mercoledì, Settembre 9, 2026

Prato Rosello, la “città dei morti” degli antichi Etruschi

ARTIMINO – Una necropoli di tumuli immersa nel verde delle colline del Montalbano, testimonianza della presenza etrusca in queste aree e fonte preziosa di oggetti cultuali e di vita quotidiana degli antichi Etruschi.

È la “città dei morti” di Prato Rosello, non lontano da Artimino, oggi inclusa tra i siti del Parco Archeologico di Carmignano insieme al Museo Archeologico “Francesco Nicosia” di Artimino, il Tumulo di Montefortini e la Tomba dei Boschetti a Comeana e l’area sacra di Pietramarina al Pinone.

Un antico tumulo etrusco e alcune immagini della necropoli di Prato Rosello presso Artimino, immersa nel verde della natura del Montalbano (fotografie di Andrea Capecchi)

Una ricchezza storica e archeologica giustamente preservata e valorizzata anche grazie alla nascita del “sentiero degli Etruschi” da Volterra a Fiesole, un itinerario escursionistico che collega questi due centri toscani di fondazione etrusca, un tempo facenti parti della sua dodecapoli, e che tocca nel suo percorso alcuni insediamenti riconducibili alla presenza e al popolamento etrusco.

L’area di Carmignano e più in generale quella del Montalbano pratese possono infatti vantare un’antropizzazione antichissima, risalente addirittura all’età del bronzo, per poi essere interessate da una notevole fioritura dal punto di vista economico e culturale durante il periodo di dominazione etrusca, e in particolare nell’età orientalizzante (circa 720-580 a. C.): una vivacità e uno sviluppo attestati dai numerosi reperti ritrovati nei corredi funerari delle tombe delle necropoli sparse sul territorio, che rivelano non solo l’elevato grado di abilità raggiunta dagli artigiani etruschi nella lavorazione dei metalli, ma anche il ruolo fondamentale dei commerci e degli scambi culturali con le altre popolazioni italiche delle aree interne e soprattutto con coloni greci e cartaginesi lungo le sponde del Tirreno.

Quello etrusco fu infatti uno spazio estremamente fluido, crocevia di scambi commerciali e contatti culturali che caratterizzarono questo popolo sia nel periodo di formazione delle città-Stato, sia durante l’apogeo del VI secolo a .C. e la successiva decadenza. L’Etruria storica, territorio delimitato dai confini naturali dei fiumi Tevere e Arno, si trovava in una posizione centrale e strategica nella geografia dell’Italia preromana, autentico “mosaico di popoli”, e costituiva il punto di passaggio obbligato tra le fertili aree costiere del Lazio e della Campania e la pianura padana, quest’ultima in buona parte occupata dagli stessi Etruschi a partire dall’VIII secolo a. C. per il controllo delle vie commerciali.

Il Montalbano rappresentava quindi una sorta di “area di confine” settentrionale della dodecapoli etrusca, favorevole all’insediamento dal punto di vista morfologico e climatico, ricco di risorse, in posizione strategica per il controllo delle piane dell’Arno e dell’Ombrone, nonchè luogo di transito da Fiesole verso Volterra e il porto di Populonia.

Lasciata l’auto presso il borgo di Artimino, davanti al cancello della Villa Medicea si svolta a destra e si percorre un tratto della strada in direzione di Poggio alla Malva, scendendo tra cipressi e uliveti e potendo ammirare alla nostra destra il panorama che spazia sulla vallata verdeggiante tra il poggio di Artimino e, più sotto, la valle dell’Arno.

Al primo bivio si gira a sinistra su una strada sterrata e chiusa al traffico automobilistico dei non addetti ai lavori e, sempre seguendo le indicazioni dei cartelli del Parco, si percorre questo sentiero per circa un chilometro; è un percorso facile, in alcuni tratti in leggera discesa, immerso nel verde della boscaglia e della macchia mediterranea che ricoprono il colle sovrastante Poggio alla Malva, e dove il paesaggio degli oliveti e dei vigneti tipici del Montalbano cede il passo a uno scenario boschivo e naturale.

Dopo circa un quarto d’ora di passeggiata si arriva a uno spiazzo, la strada si biforca in una sorta di radura da cui, oltre la vegetazione, si incominciano già a intravedere i lineamenti dei tumuli etruschi, dalla caratteristica forma emisferica.

