martedì, Settembre 8, 2026

Pistoia città dell’innovazione, della cultura e del coraggio

PISTOIA – Di recente Hitachi Rail, il colosso giapponese che a Pistoia produce treni, ha stretto un accordo per acquisire l’americana Clever Devices, leader nella fornitura di sistemi di mobilità intelligenti per il trasporto pubblico (250 clienti nel mondo, 600 dipendenti e ricavi attesi quest’anno per 220 milioni di dollari), che opera anche in Italia attraverso la Maior (Management artificial intelligence and operations research), azienda con sedi a Firenze e a Lucca che occupa 75 persone. Le soluzioni di Maior e di Clever Devices per la gestione dei dati di bordo e di quelli centralizzati saranno integrate nella piattaforma HMax di Hitachi Rail, “rendendo disponibili nuove funzionalità e vantaggi per le aziende del trasporto pubblico di tutto il mondo”, afferma il gruppo giapponese secondo cui questa acquisizione rappresenta un passo importante nel percorso di affermazione come leader globale della mobilità digitale.

Amici della Politica, la presentazione della Convenzione civica

Del tema si era parlato nel corso della “Convenzione civica 2026” promossa dall’associazione Amici della politica che ha elaborato un documento programmatico da sottoporre alla riflessioni dei candidati sindaci alle prossime elezioni amministrative e che vi proponiamo. Il tema è stato affrontato nell’ultimo capitolo: Le multinazionali e l’industria del futuro.

Pistoia non è un’isola: il contesto provinciale

Nessuna città è un’isola, neppure una città capoluogo di Provincia.

Ancor meno può considerarsi un’isola Pistoia, che da circa un secolo svolge – seppur fra crescenti incertezze e difficoltà – il ruolo di centro di riferimento politico, economico e culturale della ‘sua’ Provincia, abitata da circa 290.000 persone ed attualmente composta da 20 Comuni inseriti in un’area (di oltre 900 kmq) collocata nel nord della Toscana, al confine con l’Emilia-Romagna (Bologna e Modena), tra le province di Firenze e Prato (ad est) e Lucca e Pisa (ad ovest).

Questa consapevolezza impone di affrontare i vari problemi che da tempo affliggono la città capoluogo in un quadro di riferimento anzitutto provinciale, entro il quale possono acquisire senso e concretezza i progetti politico-amministrativi di natura strategica.

Dal punto di vista economico, la Provincia di Pistoia si presenta con caratteristiche peculiari, con 26.991 imprese attive (di cui 8.112 nel Comune di Pistoia), in tendenziale diminuzione (nel 2007 erano 29.767) la gran parte delle quali rappresentata da microimprese (meno di 10 dipendenti; fatturato o bilancio annuo ≤ 2 milioni di euro) o piccole imprese (meno di 50 dipendenti; fatturato o bilancio annuo ≤ 10 milioni di euro); 9475 le imprese artigiane attive (nel 2007 erano10.978) (dati Unioncamere).

Queste imprese operano in :

– un settore agricolo che quasi si identifica con una estesa ed intensa attività vivaistica il cui valore aggiunto non supera il 10 %;

– un settore industriale che vede convivere piccole imprese con alcune medie e grandi imprese anche a carattere multinazionale ed il cui valore aggiunto non supera il 20%;

– un settore terziario, a carattere prevalentemente tradizionale, il cui valore aggiunto si aggira attorno al 70%.

In questo panorama generale si registra la presenza, sostanzialmente inedita rispetto al passato, di imprese multinazionali che ormai costituiscono una componente rilevante dell’economia non soltanto globale, ma anche regionale, in grado di influenzare in modo significativo la struttura produttiva e occupazionale dei territori di insediamento.

In tutta la Toscana la presenza di multinazionali è notevolmente cresciuta nel tempo, venendosi a configurare come una parte non trascurabile del tessuto industriale e dei servizi ad alta intensità di capitale; una parte di cui peraltro deve essere costantemente verificato il grado delle opportunità offerte ai vari territori in termini di accesso a reti globali, trasferimento tecnologico e creazione di lavoro qualificato, stabilità ed effettiva capacità di generare ricadute durature per i sistemi locali.

Il contesto regionale: l’Alta Toscana

Pistoia è una delle dieci province toscane.

