lunedì, Aprile 6, 2026

Pistoia, la Bottega dei Vini: una storia lunga 100 anni

di Beatrice Beneforti

PISTOIA – Una storia lunga cento anni, una storia di una famiglia pistoiese: Donatella Becagli, di suo padre Bruno, di suo zio Riccardo e di suo nonno Dino.

E Dino, nel 1922 aprì quella che era la bettola di via del can bianco 52.

Donatella questo nonno lo ha conosciuto poco, morì quando lei aveva solo cinque anni e ci racconta un po’ di suo padre dal quale ha assimilato la dignità del lavoro svolto onestamente.

Donatella con sua figlia Virginia (foto Beatrice Beneforti)

Donatella, adesso unica proprietaria di quella che ora è la “Bottega dei Vini”, tutte le mattine, esclusa la domenica, si alza, si prepara, attraversa via del can bianco e alle sei e mezzo apre la sua bottega dove rimane fino alle diciannove.

Non è sempre stato così, ovviamente.

Dopo il nonno Dino, la gestione la prese in mano lo zio e poi suo padre con il quale lei ha lavorato fino a pochi anni fa.

Lei voleva fin dall’inizio lavorare con il vino, con la cucina e con le storie degli altri ma suo padre le disse che prima di lavorare in proprio doveva sapere cosa volesse dire essere dipendente e lei lo ha ascoltato.

A 23 anni diventa madre della sua gioia più grande, Virginia.

“Grazie ai miei genitori io potevo crescere mia figlia in modo sereno, lavorando quando lei andava all’asilo e a scuola. Adesso sono nonna di tre bellissimi bambini e passo tutta la mia giornata qui dentro ma cerco sempre di non portarmi il lavoro a casa: quando c’è da lavorare, lavoro ma quando sono a casa o con i miei amici e la mia famiglia, non posso pensare al bar.”

Donatella ha sempre curato la sua bottega centenaria diventata nel tempo una bottega di vini.

“Io sono cresciuta con il vino, nel senso che fa parte della nostra abitudine alimentare e culturale. Il vino in tavola non manca mai e qui lo vendo. Ad un certo punto della mia vita ho scelto di studiare in una scuola di sommelier dove poi mi sono diplomata, a Montecatini, per essere in grado di conoscere ciò che vendo: non mi piace la mediocrità. Poi l’attività del bar ha preso il sopravvento e ho investito meno sui vini ma quelli ci sono sempre. La cucina dice molto di ciò che sei. Penso che da quello che una persona mangia e beve si possa capire tanto della sua personalità e questo mi ha sempre affascinata. Le storie degli altri, le vite degli altri, si ritrovano tutte a tavola e al bar e io non potevo chiedere di più dalla vita”.

Entrando nella bottega i clienti troveranno sempre lei che legge, che sorride, che lavora e che li accoglie ed è per questo che quelli più storici le sono tanto affezionati.

“Fare il caffè e fare aperitivi è il meno, il vero lavoro è curare e prestare attenzione a ogni persona che sceglie di entrare qui dentro” ha ripetuto più volte durante la nostra intervista.

Donatella osserva i suoi clienti, li fa entrare nella sua storia, nella sua bottega che ha compiuto 100 anni.

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