Siamo arrivati a Prato Rosello, area sepolcrale risalente a un periodo compreso tra la fine dell’VIII e il VI secolo a. C., identificata nel 1966 e oggetto negli anni successivi di numerose campagne di scavi archeologici che hanno permesso non solo di definire la zona della necropoli e contrassegnare i suoi tumuli, ma anche di riportare alla luce una serie di oggetti in ceramica o in metallo facenti parte dei corredi funerari.

Si tratta di oggetti sia connessi ai cerimoniali e ai riti funebri, che prevedevano una ritualità molto complessa proprio a causa dell’importanza dei culti religiosi e della vita nell’aldilà presso gli Etruschi, sia facenti parte dell’uso quotidiano, e che erano stati posti nelle camere funerarie proprio perché dovevano accompagnare il defunto nell’aldilà nella sua successiva vita ultraterrena, in maniera non troppo dissimile da quanto avveniva presso altre civiltà mediterranee come gli antichi Egizi. Tali reperti sono oggi esposti presso il Museo Archeologico di Artimino, situato proprio all’ingresso del borgo fortificato.

Ma tornando alla necropoli, essa è estesa su un’area boschiva, digradante verso la valle nel punto della confluenza tra Arno e Ombrone, segnata da alcuni sentieri scavati nella roccia viva attorno ai quali sorgono i tumuli “ritrovati”, di forma circolare e che appaiono al visitatore come piccole “montagnole” ricoperte da vegetazione e con ingresso laterale. Le tombe di Prato Rosello sono certamente di dimensioni minori rispetto a quelle più note delle grandi necropoli etrusche di Populonia o della Banditaccia di Cerveteri, ma non per questo risultano meno significative per comprendere le architetture funerarie e le tecniche di sepoltura adottate dalle comunità etrusche stanziate sul Montalbano in questi due secoli.

Tra i numerosi tumuli scavati, se ne segnalano cinque più importanti (denominati con le lettere alfabetiche A, B, C, X, Z) caratterizzati dalla presenza di un corridoio di ingresso che immette in una tomba “a camera” solitamente a pianta rettangolare, pavimentata con una massicciata e con le pareti a lastre sovrapposte. Qui sono stati ritrovati corredi funerari costituiti da cinerei, incensieri, vasi in bucchero per la conservazione di olii e unguenti, vasellame in terracotta decorata per il banchetto funebre, oggetti in metallo facenti parte del vestiario e dell’abbigliamento del defunto.

Particolarmente interessante è stato il corredo rinvenuto in una tomba “a pozzo” all’interno del tumulo B, risalente all’inizio del VII secolo a. C. e detta anche “tomba del guerriero” per il ritrovamento di una punta di lancia in ferro, un pettorale in bronzo e una spada di ferro che hanno permesso di identificare il defunto come un membro dell’aristocrazia militare etrusca.

Passeggiare fra i tumuli di Prato Rosello, inseriti in un bellissimo scenario naturalistico, significa non solo visitare la “città dei morti” degli Etruschi ma anche camminare nella storia alla scoperta dei nostri “antenati” e dei più antichi abitatori di queste zone.

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1 commento

  1. Il Montalbano non è mai stato un confine dell’Etruria settentrionale. Tutt’altro. Il suo territorio era sicuramente inserito nel sistema della viabilità che dal mar Tirreno arrivava all’Adriatico. Merci che arrivavano via mare ai porti dell’area volterrana e pisana proseguivano per terra e via acqua sino in prossimità della Gonfolina e nella stagione adatta non è impensabile che arrivassero anche via Ombrone e Bisenzio nella piana pratese. Per poi proseguire verso il nord e verso l’Adriatico col porto di Spina. E viceversa. Come ha ipotizzato il defunto prof. Camporeale, l’economia dell’aristocrazia locale non derivava solo dal lavoro agricolo ma può anche essere derivata dal controllo del territorio e dal far pagare una sorta di pedaggio alle merci in transito. In cambio di sicurezza e mantenimento degli itinerari. Sino al sorgere di una sorta di media borghesia che ha organizzato la costruzione della città di Gonfienti, quando il potere aristocratico dell’orientalizzante è venuto ad indebolirsi.

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