Essenziale, a questo riguardo, è la piena consapevolezza dei futuri amministratori pistoiesi che la Toscana, in termini politici, istituzionali, economici e finanziari, è una Regione che nel corso degli ultimi anni ha archiviato le teorizzazioni che nel secolo scorso la volevano divisa in tre macroaree ed ha visto emergere un sostanziale bipolarismo con, da una parte, l’area metropolitana di Firenze e, dall’altra parte, tutte le altre Provincie toscane, ognuna con apprezzabili peculiarità, ma tutte con tassi di crescita tendenzialmente lontani (se non inversi) rispetto a quelli registrati dal capoluogo regionale.

Questo dato di fatto impone il ripensamento della posizione strategica pistoiese, che non può più essere esclusivamente immaginata nella cosiddetta area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia, come vorrebbe una visione mitologica risalente a circa 80 anni fa, archiviata (anche formalmente) dal Governo Renzi nel 2014 con la decisiva scelta (cd. Legge Delrio) di identificare la Città Metropolitana fiorentina con la sola Provincia di Firenze, comprensiva quindi del Mugello e dell’area empolese, ma non dei Comuni di Prato e Pistoia.

E impone, altresì, di considerare l’opportunità di guardare, anzitutto in termini relazionali e collaborativi, a due nuovi assi, oltre quello, ad est, di Prato e della Grande Firenze: l’asse a ovest, verso Lucca, Pisa e la costa della Versilia e l’asse a nord, verso Modena e Bologna.

Non si tratta, naturalmente, di vagheggiare improvvisate fioriture di piccole, quanto velleitarie grandeur locali, ma di recuperare una sostenibile prospettiva di crescita – non soltanto economica – attraverso una progressiva riscoperta dei territori vicini che sperimentano problematiche e ambizioni simili e che, su alcune grandi tematiche, possono allearsi dando vita ad influenti aggregati.

In forza di una capacità di dialogo e concreta collaborazione fra le istituzioni e le comunità locali, appare in particolare possibile consolidare e estendere il percorso unitario intrapreso dagli imprenditori di Prato, Pistoia e Lucca (Confindustria Toscana Nord) a difesa di un esteso settore manifatturiero, rafforzando i tradizionali distretti industriali e floro-vivaistici e avviando la opportuna valorizzazione di nuovi distretti.

In questa inedita prospettiva, soprattutto Pistoia e Lucca si pongono (anche geograficamente) come due territori “cerniera” nell’Alta Toscana intesa come aperta, dinamica ed ‘ecologica’ piattaforma produttiva, commerciale e turistica a forte vocazione internazionale, ospitale per le imprese, accogliente per le persone, rispettosa dei diritti dell’ambiente.

Una piattaforma venuta progressivamente costituendosi lungo l’Autostrada A11, nell’ambito di una realtà urbana e socio-economica popolata da città ‘non metropolitane’ che negli ultimi anni hanno, fra l’altro, visto fondersi le rispettive associazione industriali (Confindustria Toscana Nord) a difesa di un esteso settore manifatturiero, le Camere di commercio (Pistoia e Prato; Lucca, Pisa e Massa Carrara) e gran parte delle associazioni di categoria (artigiani, commercianti, lavoratori subordinati), rivelando l’esistenza di una potenziale seconda area metropolitana a fianco di quella fiorentina e con essa in proficua collaborazione, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo regionale.

Una realtà nuova e densa sul piano politico da giustificare anche il decentramento di un settore dell’attività amministrativa regionale, quello ad esempio dedicato a Montagna e Forestazione, dotandolo di adeguate risorse anche finanziarie per assicurare continuità, coerenza ed efficacia di gestione dei gravi ed urgenti problemi delle cosiddette ‘terre lontane’.

A proposito di economia e società

Non sono necessarie particolari cognizioni tecniche per verificare il progressivo rarefarsi dell’infrastruttura economica pistoiese, cioè di quell’imprescindibile sottoinsieme di attività di produzione che è all’origine dei flussi di reddito e benessere di ogni città, fenomeno aggravato dalla desertificazione industriale, dalle manifeste difficoltà dell’artigianato e del commercio tradizionale, dalla scomparsa di quello che un tempo era un essenziale settore terziario (banche ed enti pubblici e privati).

Il Comune di Pistoia vive ormai da anni una condizione di progressivo ripiegamento, di perdita di ruolo e di funzioni, incapace di ritrovare la via di uno sviluppo sostenibile, che fronteggi con la adeguata crescita dei redditi e una nuova ed innovativa imprenditorialità, una società fatta prevalentemente di pensionati, di piccole o grandi rendite pubbliche e private, di risparmi in larga parte sottratti agli investimenti sul territorio.

