PISTOIA – Nonostante la crescita dell’occupazione che ha caratterizzato gli ultimi due mesi dell’anno, la situazione femminile non migliora: restano immutati i gap di genere nel mercato del lavoro e le criticità strutturali che determinano la bassa partecipazione femminile.
E’ quanto evidenzia in un comunicato il Coordinamenti Donne Cgil e Spi Cgil Pistoia.
Mentre l’occupazione maschile recupera velocemente il difficilissimo periodo dell’esplosione della pandemia, quella femminile rimane al palo. A fine 2022, si contano 334.000 posti di lavoro in più rispetto a dicembre 2021. Ma di questi, 296.000 sono occupati da uomini e alle donne rimane un misero 11,3% (38.000 posti di lavoro).
Il gap di genere è infatti pari al 18% perché i tassi di occupazione di uomini e donne continuano a restare distanti (rispettivamente 69,5% e 51,4%). Il tasso di disoccupazione femminile è al 9,2% contro il 6,8% degli uomini e sono le giovani donne le più penalizzate: in questo caso si registra infatti un tasso di disoccupazione per le ragazze pari al 32,8%. Anche la sfera della non partecipazione vede ancora penalizzate le donne con un tasso di inattività del 43,3 % contro il 25,3% degli uomini. Non se la passano meglio le pensionate dato che nel nostro paese gli uomini hanno pensioni mediamente superiori del 35,8% rispetto alle donne.
“E questo avviene per almeno tre motivi: le donne lavorano per meno ore al giorno, vengono pagate meno e lavorano per meno anni (la metà degli uomini riceve infatti una pensione di anzianità, contro il 19% delle donne)” spiega il coordinamento.
I dati del 2022 mostrano ad esempio che il 49% dei contratti attivati a donne è a tempo parziale,contro il 26,2% di quelli agli uomini e che l’occupazione femminile è segregata proprio nei settori a bassa paga oraria.
“Da sottolineare un fenomeno relativamente nuovo, quello della discriminazione di genere: la tecnologia digitale non è neutra, per come funziona, per come viene prodotta, per come viene distribuita colpisce in modo pregnante, anche se non esclusivo, le donne perché gli algoritmi delle piattaforme digitali risentono del sistema di significati, stereotipi e pregiudizi di chi li ha costruiti. Ne deriva che nel mercato del lavoro digitale si riproducono esattamente gli atteggiamenti discriminatori che si riscontrano nei lavori tradizionali” continua il sindacato.
“E’ evidente che se non si innesca una rivoluzione culturale che modifichi, a partire dall’educazione, la catena di stereotipi e pregiudizi di genere, le differenze non verranno percepite come arricchimento. Se il lavoro di cura non verrà considerato come indispensabile alla riproduzione sociale oltre che a quella individuale, se le donne non entreranno nel mondo del lavoro in modo massiccio, cambiandone logiche e meccanismi, se non saranno messe in campo misure strutturali per modificare profondamente le dinamiche del nostro mercato del lavoro, le disuguaglianze di genere non potranno che acuirsi. Il mese di marzo sarà caratterizzato da iniziative sulle politiche di genere. Come accade da qualche anno, la giornata dell’8 marzo sarà dedicata alla memoria e alla valorizzazione del ruolo delle donne durante la Resistenza. Le iniziative successive riguarderanno invece l’attualità concentrandosi sulle disuguaglianze previdenziali, a partire dalla riforma di “opzione donna” e sulla rivoluzione delle donne in Iran”.







