PISTOIA – Millequattrocento opere, tredici sale a tema che raccontano trent‘anni della vita artistica di Enrico Sottsass, in una mostra che si inaugura domani a Palazzo Buontalenti a cura di Enrico Morteo.
L’inaugurazione sarà preceduta da un incontro alle 11 al Saloncino della Musica di Palazzo dee’ Rossi, sede della Fondazione Caript, con una conversazione del curatore Morteo in dialogo con Marco Sammicheli per un approfondimento della mostra “La galassia di un pianeta fresco”.
“Io sono un architetto”, autodefinizione dell’artista e titolo della mostra, una autodefinizione riduttiva rispetto alla varietà di interessi e realizzazioni che l’autore ha sviluppato in trent’anni di carriera, definito artista totale.

A presentare l’imponente mostra sono intervenuti il presidente della Fondazione Caript Luca Gori, il presidente di Pistoia Musei Antonio Marrese, Michele Coppola di Intesa Sanpaolo, Monica Preti direttrice di Pistoia Musei, l’assessore alla Cultura Benedetta Menichelli. Presente anche Rosanna Cappelli, amministratrice delegata di Electa, la casa editrice recentemente acquisita da Intesa Sanpaolo che ha curato la stampa del voluminoso catalogo che riunisce un’ampia selezione del lavoro di Sottsass dal 1945 al 1975.
La mostra, come ha ricordato Luca Gori, si inserisce nel percorso di Fondazione Caript e Fondazione Pistoia Musei tesa a promuovere la crescita culturale del territorio.
Concetto ripreso dal presidente Marrese il quale ha sottolineato come ad un anno dalla mostra su Buren, oggi siamo a rendere omaggio a un personaggio che ha avuto forti legami con Pistoia e la Toscana dove, per dirlo con le parole di Monica Preti, per Sottsass diventò un “laboratorio concreto tra industria, artigianato e paesaggio che ci permette di leggere il suo lavoro che tiene insieme cultura materiale e visione”.
Sottsass collaborò con Poltronova di Agliana, Bitossi ceramiche a Montelupo, Olivetti a Pisa, in un territorio “capace di unire tradizione artigiana, sperimentazione della materia oltre che dell’architettura”.
Il materiale della mostra proviene dal fondo del CSAC (Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma ed altri prestiti con disegni, pitture, documenti, molti dei quali inediti. Su questo particolare è stato detto che chi vuol vedere questa mostra deve venire a Pistoia perché non sarà replicata in altro luogo.

Scorrendo rapidamente le sale troviamo, iniziando dalla prima, “progetto con luce e colore: l’invenzione di un alfabeto virtuale”, un terreno di ricerca per forgiare gli strumenti e la grammatica visiva di nuovi linguaggi formali. Si passa poi a “progettare con le mani: esercizi di composizione” dove l‘autore tenta di ricondurre il disegno a forme semplici.
La quarta sala racconta la centralità della casa con “progettare le superfici: l’interno come laboratorio”. Procedendo troviamo “progettare con i dubbi, oltrepassare il razionalismo: l’architettura in discussione” dove viene messa in discussione la rigidità del progetto razionalista preferendo usare la luce per creare volume e la capacità delle ombre per cerare profondità.
“Progettare con gentilezza e provocazione: il design come alternativa”, che troviamo nella sesta sala, ci racconta il suo modo di intendere la creazione artistica che sperimentò alla Poltronova dove il proprietario Sergio Cammilli, nel 1956, lo chiamò come direttore artistico.
La settima sala ci fa capire il suo rapporto con la morte dopo un viaggio in India. Qui è illustrato “Progettare con la morte, la riconoscenza, la speranza: strumenti per cerimonie individuali”. La Sala 8 è “Progettare con l’ignoto: il nuovo paesaggio della tecnologia”, riferito alla sua lunga esperienza con Olivetti dove ebbe la responsabilità del design della nuova divisione elettronica dell’azienda di Ivrea (da ricordare che in quegli anni l’Olivetti era all’avanguardia nella costruzione di computer).
La Sala 9 ci introduce a “Progettare l’ufficio: la scena del lavoro”, ancora un’esperienza con Olivetti dove insieme all’ergonomia per il confort nel lavoro sedentario si sposava con il colore come elemento di qualità degli ambienti.
La Sala 10 ci porta negli anni Settanta con “Progettare il rito: oggetti a reazione simbolica”, nella quale l’autore immagina oggetti che costringano a pensare abbandonando l’utilità pratica per attivare forme di provocazione.
Nella sala 11 troviamo “Progettare un pensiero radicale: agire il corpo e l’utopia, riflessione” che gli viene ispirata dalle sperimentazioni della Beat Generation americana.
“Progettare con i sensi e con lo spazio: Italy. The new Domestic Landscape” è il racconto della Sala 12 che nasce da un invito per la mostra di Emilio Ambaz al MOMA di New York, è il 1972, e nella quale presenta un progetto che smonta ogni possibile relazione fra la struttura, lo spazio domestico e le forme dell’abitare in una concezione di vita precaria e nomade.
Infine la Sala 13 con “Progettare con il vuoto: preparare il futuro”, quando Sottsass prende le distanze dal mondo che aveva disegnato per definire un ipotetico campo d’azione per arrivare a pochi segni d’azione utilizzando materiali poveri ed essenziali.

Insomma, quest’ampia retrospettiva traccia l’identità di questo pittore, grafico, editore, fotografo, come lo ha definito il curatore Enrico Morteo, e rappresenta una figura cardine del design e dell’architettura italiana del Novecento
Durante l‘apertura della mostra, visitabile dal mercoledì alla domenica fino al 26 luglio, ci saranno cinque appuntamenti presso il Saloncino della Musica a Palazzo de’ Rossi. Ci saranno visite guidate per gruppi e incontri con le scuole dall’infanzia sino alle primarie e secondarie di primo e secondo grado.
Le attività per e con il pubblico si possono trovare su: edu@pistoiamusei.it.