Ad allarmare non sono soltanto le centinaia di negozi chiusi con il preoccupante seguito di fondi vuoti o le centinaia di artigiani silenziosamente scomparsi con le loro botteghe, ma anche il contestuale intensificarsi di processi di invecchiamento e denatalità, l’accentuarsi delle disuguaglianze, il concentrarsi della ricchezza, l’estendersi della povertà e il ritorno della filantropia con i suoi umilianti circuiti, l’attenuarsi dello spirito di iniziativa, della propensione al rischio, della fiducia nel futuro.

Fenomeni aggravati dalla assenza di praticabili progetti di cambiamento, soppiantati da pseudo pianificazioni strategiche, da inconcludenti ‘cabine di regia’, da velleitarie pretese di ruoli-guida in un territorio nel quale la preoccupazione per il futuro è sempre più una questione privata piuttosto che pubblica.

Ed allora, è dall’economia che bisogna ripartire, perché soltanto un rinnovato dinamismo economico può fornire le risorse (anzitutto materiali) necessarie per sostenere, nel tempo, le legittime aspirazioni e speranze dei pistoiesi.

Il dibattito aperto dal Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana

Il “Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana”, opportunamente elaborato nel settembre 2025 da Stefano Casini, Marco Buti e Alessandro Petretto, ha provocato un dibattito che ha visto la partecipazione della nostra Associazione e di SoloRiformisti ad un evento organizzato il 9 Dicembre 2025.

Un primo merito del Manifesto è stato quello di riportare l’attenzione sull’importanza del settore manifatturiero come motore di un equilibrato modello di sviluppo, per la sua spinta propulsiva agli investimenti, all’innovazione tecnologica, alla domanda di servizi avanzati e alla creazione di opportunità di lavoro di maggiore qualità. Tale settore mostra in Italia ed in Toscana preoccupanti segnali di crescente debolezza, evidenziati negli ultimi anni dal calo della produzione industriale.

E’ entrato in crisi il business model sul quale abbiamo sempre fatto affidamento, basato sulla capacità di esportare i nostri manufatti, poiché sul mercato globalizzato hanno fatto ingresso nuovi paesi che, beneficiando innanzitutto di un basso costo del lavoro, hanno inasprito la concorrenza internazionale soprattutto nelle produzioni cd. “mature”, ad esempio quelle rivenienti dal comparto-moda, da sempre trainante per la nostra regione ed oggi chiaramente in difficoltà. Sono poi ulteriori motivi di seria preoccupazione per la manifattura toscana l’aumento del costo dell’energia come conseguenza delle tensioni geo-politiche e la politica dei dazi seguita dall’amministrazione americana.

E’ in atto una crescente terziarizzazione dell’economia nazionale e regionale, fenomeno che “in sé” apparirebbe come positivo perché tipico dei paesi sviluppati, ma che nella nostra realtà assume dei contorni poco rassicuranti, perché si tratta di una terziarizzazione povera, caratterizzata da basso valore aggiunto. Si tratta del progressivo ampliarsi di quei servizi che generano occupazione con bassa produttività e conseguenti bassi salari, ad es. i servizi legati alla ristorazione e al turismo “di corsa”, oppure quelli “alla persona” che sorgono come effetto dell’invecchiamento della popolazione, oppure ancora quelli che nascono da vere e proprie rendite di posizione.

Il Manifesto elenca le possibili concause di questo processo ( le piccole dimensioni di molte imprese toscane, spesso operanti in filiere governate da altre imprese; l’invecchiamento della popolazione; l’attrattività turistica della regione; i vincoli posti alla spesa pubblica etc.) e poi cerca di individuare possibili linee d’azione utili a sostenere un processo di reindustrializzazione, ossia una politica industriale fondata sulla “distruzione creatrice” schumpeteriana, da sostenere con politiche attive sul lavoro e la spinta all’innovazione tecnologica.

Viene indicata una strategia di offerta a quattro volani (contenimento dei costi dell’energia; sostegno a politiche di import-subsostitution; migliore sfruttamento delle potenzialità della formazione; orientamento del risparmio dei toscani allo sviluppo degli investimenti), mentre si prende atto che dal lato della domanda ci sono minori possibilità di intervento.

Il Manifesto si pone anche il problema del reperimento delle risorse, invocando ad esempio maggiora autonomia tributaria a livello regionale, peraltro prevista dagli impegni del PNRR, e sottolinea l’importanza del funzionamento dei servizi pubblici locali per le imprese manifatturiere. Infine viene auspicato un nuovo “partneriato avanzato” tra corpi intermedi e attori istituzionali .

