mercoledì, Settembre 9, 2026

Pistoia, i Virtuosi Italiani in concerto a Palazzo Fabroni

PISTOIA – Giovedì 15 settembre (ore 21.15) nel suggestivo spazio del Giardino di Palazzo Fabroni si conclude la rassegna L’Antidoto, a cura di Daniele Giorgi, con un concerto di particolare pregio, in occasione del centenario della nascita di Jorio Vivarelli, uno dei maestri della scultura del Novecento, che vede la presenza de I Virtuosi Italiani, storico ensemble con oltre 30 anni di attività guidato dal primo violino Alberto Martini, assieme ad un interprete d’eccezione, il clarinettista Alessandro Carbonare.

La rassegna, inserita nel cartellone estivo “Spazi aperti” di Teatri di Pistoia, è realizzata con sostegno della Fondazione Caript e grazie alla collaborazione con la Fondazione Vivarelli ed I Musei Civici di Pistoia.

In caso di maltempo, il concerto si terrà al Piccolo Teatro Mauro Bolognini, in via del Presto 5.

Il concerto si presenta come un viaggio tra culture, musiche e tradizioni provenienti dai confini dell’Europa. L’apertura è con il più famoso dei compositori russi, Pëtr Il’ič Čajkovskij e il suo contemporaneo Ivan Vasilyevich Samarin, all’epoca famoso attore nonché insegnante di recitazione al Conservatorio di Mosca, a alla cui memoria è dedicata questa “Elegia” per archi.

A seguire, un’effervescente pagina cameristica del compositore tedesco Carl Maria von Weber, il Quintetto Op. 34 in si bemolle maggiore nella versione per clarinetto solista e orchestra d’archi, con interprete d’eccezione il clarinettista Alessandro Carbonare: in questo brano, il cui ispiratore e dedicatario fu Heinrich Baermann, considerato tra i più grandi esecutori del Romanticismo, il clarinetto non è solo il mezzo per esaltare il virtuosismo del solista, ma fornisce una ricca e intricata tessitura sulla quale si esprime l’intero insieme strumentale.

Ci sposteremo poi in area britannica, con la St. Paul Suite per orchestra d’archi, Op. 29 n. 2 di Gustav Holst, che attinge a melodie popolari inglesi e scozzesi e fu composta nel 1912 per gli studenti della St. Paul’s School, l’Istituto londinese di cui il compositore fu direttore musicale per un trentennio.

A conclusione del concerto, la Simple Symphony op. 4 scritta da un Benjamin Britten appena ventenne e divenuta poi popolarissima. Questa composizione giovanile vivace e fresca, confezionata per l’orchestra d’archi (originariamente una compagine amatoriale di Norwich), è una rilettura attualizzante della suite barocca, con richiami a immagini folkloristiche che si perdono nel tempo, ma anche una rivisitazione del passato creativo del compositore: presenta infatti non meno di otto idee tematiche concepite da Britten tra i nove e i dodici anni, che concorrono a costruire questa partitura di totale trasparenza, pervasa da un’ingenuità alla Nino Rota.

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