mercoledì, Settembre 9, 2026

Pistoia Basket, una squadra che sa soffrire e non sorprende più

di Francesco Belliti

PISTOIA – Da vincere a fine settembre la Supercoppa senza un americano a fare il colpaccio ad inizio dicembre in casa di Torino dovendo rinunciare in extremis all’altro, che di nome fa Jazz Johnson ed è il miglior marcatore della squadra. Questi sono gli estremi, finora, della stagione biancorossa e gli aggettivi potrebbero sprecarsi: sorprendente, impronosticabile, inaspettata. Comunque se ne parli, è indubbio che questi due mesi e mezzo di basket hanno portato solo gioie a chi ha a cuore i colori biancorossi.

La squadra dopo la vittoria con Piacenza

Il mese di novembre è stato il banco di prova per confermare le impressioni già emerse nei primi impegni di campionato. Fatta salva la sconfitta esterna subita all’ultimo minuto da un’altra big del girone come Udine, il percorso di Pistoia non ha trovato ostacoli: tre vittorie consecutive (inclusa quella con Torino) che hanno proiettato i ragazzi di coach Brienza nelle posizioni di alta classifica, senza dimenticare che c’è ancora la gara interna contro Capo d’Orlando da recuperare.

Le ultime vittorie, va detto, sono diverse da quelle di ottobre: molto più sofferte e con momenti di vera tensione ed incertezza sul risultato. Nell’unica partita giocata in casa, l’Urania Milano è andata ad un passo dalla vittoria, salvo poi essere ripresa all’ultimo tuffo e cedere nel supplementare. Nella trasferta contro il fanalino di coda Biella, invece, è bastato un calo di concentrazione nel terzo quarto per rimettere in bilico una partita perfettamente indirizzata. Nella città della Mole, infine, solo una difesa arcigna e qualche episodio di gioco favorevole nel quarto periodo hanno reso possibile un vero e proprio ribaltamento del pronostico, specie alla luce dell’indisponibilità di Johnson.

Ci si può poi soffermare su qualche dato statistico: dal mese di novembre, il numero di palle perse da Pistoia in una singola gara è progressivamente aumentato, toccando il massimo di 19 proprio nell’ultima contro Torino. Spostatisi oltre la doppia cifra anche i rimbalzi offensivi concessi e quindi più seconde occasioni al tiro per gli avversari. Ma ci sono stati anche dei progressi: evidente, per esempio, il miglioramento delle percentuali da tre, dal 29% di media nelle prime cinque gare al 36,75% delle ultime quattro. Complice, sicuramente, è stata la crescita di Utomi, rivelatosi un’arma in più in questa voce tecnica.

Tutto ciò va dunque considerato sorprendente? Rileggendo le dichiarazioni fatte nell’ultimo mese da coach Nicola Brienza, sembra più un copione che sta andando secondo le previsioni, numero di vittorie a parte. Spesso e volentieri l’ex allenatore di Cantù e Trento ha voluto ribadire come la squadra stia affrontando un percorso di crescita. “Non siamo ancora una squadra capace di gestire nel corso della partita”, aveva così dichiarato alla vigilia della partita con l’Urania.

La gestione cui faceva riferimento il coach biancorosso è quella che di solito permette ad una squadra di non lasciare varchi agli avversari: un mantenimento costante dell’inerzia che, allo stato attuale, è assolutamente utopistico per un team come Pistoia. In primis per il fatto che le avversarie stanno iniziando a crescere in condizione e affiatamento, oltre ad avere la consapevolezza di dover dare il massimo quando di fronte hanno Della Rosa e compagni; in secondo luogo, la struttura del roster ed i cambi non consentono certamente di avere sempre la stessa pericolosità e un identico dominio del parquet.

In A2 sono poche le squadre costruite per questo: Cantù e Udine nel Girone Verde, Scafati ed in parte Ravenna in quello Rosso. Parliamo di roster in cui il divario tecnico tra le prime e le seconde linee non è fin troppo evidente. Pistoia non rientra certamente in questa casistica, più per la giovane età dei cosiddetti panchinari che per le loro effettive qualità. Nonostante tutto questo, tuttavia, è proprio il gruppo il fattore determinante di questi primi mesi di stagione. Un elemento fondamentale che si avverte ogni volta che i biancorossi scendono in campo.

Si è potuto vedere nell’ultima al PalaCarrara contro l’Urania: una partita maledetta, dove ai meneghini entrava anche l’impossibile e l’ombra della sconfitta si faceva sempre più grande con quel -5 a poco più di un minuto dalla fine. Ma nelle facce e nel linguaggio del corpo dei padroni di casa non si leggeva alcun segnale di resa. Evidente anche a Torino, anche se solo da uno schermo: una gara condizionata da un’assenza pesante, una squadra ospite che avrebbe potuto benissimo limitarsi ad onorare l’impegno e che invece ha costretto i gialloblu a dover rincorrere per gran parte del tempo. Il tutto con un approccio e una tattica difensivi che andrebbero mostrati in video ai ragazzi delle giovanili per far comprendere loro l’importanza di questo fondamentale: una pressione costante che ha indotto più volte i padroni di casa a sbagliare un tiro (a volte anche quelli più facili), a commettere infrazione di passi o a perdere palla.

Questa è la Giorgio Tesi Group Pistoia: una squadra capace innanzitutto di reggere l’impatto avversario. Dopo arriva certamente il talento dei singoli: difficile, infatti, pensare di togliere ai biancorossi le doti balistiche di Johnson o la bidimensionalità di Wheatle, così come l’energia di Saccaggi, l’adattabilità di Utomi e la fisicità di Magro. E se poi arrivano importanti risposte anche dalla panchina come nell’ultima gara, allora Pistoia diventa difficilissima da battere per chiunque.

Ovviamente nel basket non ci si deve mai sentire arrivati e gran parte del prosieguo di stagione passerà proprio dalla crescita dei giovani. Intanto però Pistoia è lì, seconda ma con una gara in meno, appaiata a squadre come Udine, Torino e Treviglio, con solo Cantù davanti a minima distanza e solo Monferrato e Assigeco Piacenza alle calcagna. Il tutto a quattro partite dalla fine del girone d’andata, con un obiettivo Final Eight di Coppa Italia assolutamente alla portata. Forse qualcuno sarà ancora stupito, ma nelle altre piazze di A2 non c’è più sorpresa: Pistoia fa paura.

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