Tutto questo con un obiettivo chiaro: puntare ad attività nel manifatturiero e nei servizi a più alto valore aggiunto, il che significa ad alti salari e alta produttività, attività più rischiose ma a maggior rendimento.

Dando per acquisite le considerazioni del Manifesto dedicate alla Toscana, che inevitabilmente si riflettono su tutti gli ambiti territoriali della regione, ci siamo chiesti quale sia la situazione socio-economica del nostro territorio e se questa possa essere influenzata con successo da opportune iniziative politico-istituzionali.

Dentro la Toscana: la provincia di Pistoia rispetto alle altre

Negli studi sullo sviluppo locale l’articolazione per Province è una partizione territoriale che presenta dei limiti, essendo le Province territori molto compositi, fatti di aree urbane, distretti industriali, territori turistici, zone montane; ha comunque il pregio della chiarezza, della sinteticità e della notevole disponibilità di dati.

Da un punto di vista demografico interessanti sono i dati che attengono alla composizione della popolazione residente.

E’ noto che nei paesi a sviluppo maturo il contesto è quello di un forte invecchiamento della popolazione e di progressivo declino demografico, visto che i flussi migratori non compensano la bassa natalità. Su scala locale sussiste una differenziazione tra i territori più attrattivi per nuovi residenti (territori suburbani e aree di distretto), che mantengono una composizione per età più favorevole, e gli altri territori (aree montane e collinari più periferiche e centri urbani più grandi e costosi), che tendono invece a perdere popolazione e quindi peggiorare il dato relativo all’invecchiamento. Le dinamiche della composizione della popolazione all’interno di ciascuna provincia risente di queste categorie territoriali.

La provincia di Pistoia si pone quasi esattamente allo stesso livello della media regionale sia per indice di vecchiaia (rapporto tra over 65 e abitanti tra 0 e 14 anni, 230 contro 234), sia per percentuale di popolazione straniera (10,8% contro 11,7%) e si nota nelle altre province che laddove è più alto l’invecchiamento più bassa è la percentuale di residenti stranieri (dove risiedono più anziani c’è una minore incidenza di flussi migratori) .

Particolarmente significative sono le informazioni che riguardano la partecipazione al mercato del lavoro e alla qualità dei relativi contratti. A fine 2023 la provincia di Pistoia, insieme a Massa Carrara, è quella che presenta il tasso di occupazione della popolazione tra 20 e 64 anni più basso della Toscana (70,5 su una media di 74,5), che deriva soprattutto da un tasso di inattività della popolazione femminile tra i 35 e i 54 anni del 23,5 rispetto alla media pari a 18,4. Conseguenza di ciò è il più alto tasso di disoccupazione totale in regione (7,1 contro 5,3 di media).

Le condizioni complessive del mercato del lavoro sono determinate anche dalla qualità dei contratti che vengono stipulati. Tipicamente i settori che fanno un uso più intenso di contratti a termine e part-time sono quelli a forte stagionalità (agricoltura e turismo) e dei servizi alla persona, che poi si ritrovano in gran parte tra quelli a più bassi livelli retributivi (servizi assistenziali, ristorazione, attività sportive e ricreative, pulizie, vigilanza etc..).

Una minore presenza di settori a forte stagionalità (agricoltura non florovivaistica e turismo) fa sì che nella provincia di Pistoia la percentuale di dipendenti con contratti a termine è il 27,3% contro una media del 28,8% e quella con contratti part time è il 31,7% rispetto al 33,5% di media. La retribuzione media annuale dei pistoiesi è comunque di circa 1600 euro più bassa rispetto a quella media dei toscani (19500 euro contro 21100). I dati confermano comunque che la maggiore qualità del lavoro si ha nelle province a più alta specializzazione manifatturiera (Firenze, Pisa, Arezzo, Lucca) con la vistosa eccezione pratese.

Se poi si analizza la forza produttiva e di mercato (sostanzialmente il valore aggiunto da un lato e le esportazioni dall’altro), dobbiamo rilevare altri segnali di debolezza del nostro territorio che, è bene ribadirlo, si inseriscono in un contesto regionale che già di per sé non induce all’ottimismo.

In termini di valore aggiunto per abitante la provincia di Firenze con 35 mila euro si pone al vertice della scala regionale, che presenta una media di 29 mila euro; segue Pisa, anch’essa sopra la media, e poi Siena e Arezzo, province dove sono posizionate attività ad alto valore aggiunto che aumentano la forza produttiva dell’economia. Pistoia si colloca invece nelle posizioni più basse della classifica con un risultato di 23.700 euro.

