionato per poi concludere la stagione con la finale playoff persa contro Brindisi.

Difficile, anzi avventato, dire se la GTG Pistoia 2021/22 sarà in grado di avvicinarsi anche minimamente ai risultati di cui sopra, ma non si può tuttavia negare i segnali che questo inizio di stagione ha finora mostrato.

A partire dalla squadra, esaltata e valorizzata dalle idee tecniche e tattiche del proprio coach Nicola Brienza: un’intensità difensiva che ha permesso, partita con Cantù a parte, di non far superare agli avversari la quota di 70 punti; la responsabilizzazione degli elementi più giovani (Del Chiaro in primis, finora una valida alternativa al più esperto Magro); la capacità di sopperire, offensivamente, ai momenti in cui Jazz Johnson è più messo alle strette dai marcatori avversari; l’inserimento graduale e sapiente di Daniel Utomi, arrivato solo ad una settimana dall’inizio del campionato.

Dunque, scommesse vinte ed un gruppo che ha saputo cementificarsi ed amalgamarsi in anticipo rispetto a tante altre realtà del campionato di A2. I risultati, come spesso evidenziato da chi scrive, non arrivano per caso, ma sono frutto della buona riuscita di tutte le citate componenti, insieme anche all’assenza, finora, di problematiche relative ad infortuni e Covid che hanno invece condizionato fortemente la scorsa stagione.

Potrebbe sembrare perciò inopportuno, quasi da guastafeste, trovare l’elemento negativo in un momento così esaltante, ma è quantomai evidente che, al netto di una parte sportiva in vero stato di grazia, a Pistoia inizia ad esserci un ‘problema-pubblico’. La cornice di presenze vista nelle ultime due gare casalinghe è facilmente testimoniabile, nella sua penuria, non solo da chi scrive ma anche dai video e dalle tante foto che girano su articoli e social. Il fatto che la gara contro Trapani si fosse disputata alle ore 12 è risultato poi praticamente ininfluente, di fronte allo spettacolo certamente non più esaltante di quella contro l’Assigeco Piacenza.

A migliorare il tutto c’è stato sicuramente il ritorno attivo della Baraonda Biancorossa, tornata sulla precedente decisione di attendere la capienza al cento per cento, come comunicato a fine agosto in un documento condiviso con altre tifoserie organizzate del basket italiano.

L’attuale 60% concesso dal Governo per i palazzetti al chiuso non basta certamente a spiegare quei posti a sedere vuoti nei vari settori del PalaCarrara, così come non è sufficiente a giustificare il numero di abbonamenti staccati per la stagione 2021/22: 646 per una capienza massima che, secondo le norme vigenti e calcoli alla mano, è attualmente di 2.350 posti (considerando i 3.916 totali di cui dispone il palazzetto di via Fermi).

Si può parlare di ‘effetto auto-retrocessione’, impossibile da vedere nella scorsa stagione, giocata senza pubblico. Il calo degli abbonamenti tuttavia è stata una costante degli ultimi anni biancorossi: dal 2015/16, stagione in cui si contavano ben 2710 tessere fedeltà, si è passati alle 1690 del 2018/19, quella conclusasi con la retrocessione sul campo e il successivo ripescaggio. Non meglio neanche i numeri pre-pandemia: 1627 abbonamenti nella stagione 2019/20, l’ultima nella massima serie e conclusasi a marzo in seguito al dilagare del Covid nel Paese.

La schiacciata di Wheatle (foto Giovanni Fedi)

Siamo di fronte dunque ad un vero e proprio scollamento, maturato ed esacerbatosi negli anni, tra la città e la propria squadra di basket. Il motivo dei numeri più recenti, si diceva, può essere benissimo l’addio alla massima categoria e il riposizionamento in un campionato meno competitivo e con meno appetibilità sportiva ed economica rispetto ad una decina di anni fa, ma anche il noto calo di popolarità che lo sport del basket in toto ha avuto nel nostro paese.

Il pubblico, che rimane il motore di ogni realtà sportiva e che oggi a Pistoia è ridotto ad uno zoccolo duro di fedelissimi, è stato chiamato, da parte della società di via Fermi, a pazientare in vista di stagioni più ambiziose. C’è un progetto pluriennale che comprende la valorizzazione del vivaio (Riismaa e Del Chiaro ne sono gli esempi più virtuosi, in attesa di vederne altri), l’alleggerimento del debito (consistente) maturato nei sette anni di A1 e la ricerca di soggetti disposti ad investire in modo serio nella realtà biancorossa. Il periodo pandemico non ha certamente favorito per quanto riguarda le ultime due voci e questo è un aspetto di cui i tifosi dovrebbero essere ormai pienamente consapevoli.

È anche vero, tuttavia, che la società ha messo in atto importanti cambiamenti sin dall’ultima stagione di A1 (quindi ormai tre anni or sono), sia a livello dirigenziale che di figure con responsabilità di cura dell’immagine: numeri come quelli odierni dovrebbero far comprendere la necessità di percorrere strade alternative a quelle proposte finora. Escludendo iniziative estemporanee, pressoché mai rivelatesi efficaci, non sarà probabilmente un altro ingresso nel Consorzio o un progetto di azionariato popolare a risollevare le sorti del basket pistoiese o a riportarlo nel campionato più prestigioso.

Pubblico e società sono chiamati entrambi ad uno sforzo necessario: da una parte comprendere il momento non favorevole, dall’altra riflettere sulla percorribilità e sostenibilità, a lungo termine, di certe strade. Anche perché non è piacevole vedere una squadra che vince e convince in un palazzetto semi-deserto.

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