mercoledì, Settembre 9, 2026

Pistoia Blues 2023. Meno male che c’è Bluesin

PISTOIA – Per prima cosa, auguriamo buon lavoro a BluesIn, nella certezza che se c’è qualcuno in grado di dare ancora lustro a Pistoia Blues, con la professionalità e la passione che anche in questa circostanza ha dimostrato, accettando di organizzare la prossima edizione in condizioni difficilissime, questo qualcuno non può che essere, oggi come nel 1985, BluesIn.

Ma facciamo un passo indietro, a partire da alcune questioni di particolare rilievo, rispetto alle quali il sindaco dovrebbe chiarire quali siano gli intendimenti di questa Amministrazione.

La legge a sostegno di Pistoia Blues

Pur auspicando che venga rapidamente approvata, qualora questo non dovesse accadere e non dovesse arrivare il contributo di 250 mila euro, l’Amministrazione come intende garantire il mantenimento degli standard qualitativi che sempre hanno caratterizzato questa manifestazione? È intendimento di questa Amministrazione mantenere questi standard?

Il bando

Premesso che quella del bando non è l’unica strada possibile, se è quella che legittimamente si intende seguire, ci sono alcuni fattori da tenere presenti. Intanto, serve efficienza. E il Comune, in tutte le sue articolazioni, dalla parte politica agli uffici, ha dimostrato di avere grosse difficoltà – molto preoccupanti – a garantire la compatibilità dei tempi del bando con la buona organizzazione del festival.

È ormai incontestabilmente agli atti come lo strumento bando, che dovrebbe garantire una maggiore trasparenza nelle procedure, così come utilizzato dalla giunta Tomasi, per Pistoia Blues abbia rappresentato, negli anni, più un problema che una soluzione. Già nel 2017, furono malamente gestite le tempistiche costringendo, anche in quel caso, l’associazione temporanea di imprese, BluesIn più Live Nation, selezionata tra le tre che parteciparono al bando, a mettersi al lavoro a gennaio per l’edizione 2018. Un bando, quello del 2017, che solo al secondo tentativo risultò efficace per l’individuazione del soggetto organizzatore del festival, dopo che, al primo, il Comune pensò bene di non prevedere un contributo dal proprio bilancio.

Va infatti rilevato che, fino al 2017, l’organizzazione, nelle modalità e nelle tempistiche, non aveva mai rappresentato un problema, lasciando peraltro sempre ben distinte, come sarebbe necessario e doveroso, le prerogative degli organi politici – limitate agli indirizzi generali (periodo di svolgimento del festival, dislocazione dei luoghi dei concerti e loro predisposizione, eventuali iniziative ad ingresso gratuito e poco altro) – dalla direzione organizzativa e artistica del festival, che implica un elevato tasso di professionalità ed una conoscenza approfondita dei contesti normativi, di sicurezza, delle caratteristiche della piazza del festival, nel caso specifico la nostra Piazza del Duomo, e, il più importante, dell’ambito artistico di riferimento.

Un bando a pochi mesi dal Festival? No, ma…

L’assessora Semplici ha dichiarato esplicitamente, in una commissione di pochi giorni fa, lunedì 16 gennaio, in una discussione avente a tema il bilancio di previsione, che il bando era in preparazione. Fosse stato vero, avrebbe avuto dell’incredibile, a meno di sei mesi dallo svolgimento del festival. Tuttavia, giovedì 19, smentendo se stesso, il Comune ha annunciato, con una nota, che avrebbe proceduto ad assegnazione diretta a BluesIn per il 2023, affermando che il bando pluriennale rimane la via maestra e lasciando intendere che a quello si tornerà già dal 2024. Un aspetto, quest’ultimo, non irrilevante, comunque la si pensi sul bando, visto l’impegno richiesto a BluesIn per il 2023, insostenibile se non calato nella dimensione di un investimento pluriennale.