Venendo poi alla composizione settoriale del valore aggiunto, si verifica ulteriormente che i territori più competitivi sono quelli che conservano una specializzazione manifatturiera, cui sommano una forte presenza di servizi avanzati (ancora in primis Firenze e poi Pisa). Pistoia presenta un valore aggiunto per settore che è sopra la media regionale solo per il comparto agricolo (8,6% rispetto a 2,2%), attesa la forte presenza del vivaismo e la debolezza delle altre attività, a cominciare da quella manifatturiera (17,9% contro 19,2% di media) .

Un altro modo di misurare la forza dei sistemi produttivi locali è quello che guarda alla loro capacità di esportare. Anche in questo caso, la nostra provincia mostra la propria difficoltà. Al di là del valore assoluto delle esportazioni molto contenuto (1.871 mil. nel 2022), che ovviamente risente anche e soprattutto dei valori dimensionali di natura morfologica e demografica, emerge ad esempio che, rapportando il valore delle esportazioni nel settore manifatturiero con quello degli occupati nel medesimo settore, rispetto ad una media regionale di 147 mila euro Pistoia si colloca all’ultimo posto della classifica regionale con 67 mila euro.

Infine, un ultimo confronto tra i territori provinciali è quello che attiene alla produzione del reddito. Ai fini IRPEF il reddito imponibile per contribuente nella provincia di Pistoia è stato nel 2022 di 21.446 euro, contro una media toscana di 23.204 euro (al primo posto Firenze con 24.990 euro). La provincia di Pistoia è migliore della media almeno per quanto riguarda il cd. indice di povertà, che rappresenta la percentuale di famiglie con ISEE minore di 6000 euro; qui si colloca al 5,6% rispetto a una media del 6,4%.

Un’altra possibile chiave di lettura della situazione che riguarda la provincia di Pistoia è quella legata alla “qualità della vita”, anche perché si potrebbe sostenere che dati economici non certamente brillanti come quelli appena mostrati sono teoricamente mitigabili da altri dati di variegata natura, tali da rendere comunque attrattivo il nostro territorio. In tal senso può soccorrere l’indagine che dal 1990 annualmente viene svolta da Il Sole 24 Ore, che elabora una classifica della “qualità della vita” nelle 107 province italiane.

Il Sole 24 ore prende in esame 6 macro-categorie di settore (ricchezza e consumi; affari e lavoro; ambiente e servizi; demografia, società e salute; giustizia e sicurezza; cultura e tempo libero) e per ogni macro-categoria viene formata una graduatoria provinciale sulla base del punteggio medio assunto da 15 indicatori; la classifica finale è costruita in base alla media delle 6 graduatorie di settore.

Nel 2025 la provincia di Pistoia si è classificata al 66° posto nella graduatoria generale di 107 province. Nei singoli macro-settori abbiamo avuto la posizione 69 in “ricchezza e consumi”, la posizione 60 in “affari e lavoro”, la posizione 88 in “ambiente e servizi”, la posizione 64 in “cultura e tempo libero”, la posizione 39 in “giustizia e sicurezza” (unico macro-settore dove il punteggio medio dei 15 indicatori è migliore della media nazionale) e la posizione 41 in “demografia, società e salute”.

Ma ciò che appare più interessante è l’evoluzione che queste graduatorie hanno avuto nel tempo, nonché il valore di alcuni indicatori simili a quelli riportati nella parte iniziale di questo paragrafo e che si reputano significativi ai fini del presente documento.

Si osserva in primo luogo che nel periodo 1990-2001 la posizione della provincia di Pistoia nella classifica generale era tutto sommato soddisfacente, quasi sempre sopra la media, con un picco positivo nel 1994 (14° posizione). Dal 2002 in poi la situazione è peggiorata e la posizione in graduatoria è sempre stata sotto-media, oscillando dalla posizione 52° alla 77° (picco negativo del 2020), per giungere alla già citata 66° del 2025 (in peggioramento di 5 posizioni rispetto al 2024).

