PISTOIA – Secondo la Fp Cgil, le carenze di personale per Pistoia, rispetto a quanto ritenuto necessario dal piano delle assunzioni dell’anno 2021, sono di 40 infermieri, 20 medici, 5 operatori socio sanitari e 60 tecnici sanitari oltre una quindicina di amministrativi. A questi si sommano 20 professionisti sanitari che non hanno aderito all’obbligo vaccinale e quindi sono già stati sospesi, altri sono in via di sospensione, fino al 31 dicembre 2021.
Per questo motivo le organizzazioni sindacali della Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno comunicato alla Asl Toscana Centro e alle Prefetture di Firenze, Prato e Pistoia la proclamazione dello stato di agitazione del personale della sanità pubblica.
Che potrebbe sfociare in uno sciopero qualora non si rimuovesse il blocco delle assunzioni deliberato dalla Regione Toscana e subito applicato dalla Asl.
“La vertenza per rilanciare il piano occupazionale stabilito a inizio anno e giustificato dal Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale sottoscritto tra Governo, Cgil, Cisl e Uil è a favore dei professionisti sanitari, oramai esausti per l’eccesso dei carichi di lavoro e la drammaticità epidemiologica. Ma – secondo Massimo Ciuti della Fp Cgil di Pistoia e Prato – è anche a tutela dei servizi e dei cittadini che richiedono salute, assistenza e cura”.
La mancanza di infermieri, medici, operatori socio sanitari e tecnici si evidenzia soprattutto nel periodo estivo, ricorda il sindacalista, “quello che combacia con l’obbligo di far fruire le ferie agli operatori sanitari. Anche questa estate si è chiuso un posto letto su quattro disponibili tra il San Iacopo e tutti gli altri presidi provinciali. Eppure il covid è ancora presente e diffuso e le liste di attesa si allungano”.
Per Ciuti il costo del personale nella Asl Toscana Centro nel 2019 non ha sopravanzato i 735 milioni di euro, ovvero meno di un quarto della spesa complessiva.
“Per rendere l’idea dell’assurdità della misura del taglio delle assunzioni di personale sanitario basta citare la spesa per l’acquisto di servizi sanitari dalla sanità privata e dalle Residenze per anziani, dall’industria farmaceutica, dalle associazioni che si occupano di trasporto sanitario che sopravanza il miliardo e mezzo di euro. Scegliere di tagliare, per motivi di tenuta dei bilanci, sul personale sanitario, in piena fase pandemica e con le liste di attesa in evidente sofferenza, appare irrazionale e miope”.
Per i sindacati i servizi sanitari sono a rischio di chiusura “basti pensare a quanti operatori sono ancora impiegati e che si sono specializzati per il contrasto al covid, come le vaccinazioni e i tracciamenti, e per la cura di coloro che sono stati colpiti dal virus. Di ciò ne soffrono altri reparti e altri servizi come quelli della chirurgia, degli ambulatori, della prevenzione, dei servizi distrettuali e territoriali”.