Il quadro economico del Festival

È il secondo grande tema, strettamente connesso al primo. È notizia recente – confermata anche nella già citata seduta della prima commissione consiliare – che la Giunta Tomasi, nella proposta di bilancio previsionale 2023 che porterà prossimamente in approvazione in Consiglio Comunale, ridurrà di molte decine di migliaia di euro – in attesa di leggere gli atti, sui giornali si parla addirittura di 150 mila euro – il proprio contributo per l’edizione 2023.

Nel frattempo, così si lascia intendere, si lavorerà al ripristino, in vista del 2024 e possibilmente rendendolo sistemico, del contributo ministeriale di 250 mila euro, già erogato per le annualità 2020 e 2021, che, allo stato attuale, risulta indisponibile in ragione della bocciatura, risalente allo scorso 10 dicembre, di un emendamento appositamente predisposto da deputati di Fratelli d’Italia alla legge di bilancio.

Alla luce di questo quadro, ci sentiamo, come detto in apertura, di solidarizzare con BluesIn per il lavoro molto difficile che si troverà a dover affrontare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

In primo luogo i tempi

Nonostante le rassicurazioni di Sabella, sia nell’intervista da lui rilasciata a La Nazione lo scorso 10 dicembre, sia in commissione il 16 gennaio, sul fatto che non ci sarebbero problemi legati alle tempistiche dell’organizzazione dell’edizione 2023, chiunque abbia qualche competenza su come funziona il mondo dei concerti – ed evidentemente non è il caso dell’assessore Sabella, il quale andrebbe rimosso da questo incarico che non si sa a quale titolo svolga – sa che, oggi ancor più di cinque anni fa, a gennaio tutti i principali artisti internazionali, o quasi, sono già stati ingaggiati per i mesi estivi e, in particolare, per giugno e luglio che sono quelli nei quali si svolgono sostanzialmente tutti i principali festival europei.

L’associazione presieduta da Giovanni Tafuro dovrà inoltre affrontare le difficoltà legate alla mancanza di risorse, sia quelle – azzerate – del contributo statale, sia quelle – drasticamente tagliate – provenienti dal bilancio comunale.

Le sponsorizzazioni

Sempre dalla commissione bilancio dello scorso 16 gennaio, si apprende inoltre che il Comune chiederà al soggetto organizzatore, pare anche per il 2023, nonostante il quadro difficilissimo appena delineato, di provvedere autonomamente a procurarsi delle sponsorizzazioni che possano, in una misura rilevante, affrancare il festival dai contributi pubblici. Tutto bello, sul piano puramente teorico. In pratica, anche questo in Comune lo si dovrebbe sapere, trovare sponsor con tempi così stretti e con la concorrenza spietata di due festival, uno a Lucca ed uno a Firenze, entrambi con nomi di grido già annunciati, è una missione, se non impossibile, quantomeno molto complessa. Per questo crediamo che l’impegno diretto del Comune nella ricerca di sponsor, magari attraverso la possibilità per gli sponsorizzanti di investire su una pluralità di eventi, o almeno con una prospettiva pluriennale, potrebbe aiutare nell’individuazione di soggetti interessati.

Diciamo la verità: il Comune, in cerca di pretesti, ha inteso lasciare la proverbiale patata bollente in mano a BluesIn. Anche perché, se questo doveva essere l’epilogo, ed era evidente già dall’estate scorsa che non ci sarebbero state certezze sull’arrivo dei contributi statali, nonostante l’avvento al Governo del partito di cui il sindaco di Pistoia è espressione, non si capisce perché non si sia proceduto all’affidamento diretto entro il settembre scorso. Così facendo, si sarebbe consentito a BluesIn di non lavorare in emergenza e di organizzare un programma verosimilmente migliore di quello che sarà possibile realizzare nelle poche settimane che abbiamo davanti.

Dunque, a questa Amministrazione interessa il Blues?

A ben vedere gli eventi, la risposta è no.

Il Sole per tutt*

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