Per quanto concerne le 6 macro-categorie dalle quali dipende la classifica finale si osserva:

(1) l’andamento quasi sempre sotto-media nazionale del settore “ricchezza e consumi”;

(2) quello in diverse annualità leggermente sopra-media del settore “ affari e lavoro”, con una pronunciata negatività nell’anno 2024;

(3) il trend generalmente sopra-media del settore “giustizia e sicurezza”;

(4) l’andamento quasi sempre sotto-media della categoria “ demografia e società”;

(5) l’andamento assai negativo dal 2016 ad oggi del settore “ambiente e servizi”;

(6) quello sempre negativo dal 2002 ad oggi del settore “cultura e tempo libero”.

Relativamente ai 90 indicatori utilizzati per descrivere le 6 macro-categorie appena ricordate, sono tutti a loro modo interessanti, ma abbiamo cercato di isolarne alcuni che sembrano più direttamente coinvolti nelle prospettive di una equilibrata e duratura crescita economica.

Dentro la provincia di Pistoia

Differentemente da quella per Province, un’analisi dello sviluppo locale fatta per Comuni presenta un elevato grado di omogeneità, ma sconta la difficoltà nel reperimento di dati e non considera le sinergie che si realizzano tra territori contigui.

Per questo, cercando di calarci all’interno della provincia di Pistoia, abbiamo raccolto alcuni dati ISTAT che riguardano i SLL (sistemi locali del lavoro), vale a dire gli ambiti del pendolarismo quotidiano per motivi di lavoro, che consentono di evidenziare meglio le specificità dei sistemi produttivi locali.

I sistemi locali del lavoro che ISTAT calcola per la provincia di Pistoia sono tre: uno in ambito montano, che gravita su San Marcello pistoiese, e due collocati nella parte pianeggiante, che gravitano rispettivamente su Montecatini Terme e sul capoluogo Pistoia.

Il comune di Sambuca è collocato fuori regione, mentre i Comuni di Agliana e Montale sono attratti dal limitrofo territorio pratese.

Il SLL che fa riferimento a Pistoia comprende i comuni di Pistoia, Quarrata, Marliana e Serravalle P.se; quello riferito a Montecatini comprende 11 Comuni, mentre quello riferito a San Marcello ne comprende 2 (Abetone-Cutigliano e San Marcello-Piteglio) .

Il territorio provinciale è piuttosto eterogeneo e mostra una progressiva tendenza alla deindustrializzazione, come già appariva dai confronti interprovinciali, e questo soprattutto a causa dei problemi che hanno investito alcuni settori del Made in Italy (in particolare calzature e mobili).

Disaggregando per settore di attività economica, il territorio presenta comunque la permanenza di alcune specializzazioni settoriali, ovvero con un indice di specializzazione superiore a 105.

Per il SLL centrato su Pistoia la specializzazione emerge nella produzione agricola, grazie all’importante presenza del florovivaismo, nella produzione di materiale ferrotranviario (ex Breda) e tuttora nel mobilio, nonostante la crisi che ha colpito il settore. Specializzazioni settoriali più diffuse si trovano invece nel SLL di Montecatini (calzature, confezioni, carta, chimica, legno, costruzioni, alimentari).

La debolezza dell’attività industriale nel SLL di Pistoia è testimoniata anche dalla riduzione del peso percentuale degli occupati nella manifattura, che nel periodo 2009-2023 è sceso dal 25,6% al 23,7%, mentre è rimasto sostanzialmente stabile a livello regionale.

Il tasso di disoccupazione, l’indice di vecchiaia e il reddito imponibile ai fini IRPEF del nostro SLL è sovrapponibile a quello visto per l’intera provincia (7,1% il primo, 230 il secondo e circa 21500 euro il terzo).

Guardando all’andamento delle presenze turistiche anche questo indicatore appare più debole della media regionale. C’è un trend stazionario delle presenze su Montecatini, oggi legate più all’offerta di recettività alberghiera per il turismo diretto a Firenze piuttosto che alla specializzazione termale, un trend leggermente espansivo per la città di Pistoia e un trend in diminuzione per la parte montana, determinato in primo luogo dal peggioramento delle condizioni climatiche per la praticabilità degli sport invernali.

Complessivamente non si rilevano per gli SLL della provincia di Pistoia settori in decisa espansione oppure attività trainanti in termini di innovazione tecnologica.

Conclusioni e ipotesi di lavoro

Le considerazioni svolte dal Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana possono essere ripresentate in termini ancora più preoccupanti per il territorio pistoiese, relativamente al quale si percepiscono segnali di crescente debolezza. Ci stiamo inoltrando in una fase di declino, che potrebbe diventare irreversibile se non emergono iniziative tali da rivitalizzare l’economia locale.

