sabato, Settembre 5, 2026

Pistoia, il PD si fa la guerra. E gli elettori stanno a guardare

di Fabrizio Geri

Fabrizio Geri

PISTOIA – Dika contro Furfaro: mentre il centrosinistra dovrebbe costruire, continua a combattersi al proprio interno. Una guerra di correnti che rischia di trasformarsi nell’ennesimo autogol politico.
A Pistoia ormai la domanda non è più se ci sia una guerra interna al Partito Democratico. La domanda è quanto ancora possa durare prima che a pagarne il prezzo sia l’intero centrosinistra.
Perché quello che sta andando in scena in provincia di Pistoia è difficile da definire diversamente: uno scontro politico che vede contrapposti Dika e Furfaro e che restituisce l’immagine di un partito sempre più concentrato sulle proprie dinamiche interne e sempre meno capace di parlare ai cittadini.
Una pagina politica brutta. Brutta perché arriva in un momento nel quale ci sarebbe bisogno di unità, idee e capacità di governo. E invece il PD sembra ancora una volta preferire la guerra delle posizioni alla costruzione di una prospettiva.
Il problema, però, è che questa storia non nasce oggi.
Già alle recenti amministrative il quadro politico pistoiese era stato attraversato da scelte e manovre che hanno contribuito a renderlo ancora più instabile. Oggi quelle stesse tensioni sembrano ripresentarsi, quasi come se nulla fosse stato imparato.
E qui una domanda diventa inevitabile: chi sta davvero beneficiando di tutto questo?
Perché una cosa è il normale confronto politico. Un’altra è trasformare ogni discussione in una resa dei conti.
Nel frattempo, il centrosinistra perde tempo, energie e credibilità.
E non si può non guardare anche a chi, negli ultimi anni, è stato indicato come uno degli astri nascenti della politica toscana, l’enfant prodige cresciuto politicamente sotto la spinta di Eugenio Giani.
Quando qualcuno viene costruito come promessa politica, però, prima o poi arriva il momento di dimostrare di essere all’altezza delle aspettative.
Non basta avere visibilità. Non basta avere relazioni. Non basta essere protagonisti delle dinamiche interne.
Servono risultati.
E soprattutto serve la capacità di unire, non di dividere.
Perché se le proprie iniziative finiscono per alimentare tensioni, destabilizzare equilibri e aprire nuovi fronti all’interno dello stesso schieramento, forse sarebbe il caso di fermarsi e riflettere.
Non sempre il problema sono gli altri.
A volte il problema può essere il modo in cui si è scelto di fare politica.
Ed è forse proprio questa la riflessione che oggi manca.
Prima di occuparsi degli equilibri altrui, sarebbe utile occuparsi dei propri. Prima di indicare la strada agli altri, sarebbe opportuno spiegare quale strada si è percorsa e dove ha portato.
Perché la politica non è soltanto conquistare spazio.
È saperlo utilizzare per costruire qualcosa.
E il PD pistoiese, visto da fuori, oggi sembra costruire soprattutto nuove divisioni.
Dika e Furfaro possono continuare a contendersi il campo. Le correnti possono continuare a misurarsi. Le strategie possono continuare a cambiare.
Ma c’è una cosa che non dovrebbe cambiare: il rispetto per gli elettori.
Perché gli elettori possono anche assistere in silenzio alle guerre interne dei partiti.
Ma alle urne, prima o poi, presentano il conto.

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