PISTOIA – Maggiori assunzioni, più investimenti nel settore per recuperare i tagli degli ultimi 30 anni e ridurre il rapporto dottore -pazienti a 1 a 1000. E poi, centralità del territorio e una revisione del percorso universitario per i medici per una maggiore integrazione nel sistema pubblico.
Sono queste le proposte mosse dallo Spi Cgil di Pistoia per riqualificare e dare nuova linfa al sistema sanitario pubblico.
La dichiarazione arriva a seguito della posizione espressa dalla Asl, ieri, sulla questione delle sostituzioni di due medici pensionandi a Quarrata, sollevata in precedenza dal sindaco Mazzanti, nella quale l’azienda sottolineava la difficoltà nel trovare dei sostituti e proponeva, eventualmente, di innalzare il numero degli assistiti per ogni medico a 1800.

”A noi sembra che ogni volta si rincorra l’emergenza senza aggredire alla base il problema e continuando a prospettare soluzioni/tampone che però non risolvono molto – dichiara Andrea Brachi segretario dello Spi Cgil -. Chiediamo da tempo a chi è chiamato a gestire questa situazione quali altre soluzioni concrete e definitive intende attuare perché la sostituzione dei medici di famiglia e pediatri avvenga in tempi certi e senza lasciare vuoti inaccettabili”, prosegue.
”Di fronte a questi disservizi continuiamo a leggere proclami di politici, parlamentari, ministri, assessori regionali, consiglieri regionali che invitano a potenziare le Case di Comunità, l’assistenza domiciliare, il territorio. Tutti a dire che la sanità territoriale è la soluzione al problema. Già, Società della Salute, Case della Salute, infermieri di comunità, letti di cure intermedie, telemedicina…tutte cose (sacrosante) che troviamo scritte nei vari piani sociosanitari approvati dalla Regione Toscana negli ultimi 15 anni”.
Insomma, il segretario sembra mettere in luce un profondo contrasto tra quanto dichiarato – e scritto nei piani sociosanitari – e una realtà di fatto carente e disarticolata.
”E’ il momento di scelte coraggiose, di recuperare i ritardi e correggere gli errori commessi anche in Toscana – ribadisce. Possiamo provare, se non sbagliamo, a rendere esigibile il diritto alla salute delle persone in ogni fase della loro vita”.

”Siamo convinti – spiega – che occorra una maggior integrazione dei medici nel sistema sanitario pubblico. Credo inoltre che la presenza dei medici di famiglia e dei pediatri dentro le Case della Salute sia necessaria e non rinviabile e non può continuare ad essere un optional”. E’ in questo senso che occorrono cambiamenti sistematici, dal piano formativo a quello contrattuale. ”Bisogna insistere – dice – perché la medicina generale diventi una specialità identica a tutte le altre, che le modalità di accesso siano le stesse di quelle previste per il restante personale del SSN e che pur mantenendo alcune specificità, il contratto sia quello del personale dipendente. Una vera rivoluzione indispensabile per dare risposte adeguate ai cittadini e prepararci al meglio alle altre emergenze che verranno”.
”Insomma – conclude – occorre mettere in campo, una vera è propria inversione di tendenza. Ma occorre passare dalle parole ai fatti. La frattura che si è creata con tanti cittadini è superabile solo se si modificherà (in meglio) il Servizio sanitario pubblico”. Ciò al fine di garantire un trattamento sanitario universale, senza il rischio di creare discriminazioni.