L’esigenza di puntare ad attività manifatturiere e\o servizi ad alto valore aggiunto, cioè con alta produttività ed alti salari, se auspicabile per l’intero Paese e per la Toscana, appare ancor più indispensabile per la provincia pistoiese. Per garantire un futuro di benessere almeno pari a quello che degli ultimi trenta anni, immaginare una semplice continuazione di “quello che c’è” significa non percepire i segni del mondo che cambia e rifiutare la dura realtà dei dati.

La domanda è: per invertire il trend in atto quali attività manifatturiere e quali servizi avanzati incentivare e con quali risorse? Nessuno ha una risposta certa in merito, ma è doveroso formulare qualche ipotesi di lavoro, fermo restando che in questo ambito soprattutto la classe imprenditoriale è chiamata a fornire un fattivo contributo, non soltanto di idee.

Le multinazionali e l’industria del futuro

Una prima ipotesi muove dalla considerazione della presenza di grandi imprese multinazionali nel territorio provinciale, fra le quali spiccano Hitachi Rail STS S.p.A. operante nella progettazione, realizzazione e gestione di sistemi e servizi di segnalamento e supervisione del traffico ferroviario e metropolitano, Caterpillar Progress Rail, uno dei maggiori fornitori integrati e diversificati di materiale su rotaia e di soluzioni e tecnologie infrastrutturali per i clienti ferroviari globali, Shalag Nonwoven, leader mondiale nel settore del termocoesionatura cardata e dell’aria attraverso la tecnologia del tessuto non-tessuto.

Si tratta di presenze inedite nella storia industriale pistoiese, che peraltro costituiscono una componente rilevante dell’economia regionale, in grado di influenzare in modo significativo la struttura produttiva e occupazionale dei territori in cui risultano insediate, compreso il nostro, nel quale sono divenute parte del tessuto industriale e dei servizi ad alta intensità di capitale umano.

Accanto alle potenziali opportunità offerte in termini di accesso a reti globali, trasferimento tecnologico e creazione di lavoro qualificato, la presenza delle multinazionali introduce tematiche di non secondario rilievo per la politica pistoiese, con riguardo alla loro stabilità, all’effettiva capacità di generare ricadute durature per il sistema locale e alla qualità del lavoro attivato.

Per soffermarsi sulla multinazionale insediata nel territorio del Comune di Pistoia, Hitachi ha il profilo di un conglomerato globale che occupa oltre 250.000 persone, di cui 55.000 in Europa e quasi 5.000 in Italia; quattro sono i settori di attività prevalenti: il trasporto pubblico tramite Hitachi Rail, la produzione di energia anche rinnovabile tramite Hitachi Energy, le macchine movimento terra tramite Hitachi Construction Machinery e l’ICT tramite Hitachi Vantara.

Una grande impresa come Hitachi può avere interesse a collaborare con le istituzioni pubbliche e private locali e regionali per sviluppare sul territorio del Comune di Pistoia, oltre all’attuale sito produttivo, un Centro di ricerca e sperimentazione di progetti di mobilità urbana, con specifico riferimento alla ‘guida autonoma’, che appare ormai destinata a divenire anche in Europa1 una esperienza diffusa e cruciale persino per l’industria, destinata a promuovere nuove infrastrutture digitali, strade connesse, software interoperabili e idonei componenti elettroniche per i veicoli automatizzati. Un Centro per struttura e vocazione aperto alla collaborazione con il mondo industriale e accademico italiano e internazionale, come tale in grado di avvalersi di alte competenze scientifiche e tecniche e di formare ed attrarre nuove professionalità sul territorio pistoiese, suscitando nel contempo start up tecnologicamente avanzate, capaci di operare ben oltre il territorio locale.

Dal canto suo, promuovendo la costituzione del Centro, il Comune di Pistoia potrebbe assumere un ruolo di avanguardia nella Rete già attiva a livello europea (cui partecipano Comuni italiani, anche di dimensioni medie e piccole), con la opportunità di sperimentare nel proprio specifico e storico contesto urbano una concreta risposta alla diffusa e crescente richiesta di mobilità ecologica proveniente da estese fasce di popolazione anziana alla ricerca di facili, comodi e sicuri mezzi di spostamento giornalieri.

Un turismo immune alla “mostrite”

Accanto a quella industriale, sotto il profilo dello sviluppo economico può costituire ipotesi di lavoro un progetto dedicato ad una forma di turismo diversa dal cd. “turismo di corsa”, anzi immune alla malattia della ‘mostrite’, che provoca il consumo delle città e alimenta solo servizi a basso valore aggiunto, spesso di deludente qualità.

In effetti, sfruttando una posizione geografica invidiabile (30 km da Firenze, 50 Km dalla Versilia, 80 km d Pisa, 10 KM da Montecatini e 50 Km dall’Abetone) Pistoia può essere per l’intero anno meta di consistenti flussi di un turismo lento e sapiente, attratto dalle rare bellezze offerte da una città medievale ricca di storia e di tesori artistici e architettonici, da nuove ed autorevoli istituzioni culturali specializzate e da un sistema di accoglienza efficiente e diffuso, il tutto complessivamente inserito nell’ambito di un adeguato e innovativo Progetto Culturale.

Un nuovo distretto agro-alimentare

Una ulteriore ipotesi di lavoro può essere formulata sul sistema di imprese agroalimentari di Pistoia e provincia (Valdinievole e zone montane), che accolgono una varietà notevole di produzioni, in gran parte di alta qualità (ad es. olio IGP toscano, vino rosso e bianco, il vin santo DOC, fagiolo di Sorana, produzione dolciaria, ecc.) e una quantità altrettanto importante di imprese di trasformazione (ad es. lavorazione e conservazione di pesce, di carne, di frutta e ortaggi, di caffè, di cioccolato, ecc.).

Si tratta, all’evidenza, di un vero e proprio ‘distretto sommerso’, ovvero non censito in forma unitaria e, soprattutto, complessivamente non organizzato e coordinato come un’area di imprese finalizzata alla promozione di filiere locali, la valorizzazione di prodotti tipici e la tutela dell’ambiente. E’ tempo di farlo emergere con tutti i crismi come distretto agroalimentare di qualità, ponendolo a fianco dei ‘distretti’ tradizionali che ancora presidiano il territorio pistoiese, seppur con crescente difficoltà.

Ai sensi della normativa vigente sono riconosciuti dalla Regione Toscana e rientrano a livello nazionale tra i cd. “Distretti del Cibo” il Distretto Rurale della Valdinievole e la Strada dell’Olio dei Borghi e Castelli della Valdinievole, cui partecipano tutti gli 11 comuni della valle; diversi Comuni della stessa Valdinievole sono poi membri anche di altri distretti (Il Distretto Rurale della Montagna pistoiese, il Distretto Ornamentale vivaistico di Pistoia, la Strada del Vino del Montalbano). La partecipazione ai distretti consente di avvalersi delle agevolazioni e degli incentivi previsti dalle disposizioni nazionali e regionali in materia (contributi a fondo perduto su progetti collettivi; accesso a finanziamenti a tasso agevolato e specifici; attribuzione di un marchio di distretto; punteggi extra nei bandi; semplificazioni burocratiche etc…).

Vista la dinamicità che, specialmente in Valdinievole, caratterizza questo particolare settore produttivo e l’inquadramento “istituzionale” già ottenuto da alcuni soggetti presso Regione e MASAF, è lecito chiedersi se tale dinamicità sia ad oggi pienamente sfruttata o possa essere ulteriormente incentivata tramite forme avanzate di coordinamento imprenditoriale, in grado di facilitare concorrenzialità e internazionalizzazione del distretto .

Le risorse per attuare i cambiamenti infrastrutturali

In parallelo alle nostre ipotesi di lavoro deve svilupparsi la ricerca delle risorse necessarie a finanziare i progetti ritenuti idonei a favorire un processo di crescita duratura del territorio pistoiese.

Al riguardo, esse possono essere reperite, con scelte potenzialmente anche impopolari e per questo politicamente coraggiose: (a) tra gli svariati milioni di titoli di Entrate e di titoli di Spese del Comune di Pistoia; (b) fra i capitoli di spesa del bilancio della Regione Toscana; (c) nei vari piani e contributi europei.

E’, infine, necessario orientare in modo nuovo i flussi finanziari della Fondazione Caript affinché le ingenti risorse distribuite annualmente possano essere finalizzate al prioritario scopo della crescita economica della città capoluogo e della sua provincia.

La Fondazione, infatti, impiega ogni anno circa 14 milioni di euro sul territorio pistoiese, attraverso erogazioni o investimenti che talora appaiono improduttivi, inidonei a sostenere progetti ed obiettivi strategici ed infrastrutturali, che sono quelli che più di altri dovrebbero sostanziare la missione istituzionale della Fondazione, volta a coniugare sviluppo economico e utilità sociale.

1

Leggi anche

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome



ultime in provincia